A cinquant’anni della morte di Ian Fleming, gli incipit dei primi 5 romanzi di James Bond

Ricordando Ian Fleming nel cinquantesimo della morte, vi proponiamo gli incipit dei primi cinque libri della celeberrima serie di James Bond

Il 12 agosto 1964 moriva a Canterbury lo scrittore Ian Fleming, celebre per aver inventato James Bond, nome in codice 007. Fleming, che era giovane quando morì visto che contava solo cinquantasei anni, con i suoi romanzi su 007 ha contribuito a fornire una nuova visione della letteratura gialla inglese.

Per ricordare lo scrittore, vi proponiamo gli incipit dei cinque primi romanzi della serie di James Bond, nella speranza di invogliarvi alla lettura dei testi: i film saranno senza dubbio un evento mondiale ogni volta che escono e sono un cult per molti, ma non dimentichiamo che tutto è partito dai libri.

Ian Fleming (1908-1964)


  • Casino Royale (1953): “Alle tre del mattino l'odore del casinò, il fumo e il sudore danno la nausea. A quell'ora, il logorio interiore tipico del gioco d'azzardo – misto di avidità, paura e tensione nervosa – diventa intollerabile. I sensi si risvegliano e si torcono per il disgusto” (traduzione di Massimo Bocchiola).

  • Vivi e lascia morire (1954): “Vi sono momenti di grande privilegio, nella vita di un agente segreto. Vi sono incarichi in cui gli si richiede di recitare la parte dell'uomo ricchissimo; occasioni in cui, come in questo caso, è ospite sul territorio di un Servizio Segreto alleato” (traduzione di Stefano Bortolussi).

  • Moonraker (1955): “Le due calibro 38 tuonarono insieme. Le pareti della stanza sotterranea accolsero il fragore degli spari e se lo rimbalzarono più volte; poi ritornò il silenzio. James Bond osservò il fumo che, dagli angoli della stanza, si raccoglieva verso il centro, dove veniva risucchiato dall'aspiratore tipo Ventaxia. Il ricordo della sua mano destra che, con un solo rapido movimento aveva preso l'arma a sinistra e sparato, gli diede fiducia. [...] Bond vide che l'Istruttore sogghignava: «Non mi sembra vero,» gli disse, «ma questa volta vi ho preso” (traduzione di Roselia Irti Rossi).

  • Una cascata di diamanti (1956): “Con le due chele minacciosamente protese come le braccia di un lottatore, il grosso scorpione, un pandinus, uscì con un secco fruscio dalla fessura della roccia. Fuori dal buco c'era una piccola zolla di terra battuta, e lo scorpione vi si fermò, appoggiandosi sulle quattro paia di zampe, pronto a una rapida ritirata e coi sensi vigili per captare le impercettibili vibrazioni che avrebbero determinato la sua prossima mossa” (traduzione di Enrico Cicogna).

  • Dalla Russia con amore (1957): “L'uomo nudo giaceva a faccia in giù vicino alla piscina: poteva essere morto. Poteva essere un annegato, ripescato dalla piscina e messo ad asciugare sull'erba in attesa dell'arrivo della polizia o dei familiari. Sull'erba vicino alla sua testa i suoi effetti personali erano meticolosamente raggruppati in bella vista in modo che nessuno potesse pensare che i soccorritori avevano rubato qualcosa” (traduzione di Enrico Cicogna).

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