Ricordando la caduta del muro di Berlino con una cantata di Ivan Della Mea

Sono trascorsi venticinque anni dalla caduta del muro di Berlino: ma quanti sono i muri che ci dividono ancora oggi?

Si compiono oggi i venticinque anni dall’abbattimento del muro di Berlino che per anni ha diviso in due la Germania e il mondo. Furono giorni intensi quelli del novembre del 1989 e chi li ha vissuti, come me, ricorda l’emozione di quei momenti, il muro che si sgretolava e i sorrisi delle persone che buttavano giù la barriera.

Proprio i sorrisi e la gioia troviamo in una lunga cantata di Ivan Della Mea (1940-2009) che ricorda quella data che è rimasta impressa nella storia dell’umanità. Vi riportiamo le prime righe di questa cantata, tratta da Prima di dire. Cantate dalla caduta del muro di Berlino alla seconda guerra del Golfo (Jaca Book – Circolo Il Grandevetro, 2004).

La caduta del muro di Berlino nel 1989

Scrivi la data Pietro
la data grande di quest’ore nuove
Scrivi:
«addì 9 9mbre ottanta9»
ricorderai:
Berlino un muro duro il muro cade
mattone su mattone il muro muore
distrutto dai sorrisi
distrutto dalla gioia
di mani tese a cancellar memoria
Scrivi la data Pietro scrivi la storia
«addì… Berlino… mondo». Finalmente
il liberato deutscher dell’oriente
ritrova la Sua gente
osanna
e gloria
tra liberi tedeschi d’occidente;
ritrova Franz Herr Franz con il golfolkswagen
che dice: «amico Fritz li vuoi? son tuoi
son cento marchi 100 e sono tuoi…
un kiwi… un pompelmo – ja? – banane!»
(la libertà è anche vitamine)

Quella di Ivan Della Mera non è certo l’unica cantata che parla del muro di Berlino: ricordiamo qui Franz è il mio nome, di Edoardo Bennato, tratto da La torre di Babele, quarto album in studio del cantautore, album che risale al 1976, cioè a tredici anni prima della caduta del muro. Una canzone che parla del muro di Berlino ma in un modo molto particolare e risulta essere molto attuale, anche ora che quel muro non c'è più, ma ce ne sono altri.

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