Il saggio firmato Wu Ming sulla New Italian Epic, per alcuni ormai NIE, recentemente pubblicato da Einaudi dopo quasi un anno di gestazione tra interventi su internet, conferenze e dibattiti, ha innescato una reazione a catena di polemiche e duri attacchi tra il sarcastico e lo schifato. Proprio in reazione a questi attacchi, arrivati soprattutto dalla stampa, Wu Ming 1, il principale promotore e “ideologo” del gruppo, ha pubblicato su Carmilla la prima parte di quello che si può tranquillamente definire un contrattacco.
Il titolo del pezzo, articolato in 9 punti, è “NEW ITALIAN EPIC: REAZIONI DE PANZA - 1a parte” si scaglia soprattutto su 4 interventi pubblicati sui giornali nelle ultime due settimane da Riccardo Chiaberge (Domenicale del Sole24ore), Filippo La Porta (CorSera), Emanuele Trevi (Alias) e Fabrizio Rondolino (La Stampa), accusando i rispettivi autori di “reazioni tra lo stizzito, il sussiegoso e il goliardico” e proponendo uno schema tripartito delle reazioni più comuni:
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Quasi un anno fa aveva suscitato enorme scalpore nello stantio mondo della letteratura italiana contemporanea la pubblicazione su internet dell’intervento intitolato “New Italian Epic”, firmata Wu Ming 1, alias Roberto Bui, uno dei componenti del collettivo bolognese di scrittori Wu Ming. D’improvviso sembrò rinato, quasi per miracolo, un dibattito, un vero e proprio scontro di opinioni, un vero miracolo per il panorama intellettuale italiano, solitamente immobile come una salma.
Il saggio di Wu Ming 1, in sostanza, propone una nuova categoria che sigilli nell’ammiccante etichetta “New Italian Epic” l’esperienza, multiforme e variegata, di alcuni scrittori italiani protagonisti degli ultimi vent’anni, tra i quali spiccano i nomi di Saviano, De Cataldo, Lucarelli, Evangelisti, fino ai Wu Ming stessi. La presunta linea rossa che congiunge questo universo di scrittori, apparentemente non proprio affini, è rappresentata dal materiale storico che ne forma il punto di partenza narrativo e da un approccio che non disdegna i tratti del giornalismo, della non-fiction alla Saviano per intenderci.
Ora, dunque, a quasi un anno di distanza appunto, quel materiale incandescente, quel “manifesto” che tante reazioni, entusiaste o estremamente ostili aveva suscitato, è stato pubblicato nella collana stile libero di Einaudi. Forse finalmente vedremo chi aveva ragione, se i sostenitori di questa nuova tendenza della letteratura italiana contemporanea o se i suoi detrattori, convinti che in fondo tutto ciò sia solamente una gran trovata pubblicitaria…
Wu Ming
New Italian Epic
Einaudi Stile Libero
euro 14,50
Cultura convergente (Convergence culture, in originale), di Henry Jenkins, docente al Massachusetts Institute of Technology, è un saggio che analizza la cultura pop attraverso la prospettiva della rete, della partecipazione e della creazione di comunità. Nel mondo anglosassone è già diventato un classico.
Finalmente il libro arriva anche in Italia, per le edizioni Apogeo. L’introduzione all’edizione italiana è stata scritta dai Wu Ming (per la precisione, 1 e 2) e come è loro uso, il testo è già disponibile sul loro sito: elencando le caratteristiche che secondo Jenkins definiscono lo scenario dei nuovi media (innovativo, convergente, quotidiano, interattivo, partecipativo, globale, generazionale, ineguale) le inquadrano anche all’interno del contesto italiano.
E proprio a questo proposito, in chiusura dell’introduzione, scrivono:
Nel nostro paese, inutile dirlo, i pochi programmi attivati su larga scala riguardano la sicurezza. Si cerca di istruire i ragazzi a difendere la propria privacy, a evitare truffe, a filtrare comunicazioni e pubblicità indesiderate, a reagire in caso di soprusi, tentativi di adescamento, raggiri. Inoltre, si fa informazione rispetto ai reati che potrebbero commettere con pratiche largamente diffuse: download di contenuti protetti, condivisione di file, pubblicazione di filmati.
Nessuno sembra capace di attivare un confronto sulle “competenze digitali” che sempre più determinano la formazione sociale, culturale e professionale degli individui. L’Età della Partecipazione, inaugurata dalla Rete, è carica di promesse: cittadinanza attiva, consumo consapevole, creatività diffusa, intelligenza collettiva, saperi condivisi, scambio di conoscenze. Tuttavia, se ci si aspetta di vederla sorgere all’orizzonte come un’alba scontata e inevitabile, si finirà per trasformarla nel suo contrario, producendo una nuova, vasta massa di esclusi.