La copertina sbagliata delle Lettere di John Fante per Einaudi

Einaudi ha ammesso di aver fatto un clamoroso errore sulla copertina delle Lettere di John Fante. E se l'errore l'avesse commesso una casa editrice medio/piccola?

In queste ore in rete c’è un po’ di fermento per via di un errore della casa editrice Einaudi, errore che per alcuni è quello che è, cioè una svista, per altri è assimilabile a un’operazione di marketing; per altri ancora (e io sono tra questi) è un’occasione per riflettere su alcune stranezze dell’editoria.

Partiamo dai fatti. Einaudi, una delle più importanti case editrici italiane, ha pubblicato le Lettere di John Fante (1909-1983) dal 1932 al 1981. La pubblicazione è inserita nella collana Stile Libero e ha l’introduzione di Francesco Durante. In copertina, però, non c’è lo scrittore americano John Fante (a cui è dedicato anche un interessante festival) ma il poeta, saggista e critico inglese Stephen Spender (1909-1995). È lo stesso account Twitter dell’Einaudi a rendere nota la cosa:

Abbiamo sbagliato la foto di copertina delle LETTERE di John Fante. Quello è Stephen Spender, non John Fante. Rimedieremo in ristampa.

Un errore capita a tutti, ci mancherebbe. Certo, un errore in copertina fa pensare. E un errore in copertina di una grande casa editrice fa riflettere ancora di più (e in molti hanno colto l’occasione per fare della gustosissima ironia, come fa, per esempio, il blog Fascetta nera).

Poi però questa mattina sempre sull’account Twitter dell’Einaudi si legge:

Se volete una copia delle LETTERE di John Fante con la copertina sbagliata vi conviene sbrigarvi.

La copertina sbagliata delle Lettere di John Fante per Einaudi

Ed è qui che i malpensanti iniziano ad avere gioco facile: operazione di marketing? Non credo, direi piuttosto buona capacità di gestire gli imprevisti. Però a me viene spontanea una riflessione: fermo restando che un errore può capitare a chiunque e non è certo questo a inficiare la qualità di un libro o di una casa editrice, mi chiedo come reagirebbero tutti coloro che ora sorridono di questo sbaglio se a commetterlo fosse stata una casa editrice medio/piccola.

L’errore dell’Einaudi corre il serio rischio di trasformare il libro in questione in una chicca per bibliofili che magari tra qualche anno varrà anche un bel po’ di soldi; un errore simile di una casa editrice medio/piccola verrebbe considerato trascuratezza o mancanza di attenzione. E, chissà, sono gli stessi che ora sono alla spasmodica ricerca dell’edizione sbagliata delle lettere di John Fante poi a lasciare giudizi trancianti in rete su libri di editori poco noti, perché contengono un errore.

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