Eduardo De Filippo, tra teatro e poesia

Eduardo De Filippo è stato naturalmente poeta, anche quando scriveva i suoi testi teatrali

Si compiono quest’anno trent’anni dalla morte di Eduardo De Filippo, una delle figure più importanti del teatro italiano del Novecento, anche grazie alla sua abilità di autore unita a una sensibilità di interprete che ruotava attorno a una raffinata tecnica espressiva e a quella che può essere definita una rarefazione dei mezzi espressivi.

Fin dalle prime farse scritte per la compagnia “I De Filippo” (composta da lui, da Titina e da Peppino) rivelò una fantasia originale e un umorismo velato di malinconia tipicamente napoletano. In una seconda fase Eduardo approfondì temi di maggiore impegno e di più profondo significato umano, ambientando le sue storie nella Napoli del dopoguerra. Dopo il 1950 Eduardo De Filippo rivolse la sua attenzione a una tematica famigliare (con Mia famiglia del 1953 e Bene mio, core mio del 1956) per poi tornare a un più preciso impegno sociale con Il sindaco del Rione Sanità del 1961.

Nel 1954 inaugurò a Napoli il teatro San Ferdinando, distrutto dalla guerra e ricostruito a sue spese per far rivivere a Napoli le tradizioni del teatro napoletano. Nel 1972 ottenne il premio internazionale Feltrinelli per il teatro; nel 1981 venne nominato senatore a vita. La sua popolarità venne coronata anche dalla trasmissione televisiva di diverse sue opere.

Eduardo De Filippo

Eduardo De Filippo è stato anche un finissimo poeta. Dalla raccolta 'O Penziero e altre poesie di Eduardo, pubblicata da Einaudi, riporto una sua poesia dal titolo La mia preghiera del 1937:

Volgo questa preghiera al nostro Dio,
se veramente esiste:
«Sul mondo pensa che ci sono anch’io,
si questo mondo triste…
Tu, “generoso”, quando mi creasti,
per tuo volere augusto,
un destino crudele mi donasti:
quel di vedere giusto.
Vedo l’analfabeta, il buona niente
stimato e rispettato;
l’idiota fa carriera più repente:
diventa letterato!
Quanto t’hanno pregato con fervore:
“Dio mio, fammi morire!”
Io non ti chiedo questo grande onore,
ma… fammi incretinire.

Foto | IlSistemone (Opera propria) [Public domain], attraverso Wikimedia Commons

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