Pop art nei libri, un percorso di lettura

Un percorso di lettura alla scoperta dei motivi ispiratori della pop art ma anche delle vite di coloro che ne furono i più illustri esponenti.

Eccoci con qualche chicca per chi vuole esplorare la pop art attraverso gli occhi di coloro che ne furono illustri pionieri o che ne scossero le fondamenta: una proposta di lettura che parte proprio da come loro stessi raccontarono l'intreccio delle loro vite con questa avventura artistica che ha fatto storia.

Partiamo da una vera curiosità: la storia di quello che potrebbe essere stato, tre decenni prima, l'inventore della pop art, “Funny guy” Picabia, già negli anni '20. Il testo, (Elogio di «Funny Guy» Picabia, inventore della pop art) di Jean-Jacques Lebel, è edito da Johan & Levi e propone un corpus di disegni finora inediti, protagonisti delle copertine della rivista "Littérature" nel 1923.

In questi disegni inchiostro su carta, leggo, “Picabia si appropria delle immagini pubblicitarie di una rivista o della brochure di un grande magazzino, le copia e fornisce nome e prezzo esatto di vendita di ciascun articolo, usando...per la prima volta una strategia commerciale come strategia di sovversione artistica; eleva cioè la volgare propaganda commerciale a opera d'arte. E così facendo, appunto, inventa la Pop Art”.

warhol

Passiamo poi a un bel profilo di uno dei precursori acclarati della pop art: Robert Rauschenberg. Un ritratto, di Calvin Tomkins (Johan & Levi) che appunto attraverso il ritratto dell'opera e della vita di Rauschenberg si propone appunto di offrire uno spaccato della rivoluzione che ha visto l'arte uscire da musei e gallerie per proiettarsi al centro dello scenario sociale.

E lo fa a partire proprio dalla scelta artistica di Rauschenberg di combinare nelle sue opere ritagli di giornale, pezzi di stoffa, fotografie, arrivando così a proporre delle creazioni fra pittura e scultura, rendendo l'oggetto di rifiuto protagonista, tutto da reinterpretare.

Un racconto molto personale della storia della pop art è poi affidati a due fondamentali documenti biografici di due autori illustri. Il primo è Andy Warhol, di cui è in libreria un “diario” (I diari di Andy Warhol, a cura di Pat Hackett, De Agostini) che ha in realtà una storia molto particolare. Infatti, è praticamente il resoconto delle conversazioni avute nel 1976 con la sua segretaria (Patt Hackett, appunto), per tenere un resoconto degli impegni dell'artista durante il giorno. Ma “a poco a poco questa telefonata del mattino diviene qualcosa di più, una sorta di riflessione sulla vita, un vero e proprio diario”.

L'altro è invece la raccolta di diari di Keith Haring, che lui tenne fino a qualche mese prima della morte, che propone un punto di vista unico dell'intreccio fra arte e vita, a partire dagli ideali dell'adolescenza, alle prime esposizioni e i graffiti nelle metro, l'inizio dell'amicizia con Warhol, il successo di un eterno “disadattato” (Diari, Keith Haring, Mondadori).

Un punto di vista nostrano sulla questione invece può essere esplorato attraverso Pop art Italia 1958-1968 a cura di Walter Guadagnini (Ed. Silvana) che propone l'omonimo catalogo della mostra ospitata a Modena nel 2005. E per chi volesse spiegare la pop art ai bambini? Basta tentare con Andy Warhol - dentro il carrello: arte! (Lapis ed.) di Paolo Marabotto e Francesca Mancini.

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