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Tutti gli articoli con tag zandonai editore

Ludwig di David Albahari

pubblicato da Roberto Russo

Copertina di Ludwig di Davi AlbahariSi viene assorbiti totalmente dalle pagine di Ludwig, testo di David Albahari, scrittore serbo tra i più apprezzati, edito recentemente da Zandonai.

Il soliloquio dell’anonimo protagonista si basa tutto sul confronto-scontro tra lui e Ludwig, scrittore di best-seller ormai senza più idee ma sempre venerato da molti. La penna di Albahari riesce a vergare pagine intense in cui esplode tutta la solitudine e la rabbia del narratore per il suo ruolo subalterno nei confronti di Ludwig, narratore che, quasi come ultimo sberleffo, non ha nemmeno un nome, lui che è più bravo di Ludwig a scrivere ma che non ha mai avuto il suo successo:

“La tazza del gabinetto è la misura massima della solitudine che può cogliere all’improvviso una persone. Non c’è nulla di più solitario e doloroso del chinarsi sulla tazza del water e confrontarsi con la placida superficie dell’acqua sul fondo, soprattutto quando per la terza volta in breve tempo lo stomaco si sforza di espellere qualcosa, pur non avendo più niente dentro. Questo è ciò che fa Ludwig; se non può prendervi niente, vi prenderà quel niente, semplice”.

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Minotauro di Péter Nádas

pubblicato da Roberto Russo

Minotauro di Péter NádasLe Edizioni Zandonai – che hanno ricevuto dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali la menzione speciale del Premio nazionale per la Traduzione edizione 2009 come editore italiano che contribuisce alla diffusione della cultura straniera nel nostro Paese – tornano in libreria con una interessantissima raccolta di racconti: Minotauro di Péter Nádas.

Due sono gli elementi, a mio avviso, che fanno della lettura dei testi di Nádas (tra i più importanti e apprezzati scrittori ungheresi contemporanei) una esperienza veramente unica. Il primo è esterno, per così dire, ed è costituito dalla copertina (del resto Zandonai ci ha abituati a splendide copertine): una foto di Korana Šegetalo-Delić – dall’emblematico titolo The Cure for Boredom Is Curiosity – ci mostra gli occhi azzurri di un bimbo che, curiosi, guardano fuori. È un invito a leggere i racconti non solo con gli occhi di un bambino ma anche con la necessaria curiosità e disponibilità a lasciarsi condurre in una narrazione che racconta di luoghi e situazioni a volte, forse, lontani dalla nostra cultura.

L’altro elemento è dato dallo stile di scrittura di Péter Nádas: fedele al titolo – Minotauro – i racconti hanno il sapore del labirinto e, come spirali, diventano sempre più inestricabili, quasi claustrofobici. Per rendersene conto basta leggere il racconto Via – il più corto della raccolta – che parla di una strada e di quanto c’è in essa: il testo è composto da un unico periodo di ventiquattro righe. Provatelo a leggere ad alta voce e alla fine avrete la sensazione di trovarvi proprio in un labirinto con il Minotauro alle spalle. Altri racconti che ho trovato particolarmente intensi sono Bambini (in cui si parla di una festa di bambini e di un invitato che deve percorrere a piedi molti chilometri per raggiungere la villa della festa), Bianco (con un paio di guanti bianchi di pizzo che danno l’avvio al tutto), Ritratto di famiglia in un tramonto viola (con interni che sanno di vecchiaia e con il fantasma dell’omicidio che aleggia su tutti). Oltre, ovviamente, al racconto che dà il titolo alla raccolta, Minotauro, con una sfilza di inquietanti punti interrogativi.

L’autunno che è ormai alle porte è il momento ideale per perdersi tra le pagine di Péter Nádas.

