
E’ giunta alla terza edizione “Libro: che spettacolo!”, la manifestazione che vede protagonisti fianco a fianco i libri e il teatro. Per ogni appuntamento è prevista la presentazione di un’opera letteraria e subito dopo una rappresentazione teatrale. Ad aprire le danze sarà Folco Quilici che, al teatro Vittoria di Roma, parlerà del suo Terre d’avventura prima di cedere il palco allo spettacolo La Tartaruga di Darwin di Juan Mayorga, con la regia di Stefano Messina.
Le città aderenti all’iniziativa saranno, oltre alla capitale, Bari, Lecce e Modena, le date sono 25 e 17 gli scrittori che hanno accettato di partecipare, tra i quali Cinzia Tani, Alberto Bevilacqua e Dacia Maraini. A chiudere la manifestazione ci sarà Walter Veltroni, proprio in questi giorni al centro di pettegolezzi sullo Strega. L’ex sindaco di Roma presenterà il suo ultimo romanzo, Noi; seguirà la pièce di Ugo Chiti e Massimo Salvianti Agosto’44 la notte dei Ponti. Qui potete dare un’occhiata al programma completo.
Via | giornale dello spettacolo
Foto | Flickr
Qualche giorno fa, anche sulle pagine si booksblog, si era parlato di una possibile candidatura per il prossimo premio Strega 2010, del romanzo di Walter Veltroni “Noi”, dato da qualcuno addirittura per favorito assoluto per la vittoria finale. Ora, dopo la chiusura ufficiale di Veltroni sulla propria partecipazione allo Strega, si comincia a parlare dei candidati che le case editrici proporranno per la nuova edizione di un premio che, soprattutto negli ultimi anni, ha fatto molto discutere.
L’anno scorso, come la maggior parte dei lettori si ricorderanno, il premio fu assegnato a Stabat Mater dello scrittore veneziano Tiziano Scarpa, una decisione che aveva scatenato molte polemiche nell’establishment letterario e che aveva tenuto con il fiato sospeso tutti, a cominciare da Scarpa e Scurati, che si giocavano la vittoria all’ultimo voto.
Secondo Affaritaliani.it, i primi candidati ufficiali allo Strega 2010 sono, per la Newton&Compton “The Father. Il padrino dei padrini”, romanzo d’esordio di Vito Bruschini e, “Non resterà la notte” di Giacomo Lopez per la Marsilio, casa editrice in fortissima ascesa dopo il successo dei giallisti svedesi e i conseguenti quattrini.
Insomma, per il premio più ambito del panorama italiano la gara sembra proprio cominciata, e gli atleti si cominciano ad intravedere ai blocchi di partenza.
Via | Affaritaliani.it
Veltroni torna a calcare la scena. Ma non come politico, bensì come scrittore. Ricordiamo che Walter Veltroni ha già pubblicato due romanzi: Senza Patricio (70 mila copie vendute) e La scoperta dell’alba (300 mila, tradotto in sette lingue). Ora è in uscita – sempre per i tipi della Rizzoli – un nuovo romanzo, dal titolo Noi. Non si conosce la trama, anche se si sa che il romanzo sarà diviso in quattro capitoli ambientati in quattro anni diversi e ogni capitolo avrà per protagonista un ragazzino tra gli undici e i sedici anni.
È lo stesso Veltroni a spiegare il titolo – Noi – che indica la necessità di
“ricostruire il senso di una missione collettiva. La vita non è mai una questione individuale: senza gli altri, senza le dimensione comunitaria, qualsiasi esistenza si sfarina. Insieme all’io, ci siamo noi. Così come dobbiamo ricostruire il senso della memoria. Per questo ho scritto un romanzo sulla grande storia nazionale, sull’identità di un Paese addolorato, sfortunato, e però straordinario, che vorrei ritrovare”.
Nelle ultime settimane il fenomeno Facebook, amato e odiato da milioni di italiani, ha cominciato la sua espansione mediatica e si è infiltrata nel mondo letterario. Se da una parte il fenomeno può spaventare, dall’altro è evidente che qualcosa offre, qualcosa di molto prezioso vista la quantità di persone che ha saputo coinvolgere in un solo anno. Insomma Facebook si configura sempre di più come un fenomeno da tenere d’occhio, tra invasione della privacy e comunicazione politica, infatti il più grande social network di sempre trova sempre il modo di far discutere.
Ne abbiamo brevemente discusso con Mattia Carzaniga, uno degli autori di “L’amore ai tempi di Facebook”, un ludopamphlet monografico dedicato, da due Facebookers, al mondo virtuale (o no) di FB…
Nelle ultime due settimane sono usciti tre libri che hanno come baricentro Facebook (L’amore ai tempi di Facebook, Lovebook e Facebook. Tutti nel vortice). L’editoria ha trovato un’altra gallina dalle uova d’oro? Non c’è pericolo di sovraffollamento?
«Facebook è un po’ la cosa di cui tutti parlano, perciò è ovvio che la tentazione all’instant book sia molto forte. Il nostro libro si differenzia dagli altri perché non vuole essere né una guida tecnica né un romanzo, tantomeno un pamphlet serioso. È un saggio divertente e divertito, che si muove tra costume e (auto)ironia, ma che vuole anche essere l’occasione di parlare di come e quanto è cambiato il modo di relazionarsi agli altri nell’epoca del web. È una lettura che possono fare facebooker e non: si parla del nostro tempo, prima ancora che di FB, che va inteso in senso lato, come pretesto. Al pari dell’amore, ovviamente»
A livello di impatto nella vita pubblica e privata, Facebook ha superato di molto tutti i network sociali in circolazione, come mai? Cosa offre in più degli altri?
