"Cento Giorni sul Comò" di Pino Tossici


"Cento Giorni sul Comò" di Pino Tossici, con post-fazione di Duccio Demetrio della Libera Università dell’autobiografia di Anghiari, nel seno del quale il suddetto testo ha visto la luce, è una saporita disquisizione autobiografica animata da una singolare e piacevolissima vis comica. Vi si trova un condensato dell'esistenza del giovane Tossici, diviso tra ricordi romanzati e pezzi di cruda realtà personale, poesie in latino e buffi soprannomi. E se il nostro eroe dall'equivoco cognome, idolo della PAGS ( alias premiata associazione Grandi Simpatici) riuscì a superare la fase pre-adolescenziale, con i primi "pruriti amorosi", e persino una deriva ben poco ortodossa, non fu certo grazie all'interessante e complesso tessuto familiare...o forse si?

Sembra si tratti, neanche troppo in fondo, di una lucida e veloce disquisizione di un modesto megalomane, stretto tra un'amore viscerale per una madre geniale, melodrammatica protagonista di un vita colorata e sofferta, un padre comprimario, una sorella maggiore saggia e talentuosa ( ma non preferita), sullo sfondo di accenni di depressione e fruttuosa psicanalisi. Tra episodi cruciali rivisitati in presunte rappresentazioni tragicomiche a scopo terapeutico e amletici dubbi esistenziali, operazioni alle tonsille e inconfessabili racconti di scacchi di mascolinità, sonetti danteschi e grandi maestri come Achille Tartaro, Pino divenne uomo, marito, padre e lacerato individuo pronto a lottare con le sue stesse incongruenze, citando il dolore di Alda Merini, suggestioni proustiane e ricordi di riferimenti classici come "Il Giovane Holden".

Assorto in una paternità consapevole (ma non per questo meno dolcemente devastante), non piegato nemmeno da anni di lavoro in banca, e consegnato il suo racconto alle maglie strette della scrittura, Il Tossici appare oggi tutt'altro che svelato.

Via | booksalad.it

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