Cinque libri per ricordare Marguerite Duras nel centenario della nascita

Cento anni orsono nasceva Marguerite Duras, una delle più grandi scrittrici del Novecento.

Cento anni fa nasceva a Saigon la scrittrice e regista francese Marguerite Duras (pseudonimo di Marguerite Germaine Marie Donnadieu) e considerata una delle più grandi scrittrici del Novecento.

Marguerite Duras è vissuta nell’Indocina francese (l’attuale Vietnam) fino a diciotto anni e poi, rientrata in Francia nel 1932, ha preso parte alla Resistenza e ha militato nel dopoguerra nelle file del Pcf da cui è stata espulsa come dissidente nel 1950. Oltre a numerose opere narrative, ha scritto sceneggiature per il cinema e ha diretto diversi film.

Vi proponiamo, com’è ormani nostra abitudine, cinque suoi testi per conoscerla meglio e celebrare l’anniversario.

Cinque libri per ricordare Marguerite Duras nel centenario della nascita


  • La vita tranquilla (1944): Un nucleo familiare chiuso in se stesso. La noia, l'attesa, la palude esistenziale. Poi, un delitto, una morte. E la vita torna a scavare. Il secondo romanzo di Marguerite Duras, scritto nel 1944 e rivisto nel 1972, è ambientato in una proprietà agricola sperduta nella campagna francese. Protagonista ne è la giovane Francou, vittima di una profonda noia esistenziale, alla quale sente di poter sfuggire solo mediante l'amore. L'amore, da un lato, è quello che la getta fra le braccia di Thiène e, dall'altro, quello impossibile che nutre per il fratello Nicolas. I personaggi sono tutti murati in se stessi, invischiati in situazioni irrisolte e votati ad affetti irrealizzabili, in una cupa e opprimente atmosfera provinciale, dove covano nascosti drammi segreti e passioni violente. A fungere da elemento di rottura e svolta sarà allora un delitto, quello con cui il racconto ha inizio, che spezzerà questo soffocante senso di paralisi. E sarà una promessa di "Vita tranquilla".

  • L'amante (1984): La storia d'amore di una francese quindicenne con un giovane miliardario cinese, sullo sfondo di un ritratto di famiglia, nell'Indocina degli anni trenta. Racconto-rivelazione di lucidità struggente, di terribile e dolce bellezza, L'amante trasfigura e risolve integralmente in una scrittura spoglia, e prodigiosamente intensa, il complice gioco che la memoria e l'oblio ricalcano sulla trama della vita.

  • Il dolore (1985): "La stessa camera. Vi scrivo dalla stessa camera. Oggi, al di là dei vetri, c'era la foresta ed era arrivato il vento. Le rose sono morte in quell'altro paese del Nord, una a una, ghermite dall'inverno". Sullo sfondo della guerra mondiale e della guerra civile, due racconti immaginari e quattro racconti 'dal vero', ancora impregnati di lacrime e sangue, che l'autrice aveva dimenticato in due vecchi quaderni. Tracce fedeli della sua esistenza a Parigi fra il 1944 e il 1945, quando la Duras militava nei ranghi della Resistenza in attesa del ritorno del marito deportato, i racconti de "Il dolore" hanno la forza lirica dello sgomento di fronte alle strozzature della Storia e ai soprassalti della memoria.

  • L'amante della Cina del Nord (1991) L'autrice, dopo aver saputo della morte del protagonista de 'L'amante', riscrive l'amore fra quel cinese e lei quindicenne. I protagonisti sono gli stessi dell'Amante: l'uomo cinese e la quindicenne bianca. Uguale lo sfondo: l'Indocina degli anni trenta, con i suoi pomeriggi estenuanti, l'odore di pioggia e gelsomino, le strade brulicanti di cani, mendicanti, pazzi, le note del jazz. Ma la storia viene rivissuta, scavata, sviluppata, ingrandita, poiché in fondo essa costituisce la matrice di tutta l'opera della Duras. L'infanzia in Cocincina è riguardata con l'accanimento di chi vuol dire tutto: l'orgoglio, la povertà, l'avarizia, la crudeltà della vita coloniale per i degradati. Non c'è più spazio per tenerezza o nostalgia. Le passioni sono primarie, violente: un fratello pronto ad ammazzare per droga, una madre tentata di prostituire la figlia, un cinese molto ricco venuto dal Nord a fronte di una famiglia rovinata. E tutto è raccontato in modo immediato, diretto, sensuale. "Non avevo mai immaginato che il Cinese sarebbe morto, e con lui il suo corpo, la sua pelle, il suo sesso, le sue mani. Per un anno ho ritrovato l'età dell'attraversamento del Mekong, sul traghetto di Vinh Long... Sono tornata a scrivere romanzi."

  • Quaderni della guerra e altri testi (2008): I Quaderni della guerra costituiscono la parte più importante e sorprendente degli archivi depositati da Marguerite Duras all’Imec (Institut Mémoires de l’édition contemporaine) nel 1995. Scritti tra il 1943 e il 1949, sono rimasti a lungo chiusi nei mitici ?armadi blu” della sua casa di Neauphle-le-Château; la loro pubblicazione permette l’accesso a un documento autobiografico unico e a una testimonianza preziosa sul lavoro letterario della scrittrice ai suoi inizi. Il contenuto di questi quattro quaderni eccede ampiamente il quadro della guerra, malgrado la nota apposta da Marguerite Duras sulla busta che li conteneva, ora diventata il titolo del volume. In effetti, troviamo racconti dove evoca i periodi più cruciali della sua vita, in particolare la gioventù in Indocina; abbozzi di romanzi in corso, come Una diga sul pacifico o Il marinaio di Gibilterra; o il racconto all’origine de Il dolore. Dieci ?altri testi” inediti, contemporanei alla stesura dei quaderni, completano quest’immagine di un’opera nascente dove si disegna l’architettura primitiva dell’immaginario durassiano.

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Foto | Flickr

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