«FB è probabilmente il miglior surrogato di realtà che ci sia in circolazione in rete. Intanto perché chi si iscrive si presenta con nome e cognome veri, i nickname sono molto rari. E poi perché raccoglie e “sintetizza” un po’ tutte le esperienze che si possono fare on line: c’è la posta privata, che vale come l’e-mail, e la chat; le note postate a mo’ di blog (e anche la funzione del “commento” è rubata ai blog) e la “bacheca” pubblica, quasi un’evoluzione degli sms. E poi c’è la “news feed”, l’home page che fa l’effetto di una grande piazza virtuale in cui si incrociano i destini, e dove a volte li si può condizionare, gettando ami a cui chi vuole potrà abboccare».
Continua a leggere: Sui tempi di Facebook: conversazione con Mattia Carzaniga
E’ da oggi in tutte le librerie il libro “L’amore ai tempi di facebook” edito da Baldini Castoldi Dalai, scritto a quattro mani da due poco più che ragazzi, Mattia Carzaniga e Giuseppe Civati, e introdotto da una prefazione dell’ex presidente del PD, Walter Veltroni.
Dopo Lovebook, di cui avevamo già parlato qualche tempo fa, oggi è il momento di questa monografia. E’ il segnale, per quelli che ancora non lo sapevano o non volevano rendersene conto, che Facebook ormai ha conquistato un posto di primo piano nella vita di moltissimi italiani.
Perché Facebook, scrive Veltroni nella prefazione, “E’ il posto dove si affrontano i problemi seri, e dove si cazzeggia, perché su Facebook sono tutti, ma proprio tutti fannulloni, anche i fanatici sostenitori di Brunetta. E’ il posto dei bilanci, non troppo seri, però. E’ il posto dove si vuole passare un po’ di tempo, prima di alzarsi e tornare nel mondo, quello vero. Sempre che lo sia veramente.”
Mattia Carzaniga e Giuseppe Civati
L’amore ai tempi di Facebook
Baldini Castoldi Dalai
euro 12,90
Ancora una poesia di Alfonso Maria Petrosino recitata dall’autore a RadioStreet Messina. Il titolo stavolta è Tutta colpa dei comunisti.

Dopo la prima puntata di questo co(r)so si è aperto un dibattito e ne sono contento. Provo a sintetizzarlo per come l’ho capito io: quando ho sostenuto che fare “narrativa” significa “raccontare storie”, un lettore mi ha fatto notare che «la prosa non è narrazione e viceversa». Ha citato Auden, Arbasino, Eliot, Faulkner, Gadda, Joyce, Mangnelli, Melville, Pizzuto e Wolf a riprova che prosa e poesia non debbano per forza raccontare storie.
Ora, mi permetto di insistere: fare narrativa significa raccontare storie. Che iniziano, proseguono attraverso percorsi più o meno accidentati e alla fine si concludono con le cose e/o i personaggi un po’ mutati rispetto all’inizio. Un racconto non è una descrizione, non è un ritratto, non è un’atmosfera. L’affresco di una società, un’epoca o una certa umanità vengono fuori nei racconti solo attraverso delle storie.
Non so quale incredibile grumo di bieco maschilismo faccia sì che quando si parli del «mestiere più antico del mondo» si alluda alla prostituzione. Di sicuro la caccia o la raccolta dei frutti, per ovvie ragioni alimentari, sono pratiche molto più antiche delle marchette. Ma secondo me è la narrazione il mestiere più antico del mondo, e anche quello che ha più futuro. È iscritto in non so quale gene della sua natura il fatto che l’uomo abbia un disperato bisogno di raccontare e farsi raccontare storie, in ogni tempo e luogo. Storie familiari, epiche, verbali, disegnate; non importa, purché siano storie.

Nello storico articolo pubblicato ieri su Repubblica il leader democratico Walter Veltroni, romanziere-politico lucido e visionario come tutti i grandi capipopolo, ha indicato alla nazione un sottile filo rosso che lega la questione morale, il morbo d’Alzhaimer, Berlusconi, i replicanti di Blade Runner, il Premio Strega Paolo Giordano, Zelig di Woody Allen, «le vicende umane di Pieve Santo Stefano» e un romanzo di Stefan Merrill Block intitolato Io non ricordo.
È evidente che nessuno può unire tante cose così lontane in un unico discorso di senso compiuto. Io stesso, nonostante abbia letto l’articolo con molta attenzione, non saprei più riassumerlo. C’ho provato: i miei parenti stavano per ricoverarmi. Invece nella prosa magica di Veltroni tutto si tiene, tutto si concilia. Più o meno.
In particolare il leader s’intrattiene sul romanzo Io non ricordo, a cui fa una pubblicità stringente, persuasiva, quasi ipnotica. Chi l’ha già letto si è sentito felice; gli altri non hanno potuto evitare di correre in libreria come zombie brasiliani. Ma cos’è esattamente questo nuovo testo sacro del veltronismo?