Mario Vargas Llosa e “l’immagine della resistenza e della rivolta”

Nel suo ultimo romanzo – L’eroe discreto – Mario Vargas Llosa conferma la motivazione del Nobel assegnatogli nel 2010 per la “cartografia delle strutture del potere e per la sua immagine della resistenza, della rivolta e della sconfitta dell'individuo”.

Mario Vargas Llosa (il cui nome completo è Jorge Mario Pedro Vargas Llosa) è stato il primo scrittore di origini peruviane a vincere il Premio Nobel per la letteratura, nel 2010. La motivazione con cui gli venne assegnato il Nobel è per

la propria cartografia delle strutture del potere e per la sua immagine della resistenza, della rivolta e della sconfitta dell'individuo.

E proprio questa immagine della resistenza e della rivolta dei singoli individui è ben evidente nel suo ultimo romanzo, L’eroe discreto, pubblicato in Italia da Einaudi.

Mario Vargas Llosa

Al di là della singolarità del titolo, L'eroe discreto di Mario Vargas Llosa racconta la storia parallela di due personaggi: Felícito Yanaqué, piccolo impresario proprietario della Empresa de Transportes Narihualá a Piura – città del Perù, capoluogo dell'omonima regione e dell'omonima provincia – perseguitato dalla mafia; e quella del proprietario di un’agenzia assicurativa a Lima, che tesse una vendetta contro i suoi due figli pigri che desiderano vederlo morto per ereditare. Entrambi i personaggi sono, a loro modo, ribelli discreti che cercano di vivere secondo i loro ideali e desideri. Ma non sono gli unici. Lo stesso Vargas Llosa ha raccontato la genesi di questo romanzo:

L’idea de “L’eroe discreto” mi è venuta leggendo un piccolo annuncio su un giornale di provincia. Un piccolo imprenditore di un’azienda di trasporti aveva pubblicato un avviso nel quale si rivolgeva ai mafiosi del posto rifiutandosi di pagare il pizzo. Mi colpì il coraggio di un uomo senza potere, un uomo vulnerabile che per una questione di principio osava ribellarsi alla mafia.

In questo suo ultimo romanzo, Mario Vargas Llosa riflette su un paese, il suo Perù, più moderno e prospero, in cui si intravedono, a fronte di iene e ricattatori, alcuni eroi quotidiani, comuni e normali, che non saranno calpestati da alcuno. E l’affetto con cui l’autore tratta i propri personaggi è tangibile: li dota della saggezza che dà l’età, ma, allo stesso tempo, di una libertà che costa caro e di un’integrità che muove tutte le loro azioni.

Quest’ultimo romanzo di Mario Vargas Llosa non è certo l’opera con cui sarà ricordato dai posteri, ma è senza dubbio un bell’esempio della grande capacità narrativa del Premio Nobel, abilità che si evince soprattutto nel gioco delle due storie parallele che sembrano non doversi incontrare mai, con giustapposizioni che ci portano da una conversazione all’altra, anche con salti temporali, con uno stile che abbiamo già imparato ad apprezzare in Conversazione nella “catedral”, il suo monumentale terzo romanzo (ma anche nel suo primo romanzo La città e i cani).

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