Marcello Dell’Utri, i libri e il carcere

In carcere Marcello Dell’Utri chiede più libri da leggere. Una questione, quella dei libri durante la detenzione, che è di vecchia data e che trova diverse soluzioni a seconda degli istituti.

La notizia che Marcello Dell’Utri desideri leggere diversi libri in carcere sta facendo il giro dei notiziari in Italia. Secondo il regolamento del carcere di Parma, in cui Dell’Utri si trova rinchiuso, i carcerati possono avere non più di due libri in cella. Però Marcello Dell’Utri ne vorrebbe di più, come spiega l’onorevole Massimo Palmizio (Forza Italia):

Un conto scontare la pena, un conto negare libri che per lui sono come l'acqua. Farlo è tortura psicologica.

La questione dei libri in carcere è di vecchia data. Se da un lato abbiamo l’iniziativa calabrese che, mirando al riscatto sociale dei detenuti, permette ai condannati a pena detentiva superiore a sei mesi di avere tre giorni di sconto pena se leggeranno un libro (come sottolinea Mario Caligiuri, assessore alla cultura della regione Calabria: “La lettura è uno straordinario antidoto al disagio e favorisce la consapevolezza e il riscatto sociale e personale”), dall’altro abbiamo avuto la notizia che a Davide Emanuello, boss di Cosa nostra, in carcere con il regime del 41bis, è stata negata la lettura de Il nome della rosa di Umberto Eco “perché ritenuto pericoloso dall’area educativa”. Certo, i libri sono pericolosi perché aiutano a pensare: ma qui il discorso è diverso.

Marcello Dell'Utri

Tempo fa ebbi l’occasione di intervistare un ergastolano, Carmelo Musumeci, autore di libri e a che quando lo intervistai faceva il bibliotecario nel carcere in cui si trovava (poi venne trasferito). Mi disse Musumeci:

L’Assassino dei Sogni, il carcere come lo chiamo io, non vuole fare altro che addomesticare il corpo, la mente e l’anima dei suoi prigionieri, ma la lettura ti può aiutare a resistere e a sopravvivere. Un libro, qualsiasi, ti dà sempre qualcosa, anche per questo noi siamo anche quello che leggiamo, ma è anche vero che ci sono dei libri che ti danno qualcosa in più. E un buon libro ti può aiutare ad aprire la porta in un altro universo, come ti può aiutare a rispondere alle tre famose domande: chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo. Ho letto migliaia di libri, perché in carcere si ha il vantaggio di avere tempo, in particolar modo quando vivi in regime totale d’isolamento, e io ci ho vissuto per anni, sia perché sono stato spesso punito e sia perché sono stato spesso sottoposto a tutti i regimi di emergenza.

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