No Tav, Erri De Luca e il processo alla libertà d'espressione

Al via il processo allo scrittore napoletano accusato di istigazione a delinquere sulle vicende No Tav

Je suis Charlie, si gridava fino a qualche giorno fa in ogni parte del mondo per difendere la libertà di satira, in particolare, e d'espressione in genere dopo gli attentati terroristici al settimanale francese Charlie Hebdo.

E' sembrato normale, quindi, ai tanti che assistono oggi al processo che vede indagato lo scrittore Erri De Luca, presentarsi con dei cartelli con su scritto "Je suis Errì", francesizzando il nome dello scrittore napoletano.Perchè per loro, come per molti, Erri De Luca è un simbolo di quella libertà d'espressione che molti politici e intelettuali sventolano ma che poi effettivamente in pochi difendono o tutelano.

Così stamattina Erri De Luca si è presentato in Tribunale. L'accusa è di istigazione a delinquere, in merito ad una sua dichiarazione pronunciata nel settembre del 2010. La frase che lo ha portato a questa situazione si riferisce ad un suo commento in merito alle vicende della Tav e del movimento No Tav. "La Tav va sabotata", disse lo scrittore napoletano ai giornali che gli avevano chiesto un suo parere sugli scontri e i sabotaggi che avvenivano in quel periodo nei cantieri dell'Alta velocità. Una frase che secondo l'accusa, detta da un personaggio influente come De Luca, avrebbe incoraggiato a fare ulteriori atti illeciti, creando danni al cantiere. Per questo motivo Ltf, la società che gestisce i lavori, aveva denunciato lo scrittore per istigazione a delinquere, portandolo oggi davanti al banco degli imputati.

Una frase di cui De Luca non si pente assolutamente, ma che anzi continua a ripetere:

"Conosco bene il significato della parola sabotaggio, l’ho praticato qui a Torino, negli anni Ottanta. Per 37 giorni e 37 notti sono stato alla Fiat Mirafiori, dove con gli operai abbiamo bloccato la produzione. Il verbo sabotare è nobile,  ha un significato molto più ampio dello scassamento di qualcosa. Lo usava anche Gandhi. Io sostengo che la Tav vada sabotata. Anche un ostruzionismo parlamentare è un sabotaggio rispetto a un disegno di legge. Ma quello che riconoscono a me, non lo riconoscono a Bossi o Berlusconi. Eppure io valgo per uno. Non ho un partito. Non ho una sezione in cui andare a sobillare. Non sono aderente a nulla. Io sono un cittadino della Val di Susa".

La difesa

dello scrittore si oppone all'accusa, che parla di "processo sulla colpa d’autore", un processo "di propaganda politica contro il movimento No Tav" e soprattutto di un processo contro la libertà d'espressione: "Tutti i temi sensibili, in cui c’è confitto, non sopportano la libertà di espressione del pensiero".

ITALY-ENVIRONMENT-WRITER-TRIAL-TRAIN

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

  • shares
  • Mail