Sulle ginocchia. Pio La Torre, una storia

La prima presentazione a Palermo il 30 aprile, in occasione dell'anniversario della morte

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Pio La Torre era un politico siciliano. Sindacalista, iscritto al PCI, per tutta la vita aveva lottato in difesa degli ultimi, dei braccianti, per poi approdare in Parlamento a denunciare e a dare un nome un cognome e dei volti alla mafia.

La stessa mafia che il 30 aprile 1982, lo freddò mentre era al volante della sua macchina assieme a Rosario Di Salvo. Mafiosi che vennero condannati solo nel 1995, dopo anni di indagini: Salvatore Riina, Michele Greco, Bernardo Brusca, Bernardo Provenzano, Giuseppe Calò, Francesco Madonia e Nenè Geraci.

Il 30 aprile cadrà l’anniversario dell'assassinio e per ricordarlo Melampo editore pubblica "sulle ginocchia. Pio La Torre, una storia", in uscita domani, 27 aprile e scritto da un testimone d’eccezione, suo figlio Franco La Torre, ora dirigente dell'associazione Libera.

Sulle ginocchia. Pio La Torre, una storia

Il libro delinea un ritratto di quest'uomo, figlio di braccianti, sindacalista, pacifista, parlamentare comunista. Grande conoscitore dei patti oscuri tra potere mafioso e pezzi dello Stato, non aveva paura di fare i nomi e i cognomi dei politici conniventi, e ha pagato con la vita la sua proposta: la legge sul reato di associazione mafiosa (il noto art. 416 bis) e sulla confisca dei beni alla criminalità organizzata.

La prima presentazione del libro si terrà proprio a Palermo, il 30 aprile presso un bene confiscato alla mafia, che ora ospita la Bottega "I sapori e i saperi della legalità" di Libera, in piazza Castelnuovo 13. Saranno presenti insieme all'autore: Nino Di Matteo, magistrato, Umberto Di Maggio, coordinatore di Libera in Sicilia, e Vito Lo Monaco, presidente del Centro Studi Pio La Torre.

Ecco un estratto del libro:

Se mi chiedete come abbia raggiunto, l’indomani, piazza Politeama, dove si sono tenuti i funerali, non saprei cosa rispondervi. So solo che mi sono ritrovato lì, dove si andava radunando tanta gente, mentre si aspettava il corteo vero e proprio. In mezzo alla folla è emersa zia Ninetta, la moglie di zio Luigi, l’unico dei fratelli maschi rimasto a Palermo.
Nessuna traccia nella memoria.
Ancora abbracci, parole sussurrate, volti rigati dalle lacrime. Le autorità sul palco, le bare di Rosario e di mio padre davanti, e i discorsi che si susseguono e la folla che applaude, tranne quando fischia quell’autorità, che non ha sentito la vergogna e ha scelto di non tacere.
Vuoto di memoria

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