Lo Hobbit di J. R. R. Tolkien: il riassunto e la trama del libro

Lo Hobbit di J. R. R. Tolkien è il libro alla base della trilogia cinematografica Lo Hobbit di Peter Jackson

Lo Hobbit. La battaglia delle cinque armate arriva nei cinema. È il terzo capitolo della trilogia cinematografica di Peter Jackson che si ispira al libro Lo Hobbit di J.R.R. Tolkien. I due capitoli precedenti della saga sono stati Lo Hobbit - Un viaggio inaspettato (del 2012) e Lo Hobbit - La desolazione di Smaug (nel 2013).

Ma dopo averli visti per tanto tempo sullo schermo, anche grazie alla trilogia de Il Signore degli Anelli, chi sono gli Hobbit? E come nascono nella mente di Tolkien?

Io di solito disegno una figura quasi umana, non una specie di coniglio “fatato” come alcuni dei miei recensori inglesi pensano: con un po’ di pancia e le gambe corte. Una faccia rotonda e gioviale; orecchie leggermente appuntite ed “elfiche”; capelli corti e ricci (bruni); i piedi, dalla caviglia in giù, coperti di peli bruni. Vestiti: calzoni di velluto verde; panciotto rosso o giallo; giacchetta marrone o verde; bottoni dorati (o ottone); un cappuccio verde scuro con il mantello (appartenente ad uno gnomo). Dimensioni importanti se ci sono altri oggetti nel disegno: diciamo circa tre piedi o tre piedi e sei pollici.

Così Tolkien tratteggia un Hobbit nelle sue lettere e il personaggio passerà senza troppe modificazioni nel romanzo omonimo e nel Signore degli Anelli.

A prescindere o forse proprio a partire dall’innata pigrizia, Tolkien mette questi personaggi bonari e, diciamolo, un po’ “pantofolai” al centro di avventure al limite dell’incredibile. Già, ma cosa è realmente credibile nella sconfinata letteratura di Tolkien? Ciò che emerge chiaramente è il legame fra questi piccoli personaggi e l’enormità dei compiti loro affidati in primis i viaggi che dovranno compiere contro voglia.

Frodo Baggins sfiderà le ombre del male assoluto per distruggere “l’Anello” e suo zio Bilbo Baggins, oltre a sfuggire al sottile controllo del gioiello, affiancherà i nani guidati da Thorin Scudodiquercia nella riconquista della corona sotto la Montagna (Erebor) usurpata da Smaug, drago potentissimo e avido che dopo aver provocato immani sciagure verrà ucciso da un appartenente alla razza degli uomini che riesce a colpirlo nel punto esatto in cui egli è vulnerabile.

Questo è uno degli episodi cardine della saga, riproposta nella versione cinematografica de La battaglia delle cinque armate, terzo atto del mastodontico film di Peter Jackson, Lo Hobbit, appunto. Ma non è solo la morte di Smaug a conferire tensione alla storia: la cupidigia di uomini, nani ed elfi silvani li portano sull’orlo di scatenare una guerra senza frontiere se non si profilasse all’orizzonte un pericolo ancora più grande, cioè le armate di Sauron. La battaglia che chiude il terzo capitolo cinematografico e rimanda idealmente ai capitoli del Signore degli Anelli.

Gli Hobbit alla fine dei viaggi che loro malgrado porteranno a compimento non saranno più gli stessi; la nuova coscienza e la sapienza acquisita nel corso delle varie e mirabolanti avventure rappresenteranno una frattura incolmabile fra il “prima” e il “dopo” tanto che Tolkien alla fine dell’epopea farà salpare definitivamente sia Bilbo che Frodo Baggins verso Valinor: la Terra in un differente stadio dell’immaginazione.

Lo Hobbit: il riassunto del libro

JRR Tolkien, Lo Hobbit

Lo Hobbit ha visto la luce nel 1937 ed è il libro con il quale Tolkien ha presentato per la prima volta il mondo mitologico che poi è diventato celebre.

Tra i protagonisti di tale mondo sono gli Hobbit, minuscoli esseri “dolci come il miele e resistenti come le radici di alberi secolari”, timidi, capaci di “sparire veloci e silenziosi al sopraggiungere di persone indesiderate”, con un’arte che sembra magica ma è “unicamente dovuta a un’abilità professionale che l’eredità, la pratica e un’amicizia molto intima con la terra hanno reso inimitabile da parte di razze più grandi e goffe” quali gli uomini. Se non praticano la magia, gli Hobbit finiscono però sempre in mezzo a feroci vicende magiche, come capita appunto a Bilbo Baggins che il grande “mago bianco” Gandalf coinvolgerà in un’impresa apparentemente disperata: la riconquista del tesoro custodito dal drago Smaug.

Bilbo incontrerà così ogni sorta di avventure, assieme ai tredici nani suoi compagni e a Gandalf, che appare e scompare, lasciando cadere come per caso le parole degli insegnamenti decisivi.

E il ritrovamento, apparentemente casuale, di un anello magico, è il germe della grande saga che Tolkien proseguirà nei tre libri del “Signore degli Anelli” illuminando nel suo durissimo senso un tema segreto de Lo Hobbit: cosa fare dell’Anello del Potere?

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