È morto Cesare Segre, grande filologo e critico letterario

Alla soglia degli 86 anni è morto Cesare Segre, che ha raccontato il suo percorso intellettuale nel libro “Per curiosità. Una specie di autobiografia” (Einaudi).

Avrebbe compiuto ottantasei anni tra una manciata di giorni (il prossimo 4 aprile), ma Cesare Segre, uno dei più noti critici letterari italiani, è morto ieri, a Milano.

Nato a Verzuolo, in provincia di Cuneo, dopo gli studi universitari, Segre è stato docente di filologia romanza presso l’università di Pavia, e visiting professor presso diverse università nel mondo; inoltre ha diretto l'International association for semiotic studies ed è stato condirettore delle riviste Strumenti critici e Medioevo romanzo; dal 1993 era socio nazionale dell’Accademia dei Lincei.

Non è certo possibile dare contezza della sua grande produzione letteraria nello spazio di un post, ma ricordiamo che è stato curatore di importanti edizioni critiche e, nella sua attività si è appassionato di interessi filologici e linguistici ai quali ha unito una costante attenzione alle problematiche semiologiche e metodologiche (segnaliamo l’antologia della poesia italiana curata da lui e Carlo Ossola e pubblicata da Einaudi come anche un’ampia antologia scolastica pubblicata da Bruno Mondadori e redatta in collaborazione con Clelia Martignoni a un’ampia antologia scolastica per Bruno Mondadori). In questi giorni gli è stato dedicato un volume dei Meridiani di Mondadori, a cura di Conte e Mirabile, dal titolo Opera critica mentre nel 1999 ha pubblicato, per Einaudi, il suo cammino intellettuale nel libro Per curiosità. Una specie di autobiografia.

È morto Cesare Segre, grande filologo e critico letterario

In un articolo del 2010 sul Corriere della Sera (Segre era una delle firme più prestigiose delle pagine culturali del Corriere) dal titolo Così degrada la nostra lingua, ebbe a scrivere:

La nostra classe politica, che in tempi lontani annoverava ottimi parlatori e oratori, tende sempre più ad abbassare il registro, perché pensa di conquistare più facilmente il consenso ponendosi a un livello meno elevato. È la tentazione, strisciante, del populismo. Naturalmente questo implica il degrado anche delle argomentazioni, perché, ai livelli alti, il linguaggio è molto più ricco e duttile.


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