Christian Dior fra passerella e arte, l'haute couture che fa storia

Anche il mondo dei libri festeggia oggi, a modo suo l'eleganza senza tempo di Christian Dior che sfila a Parigi con la sua collezione ready-to-wear primavera-estate 2015

Rivivere il dietro le quinte di un artista dell'alta moda come Christian Dior sfogliando un romanzo a fumetti. E' la sfida che lancia una divertente pubblicazione di Bao publishing (La ragazza indossava Dior, illustrazioni di Annie Goetzinger ) scegliendo di raccontare la storia degli inizi della maison.

Lo fa attraverso il punto di vista interno di Clara, una delle jeunes filles, le “modelle” dell'indimenticabile couturier, di casa al  numero 30 di avenue Montaigne. Una divertente lezione per le più “giovani” dello stile di “Monsieur”, nato nel 1905, che agli inizi si era fatto un nome per aver vestito, a cavallo degli anni '40, molte delle consorti dei generali nazisti e dei collaboratori francesi.

La sfida, poi, diventerà quella di rilanciare nell'alta società la passione “voluttuaria” per il ben vestire appena girato l'angolo della Seconda guerra Mondiale (siamo nel 1947). Il che aiuterà, da parte sua, anche l'economia a ben guardare, visto che le prime collezioni non lesinano stoffe e tessuti.

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Ma soprattutto - e qui sta la mano del maestro – per aver osato “ri-disegnare” la silhouette femminile.

E' il corpo della donna, reinterpretato, che diventa protagonista grazie al taglio ad hoc dei suoi abiti: stretti alla vita, corpetti attillati e fianchi in evidenza. Ma non si tratta di una volgare pin up, perchè la gonna a sua volta si amplia e si abbassa, dando un passo regale a chi li indossa.

Naturalmente piovono critiche su questo “new look”, poco apprezzato dallo stesso potenziale bacino di sue clienti, nell'alta borghesia, forse ancora non pronte a scelte così d'avanguardia. E che, come accade spesso in casi del genere, rimarranno nella storia della moda

Dior lancia anche il “total look” (molto criticato all'inizio ma poi copiato da tutte le altre case di moda) scegliendo di abbinare all'abito linee di cappotti, calzature e accessori. E la donna “indossa” anche qualcosa di invisibile: il profumo coordinato con lo stile proposto: il primo sarà dedicato alla sorella di Christian, finita in un campo di concentramento come membro della resistenza francese ai tempi del nazismo.

Al di là di altre guide illustri di creativi che ne hanno rivoluzionato o assecondato l'ispirazione originaria – da Yves de Saint Laurent, all'estroso John Galliano – nelle ultime collezioni viene riproposta una delle cifre più originali della maison.

Rimanendo in tema arte infatti, se Dior aveva iniziato la sua carriera alla vigilia della seconda Guerra Mondiale gestendo una galleria d'arte finanziata dal padre (che poi finirà fallimento) guarda a caso in una delle ultime sfilate, a gennaio lo stilista Raf Simons, attualmente al timone della maison, ha deliziato il pubblico con abiti disegnati come geometrie astratte ricomposte su un corpo-quadro.

Il corpo della donna insomma diventa una tavolozza da cui prendere spunto per creare un'opera d'arte – il vestito, ogni abito Dior deve rappresentare "un'astrazione, un focus sull'idea di intimità nella relazione tra la couture e le sue clienti", ha detto. Chissà se alle più affezionate saranno piaciuti, e se se ne parlerà ancora a lungo come dell'eleganza senza tempo dei figurini del Monsieur.

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