L'arte dei giardini, di Pierre Grimal

“Le leggende collocano il luogo d’origine dell’umanità in un recinto protetto, nel grembo materno che custodisce la vita”

Stando alla Bibbia, la storia dell’umanità inizia in un giardino. Leggiamo, infatti, nel libro della Genesi (2,8-15):

Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l'uomo che aveva plasmato. Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, e l'albero della vita in mezzo al giardino e l'albero della conoscenza del bene e del male. Un fiume usciva da Eden per irrigare il giardino, poi di lì si divideva e formava quattro corsi. Il primo fiume si chiama Pison: esso scorre attorno a tutta la regione di Avìla, dove si trova l'oro e l'oro di quella regione è fino; vi si trova pure la resina odorosa e la pietra d'ònice. Il secondo fiume si chiama Ghicon: esso scorre attorno a tutta la regione d'Etiopia. Il terzo fiume si chiama Tigri: esso scorre a oriente di Assur. Il quarto fiume è l'Eufrate. Il Signore Dio prese l'uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse.

L'arte dei giardini, di Pierre GrimalChissà se questa nostalgia archetipica è alla base del fascino che spesso proviamo dinanzi a un giardino, specialmente se ben realizzato e curato. Proprio ai giardini è dedicata un’opera di Pierre Grimal, nato a Quercy nel 1912 e scomparso nel 1996 e che ha insegnato sino al 1982 alla Sorbona. L'arte dei giardini. Una breve storia, esce in questi giorni per Feltrinelli (era già apparso per Donzelli nel 2000) ed è un testo che costituisce una chiave d’accesso essenziale a uno dei temi cruciali della nostra storia culturale.

Grimal scorre la storia dei giardini, quindi, e mette in evidenza come le diverse epoche storiche non hanno fatto altro che interpretare il particolare rapporto sviluppato dall’uomo con la natura, proprio attraverso l’arte dei giardini, per la loro capacità di risvegliare gli accordi profondi dell’animo umano.

Interessante è il fatto che storicamente il giardino dà corpo al vecchio sogno del microcosmo: i giardini sono, su scala umana, l’immagine del Cosmo infinito. Vi si può modellare a proprio modo la creazione, giocare con le stagioni, le luci, le prospettive, le chiome. In tale ottica i giardini diventano rivelatori dello spirito di un’intera epoca al pari della scultura, della pittura o delle opere degli scrittori.

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