La domenica delle palme in una poesia di Marino Moretti

Il poeta crepuscolare Marino Moretti riflette sul senso della domenica delle palme e sui ramoscelli d'ulivo che oggi vengono donati.

La chiesa cattolica (e molte di quelle cristiane) celebra oggi la domenica delle palme, che ricorda l’ingresso di Gesù in Gerusalemme e dà via ai riti della settimana santa che, in molte zone della nostra Italia, sono celebrati in maniera molto intensa, anche dal punto di vista delle tradizioni culturali e folcloristiche.

Credenti o meno, la domenica delle palme riveste ha per molti un significato molto intimo, anche grazie a quel rametto di palma – o meglio: ramoscello d’ulivo – che, dopo la benedizione, viene portato nelle case e, sovente, si mette su un quadro o in un angolo a ricordare la giornata odierna a mo’ di augurio per la pace.

Di questa tradizione è testimone anche il poeta crepuscolare Marino Moretti (1885-1979) che nella poesia La domenica delle palme racconta di come sua mamma gli porti un ramoscello d’ulivo dopo la celebrazione della benedizione (l’ulivo benedetto che benedice, nota Moretti). E il poeta, nel vedere il ramo d’ulivo, fa le sue considerazioni e, soprattutto, chiede: “Ulivo, e a me che dirai?”. Una domanda che forse molti si porranno oggi quando verrà loro donato un ramo benedetto.

La domenica delle palme in una poesia di Marino Moretti

Chinar la testa che vale?
E che val nova fermezza?
Io sento in me la stanchezza
del giorno domenicale,

mentre la madre mia buona
entra con passo furtivo
nella mia stanza e mi dona
un ramoscello d'ulivo...

E se'n va. Tutto quello
ch'ella vuol dirmi lo dice
a questo suo ramoscello
che adornerà una cornice:

adornerà la cornice
dorata a capo del letto
l'ulivo ch'è benedetto,
l'ulivo che benedice;

porterà pace e abbondanza
nelle casette più sole,
rallegrerà un po' la stanza
dell'infermo, senza sole,

ricorderà poi con tanta
fede l'ingresso solenne
di Cristo a Gerusalemme
nella domenica santa!...

Ulivo, e a me che dirai?
Le stesse cose anche tu?
se una parola: giammai,
se due parole: mai più?

Nulla tu doni al mio cuore
che lo consoli un istante,
ed il mio sguardo tremante
non vede in te che un colore:

il color triste di tutto
il mondo che non à sole
e piange tacito e vuole
vestirsi di mezzo lutto;

il colore della noia
e dei fiori di bugia,
il colore della mia
giovinezza senza gioia;

il colore del passato
che ritorna ben vestito,
il color dell'infinito
e di ciò che non è stato;

il color triste dell'ore
così lente a venir giù
dai lor numeri, il colore
che non è colore più.

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