Tre poesie di Georg Trakl nell’anniversario della sua morte

Cento anni fa, il poeta tedesco Georg Trakl si toglieva la vita. La sua opera poetica ha avuto diffusione dopo la sua morte

Il poeta tedesco Georg Trakl è tornato recentemente di moda grazie al film La vita oscena di Aldo Nove, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia. Proprio oggi, 3 novembre, si compiono cento anni dalla morte di Georg Trakl, morto suicida per 17 grammi di cocaina. Era nato a Salisburgo nel 1887.

Trakl fu prima influenzato dai Charles Baudelaire e dai simbolisti in genere per poi trovare una propria via autonoma, anticipatrice dagli aspetti più significativi della poesia novecentesca, via che si inserisce nel solco dell’espressionismo. In vita pubblicò un volume di poesie (nel 1913, un anno prima della morte), ma gran parte della sua produzione letteraria è stata pubblicata postuma. Il che è stato, praticamente, la sua fortuna.

Tre poesie di Georg Trakl nell’anniversario della sua morte

Di Georg Trakl vi proponiamo tre poesie, tradotte da Giaime Pintor, per apprezzarne lo stile e la poetica. La prima poesia ha per titolo Infanzia:

Colmo di frutti il sambuco; tranquilla era l’infanzia
nella grotta celeste. Su percorsi sentieri,
dove rossiccia stride ora l’erba selvatica,
medita il calmo intrico di rami; un frusciare di foglie.

Simile quando suona l’acqua azzurra sul sasso.
Mite è il lamento del merlo. Un pastore
tacito segue il sole, scende dai colli autunnali.

L’anima non è più che uno sguardo celeste.
Al limite del bosco viene una timida fiera,
posano in fondo le antiche campane e villaggi di tenebra.

Ma tu meglio conosci il senso degli anni oscuri,
freddo e autunno nelle camere nude;
fuori sul sacro azzurro suonano passi di luce.

Una finestra cigola piano; commuove
la vista del cadente cimitero sul colle,
narrate leggende; ma spesso l’anima schiara
pensiero di uomini lieti, di primavere d’oro.

Hohenburg è il titolo di un’altra poesia di Trakl: Hohenburg è un comune tedesco situato nel land della Baviera.

Nessuno è in casa. L’autunno alle camere;
sonate chiare di luna
e risvegliarsi al confine di una foresta in penombra.

Sempre tu pensi al bianco viso dell’uomo
lontano i clamori del tempo;
sopra il dormente si curva facile il verde dei rami,

una croce e la sera.
Stringe il suo canto con braccia di porpora un astro
che sorge al segno di finestre vuote.

Così nel buio trema l’ignaro
quando sommesso leva gli occhi a creature
ora distanti; una argentea voce dà il vento nell’atrio.

Infine, una poesia dedicata alla sera: Canto serale

La sera, se andiamo per oscure vie,
smorte ci incontrano le nostre ombre.

Ora chi ha sete
beva le bianche acque dello stagno,
dolci i lamenti della nostra infanzia.

Morti in riposo sotto il folto sambuco
guardiamo grigi gabbiani.

Nubi primaverili coprono la città buia
che tace i tempi di monaci eletti.

Quando io presi la tua mano esile
battesti piano gli occhi rotondi:
ora è perduto.

Ma se una buia armonia penetra l’anima
appari tu bianca ai paesi autunnali del cuore.

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