Gabriele Iarusso, Coito

Poesia visionaria, schizofrenica, fatta di carne e sangue, questa di Gabriele Iarusso, che ha da poco dato alle stampe Coito, il suo esordio edito da Il Filo. Scrive Maria Paola Sambusetti nell'introduzione: "Se c’è un tema ricorrente in questa silloge esso è senza dubbio il precipizio (la caduta, l’immersione nel profondo, il dirupo): i personaggi di questo abisso metropolitano si “buttano” sulla vita, le vanno incontro, e facendolo rischiano di morire. L’autore dunque scava, affonda le dita nel racconto poetico fino a farsi male, fino a toccare i nervi vivi della poesia (le sue radici)". Una poesia che va letta ad alta voce, che ama le reiterazioni, le ossessioni linguistiche che si fanno corpo contro cui collidere, magma viscerale contro cui scontrarsi. Ciò che rimane è un dolore intenso, un dolore che viene dal fondo di un’ispirazione carnale.

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