Due fratelli, quattro libri, tante domande

Li hanno chiamati “fratelli di penna”, quando hanno esordito con i loro primi romanzi. Si tratta dei bolognesi Nicola Tassoni, autore di Prospettive. Quasi una storia d’amore (Eumeswil, 2005), e Roberto Tassoni, autore di Quando c’erano i Q-Disk (Eumeswil, 2005), che tornano ora con le loro opere seconde sempre per lo stesso marchio indipendente. Nicola ci racconta gli Anni ’80 a Bologna in Sellalunga & Baciabene, prefato da Gianluca Morozzi, mentre Roberto suona un “blues dei sentimenti” con Adibamgalo Banghulo, prefato da Francesca Mazzucato.

Abbiamo lasciato che si intervistassero l’uno l’altro da bravi fratelli.


[Per leggere il primo capitolo dei loro libri e per ogni altra informazione: www.eumeswiledizioni.info]



Parte I.


Gent.mo Tassoni (Nicola) quello che colpisce di più nel suo ultimo romanzo, Sellalunga & Baciabene, e in generale in tutti i suoi scritti, è sicuramente l'uso di splendide metafore per esprimere dei semplici concetti, come l'amore, l'amicizia o più semplicemente un sorriso. Da cosa prendono spunto? Esperienza personale? Vita vissuta?



Per prima cosa, in qualità di fratello maggiore, ti diffido dal fare domande difficili e soprattutto a usare il lei, il voi imperativo potrebbe andare meglio, ma visto che viviamo nel tempo in cui si tende ad accontentarsi, va bene anche il tu, poi rispondo alla domanda: di preciso non lo so. Io scrivo d’istinto, difficilmente cerco altri modi per dire la stessa cosa, posso cambiare una parola, una virgola, ma la frase rimane sostanzialmente quella. Ovviamente dalla vita reale e dalle esperienze personali si prendono gli spunti, le storie, le sensazioni, quello ne esce deriva da quella parte di noi che è più portata a fare una cosa invece dell’altra. Io forse ho avuto questa fortuna, di riuscire a mettere sulla carta le parole in un certo modo.


In Sellalunga & Baciabene si parla degli Anni '80. Si potrebbe pensare "ora va di moda parlarne" ma in realtà c'è un perchè più profondo e legato a vicende personali. Vuole parlarne?


Sellalunga fa parte dei miei vent’anni. Pur essendo una storia inventata, la sento particolarmente vicina, perché parla dei miei luoghi, della gente che conoscevo allora e che ancora incontro, del tempo che ha visto con gli occhi di una ragazzo. Dentro a Sellalunga & Baciabene c’è il mio quartiere, la mia casa, gli affetti, il mio motorino, le prime ragazze, i sogni e le difficoltà di una variabile compagnia, che in quel quartiere deve crescere, vivere.


Quanto è difficile oggi fare e sentirsi uno scrittore? Lei che tipo di scrittore si definirebbe?



Non penso sia difficile il fatto di scrivere in sé, almeno per ora, in quanto riesco ancora a divertirmi, a trovare idee e storie da raccontare, quindi quando ho tempo accendo il computer e comincio a riempire pagine di word. Le difficoltà credo stiano tutte nel fatto di riuscire a fare in modo che quello che scrivi diventi visibile. Credo che anche nel mondo dell’editoria valga la regola ferrea del “calcio nel culo”: se conosci qualcuno che conta, puoi anche scrivere un mare di stronzate e arrivare alla grande casa editrice e trovare il tuo libro in tutte le vetrine delle librerie. Una piccola speranza forse c’è, anzi due, una è il mondo luccicante di internet, il suo passaparola, la sua “anarchia” e l’altra i piccoli editori come Eumeswil ( e tanti altri) che fanno i libri con passione. Scrittore mi sembra una parola grossa, io cerco di raccontare, come facevano i nonni con i nipoti, quando non c’era ancora la televisione: credo di essere un narratore, un “contastorie”.


Ambizioni e Prospettive per il futuro?

