Se la Società Anonima Veicoli chiama, il giovane di belle speranze risponde. Accetta uno stage con rimborso di ottocento euro al mese, si trasferisce nella elegante Torino e prova a inserirsi nell’ambiente di lavoro. Impara quel che c’è da sapere su un’azienda che produce camion, incontra sindacalisti, operai, quadri dirigenziali, altri giovani di belle speranze e alla fine della sfilata di tanta variegata umanità viene scaricato, tutto secondo copione.
Il protagonista, con sguardo lucido e disincantato, si aggira nella Società Anonima Veicoli come un fantasma: vede e registra situazioni e rapporti interpersonali, ma resta sempre al di fuori, combattuto tra il tentativo di “inserirsi” e la spinta a seguire la sua naturale avversione per i compromessi. L’autore scandaglia con precisione chirurgica le relazioni aziendali, i giochi di potere, gli atteggiamenti di malcelata arroganza di chi occupa i posti privilegiati. Spietato e cinico, ma anche, e soprattutto, sensibile e romantico, Orletti descrive un’industria ormai alla deriva che si nasconde dietro innovativi sistemi di gestione. La fabbrica integrata, secondo cui ogni risorsa dovrebbe contribuire con la propria creatività al buon funzionamento dell’azienda, si scopre così “disintegrata”.
Sullo sfondo una Torino malinconica, con i suoi larghi viali e le ampie piazze, il lungo Po, le statue e i caffè. E lo stagista De Filippis col suo romanzo da scrivere e la difficoltà a sentirsi “già molto inserito”, i suoi discorsi interiori su Modigliani, le riflessioni su ciò che ha intorno, gli aborti d’amore, l’ironia sullo “stare insieme”, l’impossibilità di essere cordiali “brave persone” senza scadere nella banalità. Il tutto raccontato con mesto sarcasmo e una buona dose di rabbia nei confronti dell’ipocrisia e del conformismo. Divertente la scelta di canzonare l’invasione di parole straniere nel tecnichese, scrivendo tutti i termini così come si pronunciano.
Mi sento già molto inserito
Mauro Orletti
Zandegù editore, 2009
€ 14,00
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Non ho mai creduto ai viaggi che ti cambiano la vita. Ho sempre ascoltato con scetticismo i resoconti di amici e conoscenti che raccontavano di terre lontane e persone incredibili che, dicevano, li avevano resi diversi. Perché poi si torna alla quotidianità e si scopre che i luoghi non sempre sono “luoghi dello spirito”.
Per questo mi è piaciuto il libro di Simone Rossi, La luna è girata strana. edito da Zandegù. Nonostante lui dica che vedere l’Etiopia gli abbia cambiato la vita, quello che arriva è che poi lui torna alla normalità, riprende la sua esistenza da dove l’aveva interrotta e il tempo rallentato dell’Africa riacquista velocità nel ritmo frenetico del vivere occidentale.
Quel che resta è una testimonianza, questo libro scanzonato, leggero (nel senso calviniano del termine), pieno di colore e suoni, in cui i personaggi ricordano quelli delle fiabe. C’è la suora alta due metri, il vecchio e schietto Verbano, il frate buono, i bambini allegri e sporchi, come quelli sperduti di Peter Pan.
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“Sì, per quanto ci riguarda, l’amore per i libri esiste ancora”. Marianna Martino è la più giovane editrice che io conosca: appena 25 anni ma, dalle sue parole, già con le idee molto chiare.
“Questo amore per la lettura appartiene a una ristretta cerchia di persone che ancora credono nella magia dei libri, come strumento di cultura e di evasione - ci spiega - una cerchia, appunto. Per questo molte piccole realtà editoriali indipendenti, come appunto la nostra casa editrice, cercano di proporre idee innovative di promozione e libri interessanti e di qualità per far sì che la “cerchia” cresca in futuro”.
Zandegù, ci spiega, è nata nel marzo 2006 a Torino e si occupa di “narrativa surreale di giovani autori italiani”.