La cinquina del Premio Strega Europeo

In occasione del semestre di presidenza italiana del Consiglio dell’Unione Europea è stata lanciata un'edizione speciale del Premio Strega.

Diciamola tutta: il Premio Strega ce la mette tutta per svecchiarsi un po’ e per scrollarsi di dosso le polemiche che si porta dietro da anni. Ci riesce per alcuni aspetti, forse, anche se gli manca sempre quel qualcosa per bloccare, almeno temporaneamente, le polemiche (soprattutto quelle che dicono che sono sempre le stesse case editrici a spartirsi la torta).

Dopo aver lanciato il Premio Strega Giovani, vinto, come è noto, da Giuseppe Catozzella con Non dirmi che hai paura, la direzione della Fondazione Bellonci e quella della Casa delle Letterature hanno scelto la cinquina per un’edizione speciale dello Strega: vale a dire il Premio Strega Europeo, nato in occasione del semestre di presidenza italiana del Consiglio dell’Unione Europea. Il Premio Strega Europeo intende premiare opere di autori europei tradotti e pubblicati in Italia. I libri selezionati sono i seguenti:


  1. Jérôme Ferrari (Francia), Il sermone sulla caduta di Roma, traduzione di Alberto Bracci Testasecca (e/o 2013), Premio Goncourt 2012: Perché un mondo nasca bisogna che ne muoia un altro, solo le cose eterne sono eterne: è l'assioma che sottintende a questo romanzo travolgente in cui si accavallano per tre generazioni le vicende di un'unica famiglia originaria di un paesino della Corsica. Ognuno di noi durante la propria vita crea un mondo fatto di legami, di progetti e di sogni che si cancella con la propria morte. E così Marcel, nato poco dopo la Prima guerra mondiale, passa attraverso la malattia infantile, l'emigrazione sul continente, la Seconda guerra mondiale, il matrimonio, l'esperienza nell'Africa coloniale francese e la vecchiaia componendo un mondo che si esaurisce con lui, non diversamente da quello che accade a Matthieu, il nipote, che due generazioni dopo rivoluziona la vita del paesino corso aprendo un movimentato bar che richiama gente da tutta la regione e dove si svolgono vicende al limite del surreale in un crescendo catartico che porterà, ancora una volta, allo spegnersi del mondo da lui creato. Bisogna credere nei mondi che creiamo? Bisogna illudersi che siano eterni? O seguire l'ammonimento di Agostino, vescovo di Ippona, che risponde allo sgomento dei fedeli per la caduta di Roma a opera dei visigoti dichiarando la vanità delle cose terrene?

  2. Marcos Giralt Torrente (Spagna), Il tempo della vita, traduzione di Pierpaolo Marchetti (Elliot 2014), Premio Nazionale di Narrativa 2011: Considerato l'erede di Marias e Vila-Matas, Marcos Giralt Torrente racconta nella sua ultima opera, che ha ottenuto il Premio Nacional de Narrativa, il difficile rapporto con il padre in quel tempo, "il tempo della vita" appunto, trascorso insieme a lui tra incomprensioni e odio-amore, fino alla morte dell'uomo. In una prosa letteraria e trasparente al tempo stesso, sospesa tra autobiografia e romanzo, tra narrazione e confessione, l'autore, completamente a nudo, indaga il senso profondo della relazione tra un figlio e un genitore. Questa materia, pericolosa e profondamente intima, quasi sfacciata, nella scrittura di Giralt Torrente diventa emozione, sorpresa e, soprattutto, grande letteratura capace di rivelare al lettore un significato universale. "Il tempo della vita" è la storia di una riconciliazione tra un padre e un figlio che, nonostante le reciproche chiusure, i silenzi, i lunghi periodi di separazione, non hanno mai davvero smesso di amarsi.

  3. Georgi Gospodinov (Bulgaria), Fisica della malinconia, a cura di Giuseppe Dell’Agata (Voland 2013), Premio Nazionale 2012: Un ragazzo è affetto da una strana sindrome: soffre di empatia, è capace di immedesimarsi nelle storie degli altri. Inizia così un viaggio nel mondo del possibile, nel labirinto dei sentimenti mai provati, delle cose mai accadute eppure reali più del reale stesso. Questo "io" coraggioso e impertinente va e viene dal passato, fa incursione in un futuro di cui abbiamo già nostalgia, e ritorna con un inventario di storie sull'autunno del mondo, sui Minotauri rinchiusi in ognuno di noi, sulle particelle elementari del rimpianto, sul sublime che può essere ovunque.

