
L’universo (che altri chiama la Biblioteca) si compone d’un numero indefinito, e forse infinito, di gallerie esagonali, con vasti pozzi di ventilazione nel mezzo, bordati di basse ringhiere. Da qualsiasi esagono si vedono i piani superiori e inferiori, interminabilmente. La distribuzione degli oggetti nelle gallerie è invariabile. Venticinque vasti scaffali, in ragione di cinque per lato, coprono tutti i lati meno uno; la loro altezza, che è quella stessa di ciascun piano, non supera di molto quella d’una biblioteca normale. Il lato libero dà su un angusto corridoio che porta a un’altra galleria, identica alla prima e a tutte. A destra e a sinistra del corridoio vi sono due gabinetti minuscoli. Uno permette di dormire in piedi; l’altro di soddisfare le necessità fecali. Di qui passa la scala spirale, che s’inabissa e s’innalza nel remoto. Nel corridoio è uno specchio, che fedelmente duplica le apparenze. Gli uomini sogliono inferire da questo specchio che la Biblioteca non è infinita (se realmente fosse tale, perché questa duplicazione illusoria?), io preferisco sognare che queste superfici argentate figurino e promettano l’infinito…
Forse sarà ingenuità o lirismo, ma di sicuro non è fantascienza pensare che dietro al concepimento di queste righe, che Jorge Luis Borges scrisse sul Mar de la Plata nel lontano 1941, ci sia stata in qualche modo una visione, nitida o meno, di questo nostro futuro internettiano e, magari, anche di Wikipedia.
E’ proprio vero che spesso la realtà supera la fantasia, anche la più fervida. Nemmeno l’incredibile immaginazione di Borges è riuscita infatti a inventarsi una storia come quella che stiamo vivendo in queste ore. Da ieri, infatti, ci ritroviamo a fare i conti con l’ennesimo primato tutto italiano: siamo il primo paese i cui wikipedisti hanno deciso di oscurare il proprio immenso lavoro per protestare contro una legge assurda, promossa da un governo che per salvare il re è pronto a mandare a morte tutti i suoi sudditi.
Dalla Francia arriva una notizia che potrebbe lasciare abbastanza interdetti: pare infatti che in La carte et le territoire, l’ultimo libro diMichel Houellebecq, già autore di libri di grande successo come Le particelle elementari e la possibilità di un’isola, l’autore francese abbia copiato alcuni passaggi - per lo più descrizioni e biografie - direttamente da Wikipedia.
Il sito internet francese Slate.fr ha pubblicato alcuni di questi passaggi incriminati mettendoli a confronto con la lezione originale di wikipedia e dimosrando in maniera abbstanza certa la filiazione diretta, se non il plagio, di interi brani dell’enciclopedia più famosa del mondo virtuale.
Se anche fosse vero però - e leggendo gli esempi su Slate.fr pare proprio che lo sia - lo scrittore francese non rischierebbe nulla, se non una caduta di stile e forse un calo di popolarità. I proprietari dei testi copiati da Wikipedia, proprio per la natura collettiva e sempre in fieri dell’enciclopedia, potrebbero essere diverse decine il che rende molto difficile un’azione legale contro lo scrittore.
Via | L’Express
Forse non ci avevate mai fatto caso, ma è da un po’ di tempo che è disponibile, per tutti i frequentatori di Wikipedia, la rivoluzionaria e potenzialmente infinita enciclopedia virtuale, una nuova interessante funzione che rende possibile la creazione di vere e proprie antologie di articoli a partire dalle pagine dell’enciclopedia, antologie che, salvate in formato PDF o ODT, saranno poi facilmente stampabili e consultabili offline.
In più, grazie ad un accordo stipulato tra Wikipedia e Pediapress, società tedesca di software e stampa, è addirittura possibile ordinare una copia del proprio wikilibro e riceverla direttamente a casa, contribuendo anche alla wikicausa, visto che il 10% di ogni libro venduto da Pediapress è devoluto alla Wikipedia Foundation.
