Portici di Carta 2014: una vetrina per le librerie indipendenti

La manifestazione torinese è l’occasione per riflettere sul futuro delle librerie. Ecco che cosa ci hanno raccontato alcuni degli esercenti che abbiamo intervistato

A Torino, città tradizionalmente bibliofila che ospita uno dei più importanti eventi mondiali dedicati al libro, la situazione per librai ed editori e tutt’altro che rosea. Nelle ultime settimane due storiche librerie del centro, Dante Alighieri (più nota come Fogola) e Zanaboni, hanno chiuso i battenti, altre lo avevano fatto negli scorsi anni, come la Lattes di via Garibaldi. Dall’inizio della crisi a oggi, gli editori presenti sul territorio piemontese sono diminuiti all’incirca del 75%, passando da 240 a poco più di 60.

In questo contesto di forte recessione, eventi come Portici di Carta sono un’importante vetrina per chi resiste alla crisi, per chi rilancia proponendo nuove formule. In quella che gli organizzatori hanno presentato come “la libreria più lunga del mondo” si trova un po’ di tutto, dalle uscite più recenti alle perle rare e fuori catalogo dei bouquinistes. Una sorta di Salone del Libro autunnale in cui non si paga il biglietto e in cui sono i librai (circa 100) ad andare incontro ai lettori invadendo i due chilometri porticati di via Roma, piazza San Carlo e piazza Carlo Felice.

L’evento ha reso omaggio a Dino Campana e ai suoi Canti Orfici, opera smarrita da Giovanni Papini e Ardengo Soffici, successivamente ricostruita a memoria e sulla base di alcuni appunti e poi pubblicata cent’anni fa, nel 1914. Tanti gli eventi, dalle passeggiate letterarie alle presentazioni, su tutte quella di Morte di un uomo felice di Giorgio Fontana, fresco vincitore del Premio Campiello.

Portici di Carta 2014: la voce delle librerie


L’evento torinese è l’occasione giusta per riflettere sul futuro delle librerie, messe in crisi da una digitalizzazione della lettura che, peraltro, non è andata verso la direzione auspicata dall’editoria ovverosia la conversione agli e-book. La gente legge meno perché gli ecosistemi dell’informazione e dell’intrattenimento digitali sottraggono tempo. Tutto ciò sta disabituando i potenziali consumatori all’acquisto di libri.

Rocco Pinto, titolare della libreria Il Ponte sulla Dora, coordina da otto anni Portici di Carta e spiega come quella fra il lettore e il libro sia, sempre di più, una difficoltà di incontro:

La principale problematica di una libreria indipendente è il fatto di essere una libreria. È un settore in grande difficoltà, le persone fanno fatica a varcare la soglia di una libreria, mentre per strada è diverso. Portici di Carta è nato per andare incontro a tutti, lettori e non lettori.

Alla manifestazione torinese ha partecipato per la prima volta la Libreria Therese:

È un bel modo di stare insieme e lavorare insieme: è molto difficile unirsi e stare insieme, uscire dal proprio orticello per lavorare a qualcosa di comune, per cui questa è una bellissima esperienza. Poi, che il modo migliore per rappresentare se stessi e il proprio progetto culturale sia stare su una bancarella, su questo si potrebbe aprire un lungo dibattito,

spiega Davide Ferraris che fornisce un interessante stimolo riguardo al tema della sostenibilità economica delle librerie:

Non amo molto la definizione di libreria indipendente perché secondo me significa poco. Libreria indipendente è genericamente una libreria che non appartiene a nessun altro se non a se stessa, ma non è questa una garanzia di qualità: io preferisco pensare alle librerie di proposta più che alle librerie indipendenti, perché credo che la proposta connoti di più una libreria rispetto al fatto di essere dipendente o indipendente. Ci sono ottime librerie di catena che fanno proposta e pessime librerie indipendenti che di proposta non ne fanno.

Fra le librerie di proposta, tanto per fare un esempio, c’è chi propone un luogo di incontro dove mangiare una fetta di torta (Luna’s Torta), chi si concentra sulle culture orientali (Manghetsu) e chi sul libro d’arte (Bartlebook). Su quale sia la strada da intraprendere, Davide Ferraris sembra avere le idee molto chiare:

Noi ci orientiamo intorno alle storie, cerchiamo di presentare un catalogo fatto molto di editoria indipendente e di proposta e di connotarci attraverso questo percorso. Io credo che ogni libreria si racconti e rappresenti attraverso i libri che ha. È un peccato che non tutte le librerie indipendenti scelgano questa strada, perché davvero la strada dell’identità è l’unica che può salvare ancora questo mestiere.

La libreria come punto vendita è destinata a sparire, anche in una condizione di monopolio a livello zonale o di quartiere. Occorre andarsi a cercare i lettori con presentazioni, corsi, iniziative, diventare hub culturali, centri di diffusione del sapere. Non è più una possibilità, ma un passaggio obbligato.

Portici di carta

Video e foto | Davide Mazzocco

  • shares
  • Mail