Libri per l'estate: i romanzi di Giovanni Ricciardi

Una serie di romanzi con Ottavio Ponzetti, che è stato definito “il Montalbano romano”.

Estate tempo di lettura. E sotto l’ombrellone, per qualche insondabile motivo, si preferiscono i gialli. Allora, sulla scia di questa ormai consolidata consuetudine, ve ne propongo uno, o meglio, tre. L’autore, di quella che ormai è diventata una serie, si chiama Giovanni Ricciardi ed è professore in un liceo romano. Il suo personaggio, Ottavio Ponzetti, è stato definito da Marco Lodoli il Montalbano romano. Un accostamento quasi automatico quello con il noto personaggio di camilleriana penna quando un nuovo poliziotto si affaccia sulla scena letteraria.

Ma, a detta dello stesso autore, le differenze tra i due sono molte. Tanto Salvo è uno scapolo convinto quanto Ottavio è felicemente ammogliato e circondato da figli e parenti. Il commissario di Vigata è poi un uomo concreto, risoluto, mentre Ponzetti è più sognatore, con la testa tra le nuvole. Una cosa però li unisce, a mio avviso. Ed è il loro essere dei tutori dell’ordine “sui generis”. Sfacciato Montalbano che critica senza mezzi termini l’operato di governi e politici e che arriva anche a sfiorare le dimissioni dopo i fatti del G8 di Genova; più moderato invece Ponzetti che comunque affida la riuscita della sua terza indagine a un movimento marcatamente di sinistra come la Critical mass. “Ma il commissario romano – ci tiene a precisare Ricciardi – non parte da un’ideologia di sinistra, di base è un conservatore, solo che ama guardare la realtà a trecentosessanta gradi”.

Tre romanzi dicevamo. I primi due I gatti lo sapranno e Ci saranno altre voci (i più attenti riconosceranno l’eco pavesiana) vedono Ponzetti aggirarsi per l’Esquilino, il quartiere della capitale divenuto sinonimo di convivenza multiculturale. Mentre nell’ultimo Il silenzio degli occhi (anche qui si avverte un omaggio al poeta e scrittore che Ricciardi conferma essere uno dei suoi preferiti) Ponzetti viene trasferito ai Parioli e si ritrova coinvolto in una girandola di avvenimenti che prende il via dalla piena del Tevere del 2008, quella di cui l’immagine più vivida nell’immaginario dei romani resta il sindaco in barca sul fiume con l’impermeabile giallo. E proprio il primo cittadino, Lupomanno nella finzione letteraria, avrà un ruolo nella storia, con brevi, ma significative, apparizioni, nell’incipit e sul finale. Come tutti i protagonisti dei romanzi degni di rispetto anche Ponzetti ha una spalla. E che spalla! Si tratta di Mario Iannotta, ispettore e amico del Ponzetti, all’apparenza un po’ ingenuotto, ma capace di fulminanti intuizioni.

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Il suo marchio di fabbrica è la parlata romanesca, di cui però nell’ultima avventura tenta di liberarsi in vista della nascita del suo primogenito “Sennò nun se ‘mpara l’italiano” spiega a uno sbalordito commissario. E accanto ai personaggi in carne e ossa (carne e ossa di carta si intende) ce n’è un altro, sullo sfondo, imponente e silenzioso. E’ Roma, con i suoi vicoli, il Lungotevere, l’Isola Tiberina, ma anche la Piramide “stufa di non essere mai notata da nessuno” o la via Ostiense “che vorrebbe chiamare una schiera di writers a salvarla”. Una città che Ponzetti percorre perlopiù a piedi, per chiarirsi le idee, o in taxi. E di cui, nel suo peregrinare solitario, registra i cambiamenti, che la città osserva paziente perché sa che sia il bello che il brutto prima o poi passano. Bisogna solo avere pazienza e una signora di quasi tremila anni di quella ne ha da vendere. Piccolo appunto a casa editrice e librai: i primi due romanzi sono ormai quasi introvabili! Correte ai ripari.

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