Il ritorno di Federico Moccia

Giunge nelle librerie il terzo romanzo dello scrittore più amato dalle adolescenti italiane. Dopo il travolgente successo di “Tre metri sopra il cielo” e “Ho voglia di te”, del quale a giorni uscirà l’omonimo film con Riccardo Scamarcio nel ruolo del dannato Step, Federico Moccia ci riprova con Scusa ma ti chiamo amore. Con alcune novità. In primis il cambio di casa editrice. Il terzo romanzo sarà pubblicato da Rizzoli e non da Feltrinelli. A ciò si aggiunge una campagna di comunicazione da fare invidia persino alla Rowling e al suo Harry Potter. La Rizzoli ha organizzato un tour a bordo di un autobus che accompagnerà Moccia e trenta sue lettrici, da domani, giorno di uscita del romanzo, al 14 febbraio, in giro per l’Italia. Naturalmente c’è un concorso per scegliere le trenta fortunate. Con un’anticipazione davvero ghiotta per le fan più scalmanate.
Con un giorno di anticipo rispetto all’uscita nazionale, questa sera alle 21 è in libreria l’edizione speciale con dedica dello stesso autore. Questo armamentario mediatico con il quale Moccia scende in campo, ci fa perdere di vista il tema di questo suo terzo lavoro. Ancora una volta al centro del suo mondo narrativo un’adolescente, ma con le dovute differenti implicazioni. Il nuovo romanzo, che si ispira deliberatamente a Love Story, successo letterario e cinematografico degli anni Settanta, racconta la storia d’amore tra la 17enne Niki e il quasi 37enne Alessandro, pubblicitario di successo separato dalla moglie. Con tutte le implicazioni che una storia d’amore così difficile comporta.
La vera forza di Moccia non è letteraria quanto sociologica, ovvero la sua capacità di immedesimarsi negli adolescenti di oggi creando non solo scenari verisimili, ma anche immaginari potenziali verso i quali tendere, esche alle quali far abboccare una generazione in cerca di sogni. I critici con la puzza sotto al naso affermano che Moccia è uno scrittore mediocre. Tutti gli scrittori che vendono milioni di copie vengono sempre considerati dei fenomeni da baraccone. Quest’anno il successo di “Gomorra” di Roberto Saviano ha messo d’accordo sia i lettori per professione che i lettori occasionali. Ma Moccia non è uno sconsiderato. Sa benissimo il ruolo che ricopre presso una fetta considerevole di adolescenti. È per questo che nel suo ultimo romanzo cita Cioran, Gibran e Pasolini. Magari i suoi giovani lettori, poco avvezzi alla letteratura, più attratti dalla musica e dalla tv, si avvicineranno in questo modo a scrittori a loro sconosciuti. E se anche uno di loro prenderà tra le mani un libro di Pasolini, Moccia starà un po’ più simpatico a tutti.

  • shares
  • Mail