Péter Nádas
Minotauro
Traduzione di Andrea Rényi
Zandonai Editore, 2010
ISBN: 978-88-95538-47-1
pp. 224, euro 16

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L'ultimo anello di Gian Conti

pubblicato da Roberto Russo

L'ultimo anello di Gian ContiÈ da poco uscito per i tipi della Zandonai l’ultimo romanzo di Gian Conti, dal titolo L’ultimo anello. Dopo la fitta rete di omicidi che troviamo in Loop e il misterioso oggetto di Puzzle di tre Gian Conti tesse un giallo fitto e interessante che dall’Europa passa al Brasile, dall’industria genetica ai più semplici sotterfugi, dai personaggi più violenti alle povere ignare vittime di cospirazioni troppo grandi. Fino a giungere, appunto, all’ultimo anello che dà il titolo al romanzo.

La passione di Gian Conti per la scrittura e la narrazione si percepisce ad ogni pagina e in tutta la struttura del romanzo che di capitolo in capitolo – indicato sempre da una data – porta il lettore in luoghi diversi e tra persone differenti che, se da un lato fanno fare una ginnastica mentale non indifferente, dall’altro aiutano a risolvere il giallo, come lo stesso autore ci fa capire in un passaggio del romanzo:

Quando non riusciva a risolverlo, Riele [commissario di polizia] doveva distogliere i pensieri dal problema. Gli accadeva con l’enigmistica pura, i rebus, le sciarade, gli anagrammi, le crittografia, gli indovinelli. Giochi di cui era esperto.

Un thriller intenso e polifonico che, grazie anche ad una curatissima edizione tipografica, è di piacevole lettura e di ottima compagnia.

Gian Conti
L’ultimo anello
Zandonai, 2010
ISBN 978-88-95538-48-8
pp. 336, euro 18,00

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Kapò di Aleksandar Tišma

pubblicato da Roberto Russo

Kapò di Aleksandar TiÅ¡maHo letto questo libro in treno e credo che sia stata la scelta giusta. Non perché il romanzo di Tišma parli di viaggi, ma perché è proprio un viaggio tra i pensieri e le riflessioni di un uomo. E questo viaggio interiore riguardava quanto avvenuto in un campo di concentramento, altra situazione che rammenta i ben tristi treni dei deportati.

Aleksandar Tišma (1924-2003) – tra i più autorevoli e apprezzati scrittori della ex Jugoslavia – in Kapò narra l’avventura umana di Vilko Lamian, ebreo, che, per sopravvivere nei campi di concentramento di Jasenovac e di Auschwitz muta di pelle come il serpente e si trasforma in Furfa, un kapò, appunto. Terminata la guerra, vive tra i rimorsi, soprattutto dopo aver ritrovato per caso un giornale che gli riporta alla memoria una delle sue vittime, Helena Lifka, di cui aveva abusato sessualmente. La ricerca di Helena – e la ricerca del perdono – costituiscono l’ossatura del romanzo.

Poderoso il linguaggio di Tišma, reso in un buon italiano dalla traduttrice Alice Parmeggiani. La descrizione di quanto avviene dentro Vilko è minuziosa e mai noiosa. Più volte sono ritornato su alcuni passi per continuare ad assaporare le parole usate.

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Freelander di Miljenko Jergović

pubblicato da Roberto Russo

Copertina del libro Freelander di Miljenko JergoviÄ�Da Freelander – romanzo on the road di Miljenko Jergović, in libreria in questi giorni per i tipi della Zandonai Editore – si viene conquistati due volte: all’inizio subito appassiona lo stile di Jergović, poi, dopo le prime pagine, la storia si fa strada e ci si cade dentro.

La storia è quella di Karlo Adum, professore in pensione e vedovo, e della sua Volvo “colore arancione, vernice originale, anno di produzione 1975, mai scheggiata, unico proprietario…”. Per essere più precisi è la storia di un viaggio da Zagabria a Sarajevo, un viaggio alle radici, un viaggio attraverso la storia, un viaggio che, anche Karlo Adum, vede da esterno, dal momento che a Sarajevo, sua città natale, egli manca da cinquant’anni. Un viaggio, infine, in cui la domanda che troviamo a inizio romanzo – “Lo vedi? Lo vedi com’è facile che tutto ti vada storto?” – risuona nelle orecchie per tutta la durata.

