Jean-Pierre Claris de Florian e la Canzone del piacere d’amore

È bello innamorarsi e vivere intensamente la propria storia. Ma poi se l’amore finisce le pene d’amore sono tremende!

Le pene d’amore accomunano tutte e tutti, indipendentemente dal sesso, dal credo religioso e politico, dall’orientamento sessuale e da tutte le altre variabili possibili e immaginabili. Ci si innamora, si è al settimo cielo per un po’… poi succede qualcosa e tutto si frantuma. Se la bellezza dell’amore sembra essere durata molto poco, le pene d’amore pare che non finiscano mai.

Lo descrive bene Jean-Pierre Claris de Florian (1755-1794), pronipote di Voltaire che nella Canzone del piacere d’amore si mostra dotato di un sano scetticismo verso la vita e l’amore.

La Canzone del piacere d’amore ebbe molta fortuna anche grazie al musicista italiano Giovanni Battista Martini (1706-1784) che la musicò e la rese celebre in tutto il mondo. Del resto, bisogna essere onesti!, quello che scrive Jean-Pierre Claris de Florian è indiscutibilmente vero!

Jean-Pierre Claris de Florian e la Canzone del piacere d’amore

Il piacere d’amore non dura che un istante,
le pene dell’amore duran tutta la vita.

Tutto ho lasciato per Silvia, quell’ingrata!
Lei m’abbandona e sceglie un altro amante.

Tutto ho lasciato per Silvia, quell’ingrata!
Lei m’abbandona e sceglie un altro amante.

“Finché quest’acqua scorrerà dolcemente
verso il ruscello che costeggia il prato,
io sempre t’amerò”, Silvia mi ripeteva.
L’acqua continua a scorrere, ma lei ha preso un altro.

“Finché quest’acqua scorrerà dolcemente
verso il ruscello che costeggia il prato,
io sempre t’amerò”, Silvia mi ripeteva.
L’acqua continua a scorrere, ma lei ha preso un altro.

Il piacere d’amore non dura che un istante,
le pene dell’amore duran tutta la vita.

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