I romanzi di Leonardo Sciascia

Leonardo Sciascia può essere considerato la “grande coscienza e voce civile dell'Italia”, come ebbe a sottolineare il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

Leonardo Sciascia nacque nel 1921 a Racalmuto, nell’Agrigentino, non lontano dai luoghi di Luigi Pirandello, e fin da subito venne avviato alla lettura dalla madre e da due zie insegnanti elementari. Egli stesso si dedicò alla scuola come insegnante per molti anni, fino a quando gli impegni letterari e politici non l’assorbirono più intensamente. Morì a Palermo il 20 novembre 1989.

Venne sempre più apprezzato dal pubblico con una serie di romanzi brevi di ambientazione prevalentemente siciliana, in cui la denuncia del sistema di connivenze di cui godeva la mafia coinvolgeva la politica nazionale e alludeva alla diffusione incontenibile della mentalità mafiosa (tema quanto mai attuale, come ben sappiamo). Sciascia spazia tra vari generi: dalla ricerca storica alla narrativa, dalla satira alla poesia, dalla saggistica alle opere di teatro e nelle sue opere riusciamo a cogliere un certo sarcasmo con cui guardava la realtà.

I suoi romanzi non sono molto lunghi e spesso sono assimilabili ad apologhi: alcuni suoi testi hanno avuto grande successo, mentre altri sono poco noti. Ecco un riassunto dei suoi romanzi.

Leonardo Sciascia


  • Il giorno della civetta (1961): è un romanzo breve sulla mafia, di cui lo stesso autore ha scritto: «Ho impiegato addirittura un anno, da un'estate all'altra, per far più corto questo racconto. Ma il risultato cui questo mio lavoro di “cavare” voleva giungere era rivolto più che a dare misura, essenzialità e ritmo, al racconto, a parare le eventuali e possibili intolleranze di coloro che dalla mia rappresentazione potessero ritenersi, più o meno direttamente, colpiti. Perché in Italia, si sa, non si può scherzare né coi santi né coi fanti: e figuriamoci se, invece che scherzare, si vuole fare sul serio».

  • Il consiglio d’Egitto (1963): Abdallah Mohamed ben Olman, ambasciatore del Marocco, si trova a Palermo nel dicembre 1782 per via di una tempesta che ha fatto naufragare la sua nave sulle coste siciliane. È questo il caso che fa nascere, nella mente dell'abate Velia, maltese e incaricato di mostrare all'ambasciatore le bellezze di Palermo, un disegno audacissimo: far passare il manoscritto arabo di una qualsiasi vita del profeta, conservato nell'isola, per uno sconvolgente testo politico che permetterebbe l'abolizione di tutti i privilegi feudali e potrebbe perciò valere da scintilla per un complotto rivoluzionario.

  • Morte dell’Inquisitore (1964): lo stesso Sciascia ha affermato che questo «è un libro non finito, che non finirò mai, che sono sempre tentato di riscrivere e che non riscrivo aspettando di scoprire ancora qualcosa». Un libro, dunque, fondato su un mistero non del tutto svelato, forse non del tutto svelabile. «Mi sono interessato all'Inquisizione poiché questa è lungi dal non esistere più nel mondo», chiosa l’autore.

  • A ciascuno il suo (1966): il dramma di un investigatore lucido che, quanto più indagava, tanto più “nell'equivoco, nell'ambiguità, moralmente e sensualmente si sentiva coinvolto”.

  • Il contesto. Una parodia (1971): In un paese non nominato eppure a tutti familiare, una successione di assassinii e di funerali ufficiali scandisce la vita pubblica.

  • Todo modo (1974): l'impasto vischioso del potere che la politica italiana ha avuto per lunghi anni il funesto privilegio di produrre. Questo libro, pubblicato nel 1974, può essere letto come una guida alla storia italiana dei decenni successivi.

  • La scomparsa di Majorana (1975): fra la partenza e l'arrivo in un viaggio per mare da Palermo a Napoli, il 26 marzo 1938, si perdono le tracce del trentunenne fisico siciliano Ettore Majorana, definito da Fermi un genio della statura di Galileo e di Newton. Suicidio, come gli inquirenti dell'epoca vogliono lasciar credere, o volontaria fuga dal mondo e, soprattutto, dai terribili sviluppi che una mente così acuta e geniale può aver letto nel futuro della scienza, prossima alla messa a punto della bomba atomica?

  • Candido ovvero Un sogno fatto in Sicilia (1977): Candido Munafò nasce in una grotta della Sicilia la notte dello sbarco degli americani, nel 1943. E questo romanzo ci fa seguire le vicende della sua vita sino al 1977 in una serie di capitoletti che rimandano a quelli del Candide di Voltaire.

  • La strega e il capitano (1986): un seicentesco caso di stregoneria, trattato con una scrupolosa ricostruzione.

  • 1912 più 1 (1986): 8 novembre 1913: la contessa Maria Tiepolo, moglie del capitano Carlo Ferruccio Oggioni, uccide l'attendente del marito, il bersagliere Quintilio Polimanti. Per qualche giorno l'Italia si distoglie da altri pensieri per concentrarsi sulla contessa, che i giornali definiscono subito «bellissima», mentre descrivono il Polimanti come «bel giovane, alto, capelli biondi e ricciuti». Poi la vicenda scompare, perché incalzano altre novità: il tango che arriva da Parigi, il furto della Gioconda. Ma, quando si apre il processo, la curiosità generale è di nuovo fortissima. Ora si tratta di decidere: che cosa motivò quel colpo di pistola? La difesa dell'onore? O si può insinuare il sospetto di una passione?

  • Porte aperte (1987): a Palermo, verso la fine degli Anni Trenta, « uncrimine atroce e folle, di cui è protagonista un personaggio vinto quanto quelli di Verga e sgradevole quanto quelli di Pirandello». La macchina giudiziaria si muove - e sin dall'inizio aleggia sul processo l'ombra della condanna a morte.

  • Il cavaliere e la morte (1988): mentre l'azione si dipana, mutandosi in un potente apologo, il Vice - il commissario di polizia protagonista di questo romanzo - tiene sempre nella mente l'incisione di Dürer intitolata "Il cavaliere, la morte e il diavolo", che lo ha accompagnato sulle pareti di tante stanze, nelle sue peregrinazioni da un ufficio all'altro, come se in quell'immagine si celasse il segreto di ciò che avviene intorno a lui. Solo che il mondo, ormai, sembra poter fare a meno del Diavolo. Forse perché "il Diavolo era talmente stanco da lasciar tutto agli uomini, che sapevano fare meglio di lui".

  • Una storia semplice (1989): è in realtà una storia complicatissima, un giallo siciliano, con sfondo di mafia e droga. Eppure mai - ed è un vero tour de force - l'autore si trova costretto a nominare sia l'una sia l'altra parola. Tutto comincia con una telefonata alla polizia, con un messaggio troncato, con un apparente suicidio. E subito, come se assistessimo alla crescita accelerata di un fiore, la storia si espande, si dilata, si aggroviglia, senza lasciarci neppure l'opportunità di riflettere.

Foto | Davide Mauro (Mia foto) [Public domain], attraverso Wikimedia Commons

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