Un misterioso sgomento del vivere, poesia di Camillo Sbarbaro

Angusto il mondo di Camillo Sbarbaro nella poesia “Un misterioso sgomento del vivere” che si parla di natura e del rapporto con l'alterità

Ci sono momenti della vita in cui la presenza dell’alterità è percepita in modo intenso. Alcuni poeti declinano tale realtà con sentimenti religiosi – si pensi a Clemente Rebora – altri la vivono un po’ come un assillo, come succedere in questa lirica di Camillo Sbarbaro, grande poeta del secolo scorso, dal titolo Un misterioso sgomento del vivere:

Talor, mentre cammino solo al sole
e guardo coi miei occhi chiari il mondo
ove tutto m'appar come fraterno,
l'aria la luce il fil d'erba l'insetto,
un improvviso gelo al cor mi coglie.
Un cieco mi par d'essere, seduto
sopra la sponda d'un immenso fiume.
Scorrono sotto l'acque vorticose.
Ma non le vede lui: il poco sole
ei si prende beato. E se gli giunge
talora mormorio d'acque, lo crede
ronzio d'orecchi illusi.
Perché a me par, vivendo questa mia
povera vita, un'altra rasentarne
come nel sonno, e che quel sonno sia
la mia vita presente.
Come uno smarrimento allor mi coglie,
uno sgomento pueril.
Mi seggo
tutto solo sul ciglio della strada,
guardo il misero mio angusto mondo
e carezzo con man che trema l'erba.

Camillo Sbarbaro, ligure di Santa Margherita, nacque nel 1888 e fu dovente e traduttore dal greco, nonché collezionista d’erbe e licheni a Spotorno (scrisse: “L’erbario è per me… una raccolta di ricordi, di passeggiate fatte, di luoghi dove fui una volta”). A Spotorno (Savona) visse con la sorella Lina fino alla morte nel 1967. Di lui Eugenio Montale disse: “La sorte gli aveva concesso il dono dell’espressione e tanto gli bastava…”.

Un misterioso sgomento del vivere, poesia di Camillo Sbarbaro

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