Lo stile di Jergović, poi, con un sapiente ricorso all’ipotassi e alle digressioni, rende il viaggio più vero e vivo. Uno stile, a volte, ricercato e costruito benissimo, come, per esempio, quell’unico periodo di trentatré righe che troviamo alle pagine 18 e 19:

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Boris Pahor narra di una primavera difficile

pubblicato da Roberto Russo

Boris Pahor narra di una primavera difficileÈ la primavera, con la sua forza dirompente e con tutte le difficoltà del risveglio, che permea il romanzo Una primavera difficile di Boris Pahor edito da Zandonai. Forza e rigoglio rese plasticamente anche dalla bellissima immagine di copertina (Cose che accadono # 44 di Alessandra Spranzi): due mani che, tra la I e la IV di copertina, reggono un ramo di ciliegio. O lo spezzano? È in questo gioco tra il nascere e l’uscire da se stessi che si sviluppa il romanzo di Pahor.

Il treno correva rapido nella pianura olandese dondolando con incredibile dolcezza sulle sue molle. Una dolcezza quasi eccessiva per loro, che non erano abituati a una simile comodità e che, per la maggior parte, non erano nello stato d’animo di poterla godere […] Sedeva accanto al finestrino. Dapprima era rimasto disteso, con le gambe allungate sotto il sedile di fronte; abbandonandosi allo stordimento di quel dondolio ovattato il corpo riposava. Poi, quando erano comparsi i mulini a vento, si era messo a sedere; un movimento automatico dettato dalla meraviglia per le rare casette di contadini lungo il binario […] Cercava in esse i segni della storia umana, l’immagine della vita che i veri uomini avevano continuato a vivere durante la sua assenza; la cercava con occhi stanchi e increduli (pagg. 3-4)

Siamo nel maggio del 1945, il 4 maggio per la precisione, e Radko Suban, reduce dai campi di concentramento nazisti, per guarire dalla tubercolosi è destinato ad un sanatorio vicino Parigi. Un viaggio, quindi, simboleggiato dal treno con cui si apre il romanzo. Ma non tanto – o non solo – un viaggio fisico, quanto un viaggio di guarigione nei confronti della vita, nei confronti della storia umana prima e della propria storia dopo. Un viaggio in attesa, come la natura che attende la primavera che scoppia, anche se a volte sembra difficile che il miracolo della vita si compia. E, con la vita, sboccia l’amore. Un testo denso, narrato con maestria da Boris Pahor. Un testo che si legge d’un fiato e, per quel che mi riguarda, andrà tra i libri più belli che ho letto in questo 2009.

Boris Pahor
Una primavera difficile
Zandonai, 2009
pp. 333, euro 18

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Un oggetto misterioso in bilico tra passato, presente e futuro: Puzzle di tre di Gian Conti

pubblicato da Roberto Russo

Copertina del libro Puzzle di tre di Gian ContiSapore di caccia al tesoro che si snoda nel tempo e nello spazio. È questa la sensazione che si prova nel leggere il romanzo Puzzle di tre di Gian Conti (Zandonai Editore, 2009). L’autore – che già abbiamo apprezzato nel giallo Loop – narra di uno strumento misterioso e del suo ritrovamento casuale.

La storia, ambientata in diverse città, si dipana attorno a un teatrino di marionette, un fortepiano (o meglio, quello di cui sono farciti, come dice ad un certo punto uno dei protagonisti), chiese con i loro ex voto e un atto notarile e si svolge in mercatini dell’antiquariato, case di collezionisti privi di scrupoli, restauratori di strumenti antichi, biblioteche ed archivi… Come in ogni caccia al tesoro che si rispetti gli indizi sono sparsi un po’ ovunque e alcuni sono veramente ben nascosti.

Tra i miei personaggi preferiti Gian Ferrari – che abitava a Segrate e lavorava a Cinisello – e Mario Bocchi della Biblioteca civica Berio di Genova. Il primo per la sua capacita di accordare vita reale e situazioni paradossali, il secondo per la simpatia insita in quelle persone che fanno tutto e niente ma hanno sempre successo. E poi c’è Domenico Costa che alla caccia al tesoro dà inizio: la sua capacità di ascoltare e di accogliere rende possibile il gioco che l’autore ci racconta.

