David Irving e le polemiche sul libro "La guerra di Hitler"

La guerra di Hitler, uno dei testi degli anni'70 più in voga fra i "negazionisti" di allora (e di oggi) purtroppo, della tragedia dell'Olocausto. L'autore, David Irving, però ha cambiato idea...

“Io non posso accettare l'idea (...) che non esista nessun documento firmato da Hitler, Himmler o Heydrich che parli dello sterminio degli ebrei". Così David Irving, saggista britannico, scriveva nella prima edizione di La guerra di Hitler, libro pubblicato nel 1977 ma arrivato in Italia solo nel 2001.

La frase citata, fu però in seguito espunta dalle edizioni successive del libro, nelle quali l'autore fece un passaggio ulteriore – sempre più vicino alle emergenti tesi “negazioniste” di allora.

La tesi diventò – nelle edizioni successive - che visto che nei migliaia di documenti dell'epoca analizzati non era reperibile a suo dire nessuna prova che attestasse che Hitler era a conoscenza dei campi di sterminio, questo voleva dire che lui non ne sapeva nulla. E ancora peggio – passaggio ulteriore – che questo “Olocausto” non c'era in realtà mai stato.

campo-sterminio

E così nell'edizione del libro del 1991, Irving eliminò ogni passaggio che si riferisse ai campi di sterminio tedeschi.  E i campi fotografati, documentati, le testimonianze e le piaghe dei reduci? Se l'Olocausto c'era stato, questo era dipeso da un piano di Heinrich Himmler e Reinhard Heydrich, che avrebbero tenuto all'oscuro di tutto Hitler fino alla fine del 1943.

Polemiche e schieramenti opposti sulla questione si concentrarono naturalmente in due opposte fazioni “pro” e “contro” Irving. La cui notorietà e il cui attivismo in circoli culturali e conferenze furono bruscamente stoppati nel 2005, quando fu arrestato in Austria sulla base di un mandato spiccato nel 1989 per sospetta violazione del paragrafo 3 della legge austriaca contro il "revivalismo" nazista.

Condannato a tre anni, dopo aver scontato un terzo della pena, venne rilasciato nel 2006. Nel frattempo, aveva rivisto pubblicamente le sue tesi negazioniste. Già precedentemente, aveva perso la causa contro Deborah Lipstadt, su posizione opposte alle sue, che aveva rivolto parole pesanti nei confronti Irving nel suo libro Denying the Holocaust. Si rivelò un clamoroso autogol per lui, che l'aveva querelata per diffamazione.

Ultimamente, nel 2009, ha fatto notizia la sua decisione – anche per le crescenti difficoltà economiche, evidentemente - di mettere all'asta cimeli del Terzo Reich, fra i quali una ciocca di capelli e frammenti ossei del Führer e di Eva Braun, e un bastone da passeggio del dittatore.

"All’inizio il giudizio sul movimento guidato da Hitler può essere assolutamente positivo sotto molti aspetti economici e sociali, poi alla fine è completamente uscito fuori controllo e il giudizio è senza dubbio negativo – aveva dichiarato in un'intervista all'Ansa mentre era ancora in carcere in Austria -. Non mi sono mai fidato delle opere conformistiche, ma mi sono sempre basato per i miei trenta libri sulle mie ricerche compiute durante dieci anni, e ora sono arrivato alla conclusione che l’Olocausto c’è stato”. Deo gratias.

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