Fino a quando mi diverto scrivo, qualsiasi cosa: poesie, canzoni, commedie, romanzi, racconti. Se trovo un editore che crede in quello che scrivo pubblico, altrimenti tengo tutto nel mio cassetto. Ma un piccolo sogno, uguale credo a quello di altri scrittori, sarebbe quello che da un mio libro ne uscisse un film. Ma va benissimo anche se rimane un sogno, i sogni aiutano a continuare. Ciao.
Adesso Tocca a me e scusa se copierò qualcosa




Parte II

La prima domanda che mi verrebbe da farti è se mi presenti Irene Bianchi, chi avrà voglia di leggere il libro poi capirà perché, ma è troppo materiale, così ripiego seccamente su di un, perché Adibamgalo Banghulo, o meglio Adibamgalo Banghulo è solo un personaggio oppure qualcosa di più?


Per quello che riguarda Irene Bianchi ti rispondo che piacerebbe conoscerla anche a me, poi – come si dice – possiamo fare da “buoni fratelli”. Adibamgalo Banghulo dicevi? E’ colui che irrompe nella storia, che la trasforma e che alla fine la chiude. E’ un personaggio, sicuramente, ma è comunque anche qualcosa di più. E’ una variabile al romanzo, è quello che interrompe, guasta, entra ed esce dalla storia forse in punta di piedi ma sempre e comunque lasciando il segno.


Sia nel primo romanzo che in Adibamgalo metti l’accento su due sentimenti come l’amicizia e l’amore, che si intrecciano, si mescolano, si sopportano. Ma secondo te si riesce ad essere veramente amici senza declinare inevitabilmente sull’amore?


Domanda difficile!!! (Vendetta?) Io penso che tra uomo e donna ci sia una enorme differenza. Anche se trovi l’uomo più dolce e tenero del mondo, penso che inevitabilmente prima o poi i suoi ormoni prendano il sopravvento. Non è un discorso maschilista, ma realista. Credo che tra uomo e donna l’amicizia sia importantissima, ma penso altresì che l’amicizia tra due persone innamorate sia la cosa più bella e più grande del mondo. Un piccolo aneddoto. Un mio caro amico, ricercatore all’Università di Bologna, ha vissuto uno splendido rapporto di amicizia con una ragazza per quasi dieci anni, la classica amicizia dove entrambi sapevano tutto dell’altro, scuola, amori, ecc. Questo avveniva in un’età compresa fra i dieci e i vent’anni. Ora sono sposati con una bellissima bambina e sono felicissimi!


Adibamgalo Banghulo è una bellissima storia che parla, come detto, di sentimenti, ma in maniera molto ironica e divertente, a tratti davvero spassosa. Secondo te, dentro questi tempi così veloci, è meglio provare a ridere anche di questi sentimenti, evidenziandoli con un sorriso, dall’alto di una piramide bevendo grappa e menta oppure è meglio spiare dal buco della serratura i sentimenti degli altri fingendo che siano nostri?


Credo che in qualsiasi tempo tu vivi la cosa migliore per te e per chi ti sta vicino sia essere sempre te stesso. Può sembrare banale, spesso è la classica frase che si dice ma poi tanti, forse troppi, fingono di essere pur di ottenere. Questo è sbagliato. Sul lavoro, in famiglia, con gli amici o con gli estranei devi sempre “dire, fare, pensare, lettera e testamento” quello che sei tu. Primo perché in questo modo tutti sanno con chi hanno a che fare e possono apprezzarti per quello che sei, nel bene e nel male. E secondo perché la vita è tutta da vivere e per viverla al meglio non devi fingere mai nemmeno per un solo secondo.


Ho letto una statistica con un rapporto strano. In italia il 20% della gente legge mentre il 50% scrive, quindi mi viene da pensare che il 30% non legge nemmeno quello che scrive, tu quanto leggi e quali sono gli scrittori che ami di più? E per finire, scriveresti mai un libro insieme a me?


Io leggo tanto. Libri, saggi, fumetti. I miei scrittori preferiti? Non posso dirti due nomi perché sembrerei “di parte”, allora provo a stare sul generico. Sugli italiani dico Pino Cacucci e Paolo Mauresing. Sugli stranieri Sèpulveda e Jack London. In linea di massima preferisco gli scrittori italiani, non tutti, perché mi piace cogliere l’essenza della scrittura che negli stranieri (anche se ritengo che ci siano dei traduttori bravissimi) non sono in grado di fare non essendo in possesso della lingua. Scrivere un libro insieme? Devo pensarci…. Ecco! Direi di sì, però mettiamo prima il mio nome! (Solo perché sono il più piccolo, ok? Solo per quello!)

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