Questa “nuova” funzione, che io personalmente ho scoperto solo da un paio di settimane, a quanto pare esiste da quasi due anni ed è il frutto di un progetto messo in atto da Wikipedia a partire dalla fine del 2007. Voi ve ne eravate mai accorti?
Via | Wikimedia
Da ormai un decennio Wikipedia, grazie alle sue 10 milioni di voci in tutte le lingue del mondo – dall’afrikaans allo zeêuws, un dialetto neozelandese – è diventata un vero e proprio punto di riferimento per gli internauti bisognosi di conferme, di delucidazioni, di spiegazioni, di dati riferiti a quasi tutto lo scibile umano, travolgendo la memoria delle sue illustri antenate, dalla Cyclopaedia di Chambers all’Encyclopédie di Diderot e D’Alembert., fino alla maestosa Encyclopædia Britannica, quella in cui Borges, in un volume inesistente, trovò le tracce di un misterioso paese di nome Uqbar, anch’esso inesistente.
Wikipedia, che per numero di lettori e numero di collaboratori le supera tutte di gran lunga, ha superato anche quest’ultimo borgesiano problema delle indebite aggiunte, delle correzioni inventate che a prima vista dovrebbero essere una vera piaga per un’enciclopedia che fonda il suo aggiornamento continuo su una base che non si potrebbe pensare più larga: circa 11 milioni di utenti registrati.
Il libro di Andrew Linh, visiting professor alla University of Southern California, intitolato La rivoluzione di Wikipedia, ricostruisce la storia di questa enorme macchina del sapere democratico, basata sulla cultura libertaria e anticapitalista che ha segnato gli esordi di Internet, i cui numi tutelari vanno da Ayn Rand a Piotr Kropotkin.
Un libro che sembra essere di estremo interesse per chi vuole conoscere in profondità la genesi di questa grande avventura culturale e capire come questa immensa piattaforma del sapere collettivo possa realmente garantire una affidabilità paragonabile a quella della Britannica. Un libro che spero di avere presto sul comodino.
Andrew Linh
La rivoluzione di Wikipedia
Codice
euro 25

Da qualche giorno la versione italiana di Wikipedia ha una nuova funzione: crea libro. Con questa funzione – già attiva per diverse altre lingue – è possibile raccogliere le pagine di Wikipedia che ci interessano e trasformarle in un libro. La funzione è attivabile, previo login, in ogni pagina della celebre enciclopedia online:
Il link “Crea un libro” si trova nella barra di sinistra di ogni pagina, in una sezione chiamata “Stampa/esporta”. Fai clic su “Crea un libro” e di seguito, sulla pagina che apre, seleziona “Avvia il creatore di libri”. In questo modo, in cima ad ogni pagina appare un link “Aggiungi questa pagina al tuo libro”, fino a che il creatore di libri non viene disattivato (link “disattiva”).
Alla fine della raccolta si può scegliere se generare il libro in formato pdf e/o OpenDocument oppure ordinare delle stampe (una o più copie) dal sito di PediaPress (il 10% di ogni libro stampato con loro andrà alla Wikimedia Foundation).
A parte il fatto che quella scritta “Avvia il creatore di libri” mi fa un po’ impressione, mi sembra una funzione interessante. Voi che ne pensate?
Anche in quello che apparentemente sembrerebbe il regno dell’immobilità e della polvere, l’Istituto dell’Enciclopedia Italiana, la celeberrima Treccani, qualcosa si muove. E’ di stamattina la notizia della nomina da parte del consiglio dei ministri di Giuliano Amato, già due volte presidente del consiglio, diverse volte ministro della Repubblica, docente universitario, nonché collaboratore della stessa Enciclopedia Treccani in qualità di consulente scientifico.
