Cesare Pavese, oggi l'anniversario della sua morte

Il 27 agosto 1950 si toglieva la vita in un albergo di Torino Cesare Pavese, figura cardine della letteratura del Novecento

Ricorre oggi l’anniversario della scomparsa di Cesare Pavese, morto a Torino il 27 agosto del 1950. Scrittore, poeta, saggista e traduttore, Pavese è stata una figura fondamentale della letteratura italiana del Novecento. 

Timido e introverso sin da giovane, amante della solitudine ma allo stesso tempo bisognoso degli altri, dal temperamento tormentato e contradittorio, incline al suicidio, che scelsce come gesto per porre fine alla sua esistenza, Pavese riversa tutte queste caratteristiche nelle proprie opere, in cui la confittualità la fa da padrona. Città e campagna, azione e pensiero, infanzia e maturità, queste le tematiche che formeranno negli anni la sua poetica.

Compì i suoi studi a Torino di letteratura inglese, che sfruttò traducendo molti autori americani come Sinclair Lewis, Herman Melville, Sherwood Anderson. Il suo essere antifascista lo privò dell'insegnamento e venne mandato al confino a Brancaleone Calabro per aver tentato di proteggere una donna iscritta al partito comunista. E' qui che iniziò a scrivere una delle opere più famose, "Il mestiere di vivere".

1073

Scrittore e poeta - la sua prima opera in versi è  "Lavorare stanca" - tra il 1936 e il 1949 si dedicò alla scrittura delle sue principali opere. Collaborò anche con L'Unità, per il quale pubblicò "I dialoghi col compagno". Nel 1950 la sua opera più importante, "La luna e i falò" e nello stesso anno vinse il Premio Strega con "La bella estate". Una carriera letteraria stroncata da lui stesso, il 27 agosto 1950, quando si tolse la vita con un forte sonnifero in una camera d'albergo a Torino, a soli 42 anni.

Qui di seguito, una delle sue poesie più celebri: Verrà la morte e avrà i tuoi occhi. Eccola.

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una vana parola
un grido taciuto, un silenzio.
Così li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla.

Per tutti la morte ha uno sguardo.
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.
Scenderemo nel gorgo muti.

  • shares
  • Mail