  4. Rosa Liksom (Finlandia), Scompartimento n. 6, traduzione di Delfina Sessa (Iperborea, 2014), Premio Finlandia 2011: Mosca, anni '80, sul leggendario treno della Transiberiana diretto a Ulan Bator, due estranei si trovano a condividere lo scompartimento: una taciturna studentessa finlandese e un violento proletario russo dall'inesauribile sete di vodka. Nell'intimità forzata del piccolo spazio la tensione sale. Lui è uno sciovinista, misogino, avvezzo al carcere, ma con l'irriducibile passione per la vita. Lei è tormentata dai ricordi del suo ragazzo moscovita che si è finto pazzo per non combattere in Afghanistan ed è impazzito nel manicomio dove l'hanno rinchiuso, lasciandola piena di domande nella terra che l'ha sedotta. È l'anima di questa terra a pulsare nelle sconfinate distese che il treno attraversa, nel mosaico di identità e popoli di una Siberia in cui tutto è estremo. Con un realismo crudo che trasuda poesia, Rosa Liksom racconta l'incontro tra due destini ma soprattutto il viaggio attraverso la fine di un impero che sembra sciogliersi in fanghiglia, nel cuore di un popolo disilluso e fiero, che vive nella perenne nostalgia del passato e del futuro, nell'eterno sogno cechoviano "A Mosca! A Mosca!".

  5. Eugen Ruge (Germania), In tempi di luce declinante, traduzione di Claudio Groff (Mondadori 2013), Deutscher Buchpreis 2011: Tutto è pronto per il novantesimo compleanno di Wilhelm: la lunga fila di libri di Lenin, il pugnale dell'attore western più famoso della DDR, il piatto di Cuba regalato dai compagni dell'officina Karl Marx. La famiglia al gran completo è riunita, suo malgrado, e sta per celebrare il patriarca dal petto gonfio di medaglie e di ricordi, non sempre veritieri. Wilhelm sta già raccontando qualche nuova prodezza del passato, seducendo gli ospiti, e non sa che due eventi eccezionali, per lui ugualmente catastrofici, lo attendono al brindisi: il Muro di Berlino sta crollando, suo nipote Alexander non arriva, è fuggito dall'altra parte. Dalla tavola in festa prende avvio una saga che racconta il destino di una famiglia borghese nella Gemania dell'Est, nel lungo dispiegarsi del secolo breve tra grandi speranze e gigantesche disillusioni. Una storia di padri e di figli. Wilhelm e sua moglie, comunisti convinti, che tornano dal Messico nel '52 per dare il loro contributo alla formazione del nuovo stato nella Germania Democratica. Il figlio Kurt, emigrato in Russia da dove fa ritorno portando con sé, assieme ai segni e agli incubi del gulag, una moglie russa che non si adatterà mai al grigio rigore della DDR e una suocera che si accontenta di vodka e conserve fatte in casa. E poi Alexander, il giovane nipote, che rischia di finire schiacciato da una soffocante nostalgia per i tempi che furono e che per questo fugge a ovest.

Ora sarà una giuria, composta anche dai vincitori delle scorse edizioni dello Strega, a decretare il titolo vincitore, la cui proclamazione avverrà domani 3 luglio, nel corso della serata in cui ci sarà l’ultima votazione e la vittoria del Premio Strega 2014.

Dicevamo che l’iniziativa è interessante ma che le manca qualcosa per mettere a tacere le polemiche: è possibile anche anche in questa cinquina deve figurare Mondadori che è al centro di tutte le polemiche dello Strega? Avevano l’opportunità di fare qualcosa di diverso (quante sono le case editrici in Italia che pubblicano traduzioni e anche traduzioni molto belle?) eppure no, il sospetto dell’inciucio ce lo dovevano infilare.

La cinquina del Premio Strega Europeo

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