Mario Luzi a cent'anni dalla nascita

Ricordiamo Mario Luzi nel centenario della nascita proponendovi tre sue poesie

Cento anni fa, il 20 ottobre 1914, nasceva a Castello, Firenze, il poeta e saggista Mario Luzi, che si è affermato come una delle voci più importanti della poesia italiana del Novecento. Mario Luzi è poi morto nel 2005, il 28 febbraio, pochi mesi dopo essere stato nominato senatore a vita dal presidente Carlo Azeglio Ciampi.

Con una intatta fede nella parola poetica, capace di salvare dalla disperazione di un mondo uscito dal dramma della guerra, Luzi ha sempre più fatto della poesia un dialogo con gli uomini e uno strumenti per interrogare. Nel corso del tempo il suo stile è divenuto sempre più narrativo, fino a raggiungere un calore nuovo che lo ha portato a un cristiano amore degli uomini e della vita, pur nella consapevolezza del significato tragico dell’esistenza.

Mario Luzi

Noi di Booksblog ricordiamo Mario Luzi come è nostra consuetudine e cioè lasciandolo parlare attraverso tre suoi testi. La prima poesia che vi proponiamo è Dove l’ombra tratta da Un brindisi, che ha visto la luce per Sansoni nel 1946:

Dove l'ombra procede e le strade ristanno
tra i fiori, ricordarmi le parole
e le grida dell'uomo è forse un inganno.
Ma sempre sotto il cielo consueto
ritrovo le mie tracce, il mio sole
e gli alberi remoti del tempo
fissi dietro le svolte. E sempre,
ancor che mi sia noto il dolce segreto,
sulla polvere quieta, tra le aiuole,
m'indugio ad aspettare che sporga
un viso inenarrabile dal sole.

Dalla raccolta Primizie del deserto (pubblicata nel 1952 per i tipi di Schwarz) prendiamo la poesia Osteria:

L’autunno affila le montagne, il vento
fa sentire le vecchie pietre d’unto,
spande dal forno un fumo di fascine
a fiotti tra le case e le topaie.
Son dietro questi vetri d’osteria
uno che un nome effimero distingue
appena, guardo. La mattina scorre,
invade a grado a grado l’antro. L’oste
numera, scrive giovedì sul marmo,
la donna armeggia intorno al fuoco, sbircia
verso la porta se entra l’avventore.

Seguo la luce che si sposta, il vento;
aspetto chiunque verrà qui
di fretta o siederà su queste panche.
Il bracconiere, altri non può essere
chi s’aggira per queste terre avare
dove la lepre a un tratto lampeggia,
o il venditore ambulante se alcuno,
raro, si spinge fin quassù alle fiere
ed ai mercati dei villaggi intorno.
Altri non è da attendere: Chi viene
porta e chiede notizie, si ristora,
riparte in mezzo alla bufera, spare.

Che dura è un suono di stoviglie smosse:
guardo verso la macchia e più lontano
dove solo la pecora fa ombra,
mi reggo tra passato ed avvenire
o com’è giusto o come il cuore tollera.

Infine arriviamo ai nostri giorni con Non andartene, tratta da Dottrina dell’estremo principiante, pubblicata da Garzanti nel 2004.

Non andartene,
non lasciare
l’eclisse di te
nella mia stanza.
Chi ti cerca è il sole,
non ha pietà della tua assenza
il sole, ti trova anche nei luoghi
casuali
dove sei passata,
nei posti che hai lasciato
e in quelli dove sei
inavvertitamente andata
brucia
ed equipara
al nulla tutta quanta
la tua fervida giornata.
Eppure è stata,
è stata,
nessuna ora
sua è vanificata.

Foto | QN

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