Appurato che l’Istituto dell’Enciclopedia Italiana è ancora vivo e vegeto, resta da capire a cosa possa servire spendere dei soldi in una iniziativa che se alla sua nascita poteva avere un senso, vale a dire innalzare un monumento italiano al sapere, così come più di un secolo prima avevano fatto quasi tutte le nazioni d’Europa, ora, nel 2009, di certo non ha più il minimo senso. Soprattutto in un contesto che vede tagliare continuamente soldi alla ricerca e alla cultura, che senso ha mantenere in vita artificialmente ciò che dovrebbe essere stato superato da un bel pezzo?
Che senso ha mantenere in piedi l’Istituto dell’Enciclopedia Italiana quando ormai esiste Wikipedia, l’enciclopedia libera e gratuita per tutti? Ma in fondo, per capire il motivo della sopravvivenza di questa vetusta istituzione, basta guardare il carosello politico che fa da sfondo ad ogni nomina, compresa questa di Amato alla Treccani, un carosello fine a se stesso, il solito gioco delle poltrone che in Italia, purtroppo, non passerà mai di moda.

Alla fine, come apprendo da Punto Informatico, la rete ce l’ha fatta, è riuscita a cambiare anche Treccani. Da 80 anni baluardo del sapere, istituzione della conoscenza, la Treccani si sta reiventando in un portale 2.0, aprendosi alla collaborazione ed a nuovi modelli di business.
Il sito di Treccani si è trasformato in un portale 2.0, “crocevia per coloro che si interessano alle scienze, alle arti e alla cultura”, come dice l’amministratore delegato Franco Tatò. Una nuova esperienza su cui oltre a consultare i lemmi e porzioni dell’opera completa, sarà possibile creare percorsi di lettura, collaborare con i netizen ed aprirsi alla multimedialità.
Alcuni punti di rottura col passato, alla base della nuova architettura, sono l’ipertestualizzazione pervasiva, che rimanda e collega, in maniera trasversale ad ogni aspetto del sapere; l’adozione di meccanismi di peer review, tipico delle comunità scientifiche, per cui i netizen potranno affinare l’opera collettiva.

Un’enciclopedia intera sull’iPhone, chi l’avrebbe mai pensato? Un’enciclopedia sempre a portata di mano. Ed invece tutto vero. Encyclopedia è un’applicazione per iPhone che permette di utilizzare Wikipedia anche offline.
Una volta installata, l’applicazione scaricherà sul vostro iPhone o sull’iPod Touch 2GB di dati per la consultazione e la lettura offline dell’enciclopedia. Il costo dell’applicazione è di 8$. In precedenza Wikipanion aveva già portato gratutitamente l’enciclopedia sociale sul dispositivo della Mela. Ma in questo caso solo per la consultazione online.
Come previsto da più parti, l’iPhone sta diventando il chivistello per scardinare la diffidenza dei lettori nei confronti della lettura digitale. Non ha ancora realizzato la rivoluzione dell’iPod in campo musicale, ma inizia quantomeno a plasmare le abitudini d’uso in questa direzione.
Fonte | Lifahacker
Foto | Flickr

Venerdi SOS Children’s Villages, un’organizzazione di sostegno per gli orfani ed i bambini in difficoltà, ha rilasciato in DVD l’ultima versione di Wikipedia School Edition. L’edizione 2008/2009 per le scuole può essere scaricata gratuitamente mediante Bit Torrent.
L’edizione di quest’anno, con 34.000 immagini ed oltre 20 milioni di vocaboli, può essere paragonata ad un’enciclopedia di venti volumi contenuta in un unico DVD. Il progetto, nato nel 2006, prevede di incrementare e migliorare i programmi scolastici delle scuole del terzo mondo.
Lodevole iniziativa. Per chi non voglia installare Bit Torrent è possibile scaricare il DVD attraverso il browser con BitLet. Viste le dimensioni del DVD, 2.9 GB, però, per non caricare i sever dell’associazione e dare una mano al progetto, mantenete il µTorrent attivo dopo che avrete finito il download. E’ poco ma pur sempre qualcosa.
Fonte | TorrentFreak
Foto | Flickr