Concetto Vecchio, Ali di piombo

Trent’anni dal 1977. Molte le pubblicazioni, in questi mesi, per riannodare le fila di un anno topico per la storia italiana. Davvero difficile spiegare bene che cosa fu quell’anno. Riuscito il tentativo di Concetto Vecchio, giornalista di Repubblica, già autore di “Vietato obbedire”, libro che ricostruiva la storia della facoltà di Sociologia di Trento, all’interno della quale si sono formati Mauro Rostagno, Marco Boato, Renato Curcio e Margherita Cagol. Stessa attenta ricostruzione nel recente Ali di piombo, edito da Bur.
Concetto Vecchio parte dai fatti. La Sapienza assaltata da due squadre di fascisti. Aggressioni, botte, spari. Reazione del collettivo, manifestazione in pieno centro, altri spari, carica della polizia. Ecco Roma nel febbraio 1977: il nuovo '68. Ma del '68 quell'anno ha soltanto gli studenti. Tutto il resto è più violento. Non si sogna più. Si spara, si spranga, si vive nel terrore. Terrore delle Br che compiono il loro settimo anno di vita e raggiungono la loro maturità di sangue in quell'anno. Delle bombe di Stato appena esplose. Terrore che porta dritto verso la clandestinità o l'eroina. Concetto Vecchio prende in mano questa pratica, la fa partire qualche anno prima e la chiude, sempre con i fatti, con l'assassinio del vicedirettore della Stampa Carlo Casalegno. Il '77 finiva ma aveva gettato i suoi semi velenosi. Un ottimo libro per chi in quegli anni c’era e stenta a ricordare e per chi in quegli anni non era ancora nato.

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