Rainer Maria Rilke, il più importante poeta di lingua tedesca del XX secolo

Tra prosa e poesia, Rainer Maria Rilke (1875-1926) è ritenuto uno dei più importanti scrittori del secolo scorso

Rainer Maria Rilke (Praga 1875 – Montreux 1926) è considerato il più importante poeta di lingua tedesca del XX secolo e uno dei più importanti scrittori del secolo scorso. Dedicatosi come pochi altri all’osservazione del mondo della natura, della vita affettiva e dei comportamenti degli uomini, viene annoverato tra i più grandi interpreti lirici della spiritualità moderna.

L’influenza della filosofia di Friedrich Nietzsche e dei poeti simbolisti francesi lo allontana dal cattolicesimo e lo spinge verso un sentire panteistico e una religiosità lirico-simbolica che permea le sue opere. Secondo Rainer Maria Rilke non esiste una realtà esterna già data, misurabile, ma al contrario le cose, gli oggetti si colorano delle nostre esperienze, e hanno un senso solo quando esprimono il significato che hanno per noi.

Rainer Maria Rilke (Praga 1875 – Montreux 1926)

La sua personalità sensibile e tormentata la ritroviamo nelle sue opere, raffinate, scritte con stile elegante e intenso: Rilke è ricordato soprattutto per I quaderni di Malte Laurids Brigge (romanzo del 1910, tutto permeato d’interni e d’interiorità, di nomi e di nomi di cose, che traducee in parola anche gli eventi più infimi e impercettibili), i Sonetti a Orfeo (cinquantacinque sonetti che celebrano il mitico cantore che piega il selvaggio nella forma del canto - 1922) e le Elegie duinesi (così chiamate perché iniziate durante il soggiorno a Duino, in provincia di Trieste – pubblicate nel 1923).

Troviamo anche la sua città natale, Praga, nei suoi scritti: essa, infatti, fornisce il clima e lo sfondo alle sue prime poesie, melanconiche e musicali, raccolte in Vita e canti (1894) e Offerta ai lari (1896).

Riportiamo qui a seguire una poesia autunnale di Rilke, tradotta in italiano da Giaime Pintor, e tratta da Il libro delle immagini (1902).

Giorno d’autunno

Signore: è tempo. Grande era l’arsura.
Deponi l’ombra sulle meridiane,
libera il vento sopra la pianura.

Fa’ che sia colmo ancora il frutto estremo;
concedi ancora un giorno di tepore,
che il frutto giunga a maturare, e spremi
nel grave vino l’ultimo sapore.

Chi non ha casa adesso, non l’avrà.
Chi è solo a lungo solo dovrà stare,
leggere nelle veglie, e lunghi fogli
scrivere, e incerto sulle vie tornare
dove nell’aria fluttuano le foglie.

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