Infine, una notazione matematica (o magica? visto il libro non ci starebbe male). Fin dal titolo c’è una presenza forte del numero tre (omne trinum est perfectum): Puzzle di tre – costituito di tre parti – è ambientato in tre città diverse (due italiane e una francese); lo strumento misterioso è diviso in tre parti; le persone che lo cercano si riuniscono in gruppi di tre e via dicendo. Quando però c’è un qualche passo importante il tre non esiste più e ci ritroviamo con due situazioni – o una: quasi a voler intendere un’attesa che deve completarsi.

Gian Conti
Puzzle di tre
Zandonai 2009
pp. 431, euro 15,00

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Una fitta rete di omicidi: Loop di Gian Conti

pubblicato da Roberto Russo

Copertina del libro Loop di Gian ContiEcco uno di quei libri di cui è difficile parlare. Per apprezzarlo pienamente bisogna leggerlo. Si tratta di Loop di Gian Conti, edito da Zandonai. Un romanzo intenso, tinto del giallo del mistero, ma anche del rosso macabro e di altre infinite tonalità di colori. Scritto con una prosa fluida e accattivante Loop narra di una serie di omicidi apparentemente slegati tra loro ma che sono intimamente connessi. Ecco il loop che dà il titolo al libro, il cerchio della morte: solo a giro completo si comprenderanno tutti gli elementi.

Il racconto degli eventi è preceduto da tre capitoli che, in un certo senso, destabilizzano perché sembra che non abbiano niente a che fare con il romanzo (soprattutto se si è letta la quarta di copertina si ha come l’impressione che sia stato commesso un grossolano errore…). Invece, se ci si lascia andare al gioco del cerchio della morte tutti gli elementi occupano il loro posto e danno vita ad un romanzo veramente bello.

Tra gli altri elementi di pregio del romanzo, c’è quello della descrizione dei luoghi: una descrizione di strade, incroci, situazioni che fanno vedere plasticamente dove si svolge l’azione dando l’impressione di essere proprio là nel momento in cui il tutto avviene. Molto ben curata la veste grafica e la cura dell’impaginazione. Sinceramente, da leggere.

Gian Conti
Loop
Zandonai 2008
pp. 315, euro 16

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Libri di viaggio: Berlino di Ales Steger

pubblicato da Roberto Russo

Libri di viaggio: Berlino di Ales StegerLa casa editrice Zandonai ha da poco pubblicato il prezioso libro di Ales Steger dal titolo Berlino. L’autore, esponente di spicco della nuova letteratura slovena, ci parla di Berlino, città in cui ha vissuto dal 2005 al 2006 con gli occhi di un visitatore cosciente che va in giro con il proprio bagaglio culturale.

È possibile leggere il libro di Steger in due modi. Il primo è quello di una guida classica, che descrive quel che c’è o c’è stato. Troviamo così le panetterie di Berlino, le strade, i viaggi, i monumenti, la storia, il Muro, ma anche alcuni aspetti particolari (come le piante) troppo spesso dimenticate nelle guide ufficiali.

Per chi arriva a Berlino per la prima volta, la più grande sorpresa è rivelazione è […] l’acqua. Berlino fluttua sopra fiumi e laghi, senza alcuna spavalderia, piuttosto con discrezione. Lontana dall’ostentazione acquea di Venezia, San Pietroburgo o Amsterdam, questa città non si alza in punta di piedi, per poter meglio scorgere, sporgendosi oltre il proprio margine, il volto di Narciso. La storia, le migrazioni dei popoli, i trasferimenti forzati, gli immigrati di oggi, gli sconfitti di domani e i vincitori di ieri hanno frantumato lo specchio di questa città. Solo l’acqua a volte trascina di nuovo con sé, riunendole, le schegge di vetro nelle quali si contempla un volto sminuzzato, ma non nell’imponenza dei porti, delle fontane e dei viali del centro, piuttosto nei laghi circondati da salici e tigli, nelle peschiere attorno a cui giocano i bambini, lungo le rive sognanti con le bancarelle delle bibite e le sdraio disposte sulla sabbia trasportata fin lì. (p. 112)

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