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Libri da regalare a Natale: L'ascensione di Roberto Baggio, di Matteo Salimbeni e Vanni Santoni

pubblicato da Andrea Coccia

matteo salimbeni, vanni santoni, l'ascensione di roberto baggio, libri da regalare a natale, mattioli 1885È la seconda volta in meno di un mese che mi ritrovo a parlare di un libro in cui ha messo le mani Vanni Santoni, un giovane autore toscano da tenere d’occhio perché sa quel che scrive. Dopo il bel Se fossi fuoco arderei Firenze, questa volta il Santoni si è messo in società con Matteo Salimbeni, anche lui toscano e anche lui giovane (in due fanno poco più sessant’anni), per scrivere L’ascensione di Roberto Baggio, un libretto edito da Mattioli1885 che in poco meno di 150 pagine riappacifica sia con il calcio che con la letteratura, perché è un dichiarazione d’amore a entrambe queste arti, troppo spesso bistrattate negli ultimi tempi.

Al centro di questo romanzo - costruito con abilità dai due toscani intercalando il racconto della loro ricerca del Baggio perduto ai racconti dei testimoni che incontrano sulla loro strada - c’è uno dei personaggi più incredibili dell’Italia contemporanea, sportiva, ma non solo: è Roberto Baggio, più di un calciatore ma meno di un eroe, per molti aspetti vicino alla divinità, ma in realtà estremamente umano.

Baggio non è che l’Uomo. È questo che lo rende al tempo stesso molto più piccolo e infinitamente più grande dei Cruyff-gru, dei Di Stefano-crotalo, dei cigni Van Basten e finanche della donnola Maradona e della tigre Pelè.

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Se fossi fuoco arderei Firenze, di Vanni Santoni

pubblicato da Andrea Coccia

vanni santoni, se fossi fuoco arderei firenze, laterza, romanzo su firenze Se fossi fuoco arderei Firenze, il nuovo libro di un talentuoso scrittore toscano di nome Vanni Santoni, l’ho letto tutto di filato su un treno che da Parigi mi riportava a Milano. E ogni volta che alzavo gli occhi dalla pagina, a riprendere il fiato, il paesaggio sempre diverso che mi sfrecciava a lato dal finestrino faceva da rilassante contraltare a Firenze, paesaggio obbligato di questa immensa collana narrativa.

Una collana, esattamente, perché le decine di personaggi che Vanni Santoni mette in gioco si intercalano, si passano il testimone e insieme le scenografie, da piazza della Signoria fino a San Miniato, passando per gli Uffizi, le stradine più recondite e le piazze più famose della città di Dante. E così emerge il ritratto della vera protagonista: Firenze, con le sue virtù, i suoi vizi, le sue luci e le sue ombre, la cui immagine viene fuori un po’ come quella delle foto che, viste da vicino, rivelano la propria essenza di mosaico, formate come sono da decine e decine di altre foto, in questo caso dai personaggi che si alternano sulla scena, quasi tutti alle prese con qualche fallimento o delusione.

Alla fine l’unica a non deludere sembra essere proprio Firenze. Non credo sia un caso che, seppur molto spesso i personaggi si chiedono se restare o andarsene, la chiusa sia affidata a un personaggio che ritorna: Maddalena, videomaker assente dalla sua città da due anni, che si ritrova a riflettere sull’impossibilità di filmare Firenze senza essere retorica, o alla meglio inutile:

E neanche puoi dire: bene, saremo analitici, prenderemo in considerazione tutto, filmeremo ogni cosa, ottima idea per ritrovarsi dopo due o tre anni di lavoro con un film che è un inutile documentario sulla cosa più ovvia del mondo: il fatto che Firenze è bella.

Forse è vero, fare di Firenze un documentario originale è impresa impossibile, ma farne un romanzo originale invece no, e Se fossi fuoco arderei Firenze è lì sul comodino a ricordamelo.

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Scrittura Industriale Collettiva: ovvero, come scrivere un romanzo a 200 mani

pubblicato da dario

Scrittura industriale collettiva

È possibile una scrittura creativa su scala industriale, basata su una vera e propria catena di montaggio narrativa? Si può scrivere un romanzo non a quattro, né a otto, né a trentadue, ma addirittura a duecento mani? Certo che sì, ma si deve ricorrere al metodo SIC, Scrittura Industriale Collettiva. Pensato per scrivere romanzi e racconti in gruppi di almeno quattro persone, il metodo SIC è stato ideato nel 2007 da Gregorio Magini (@peterpoe su Twitter) e Vanni Santoni (@vannisantoni), già autore de Gli interessi in comune.

Il sito del SIC funziona da punto di incontro, da quartier generale e da supporto (tutto gratuito) alle équipe di scrittori professionisti e dilettanti che vogliano dedicarsi alla scrittura collettiva. Il metodo è riassumibile in tre punti: «1. Tutti gli scrittori scrivono tutte le parti del racconto/romanzo. 2. Gli scrittori sono guidati da uno o più “Direttori Artistici”, che si occupano di selezionare e uniformare il materiale scritto. 3. La scrittura avviene attraverso la compilazione di “Schede”, ognuna delle quali tratta un aspetto della produzione (un personaggio, un luogo, una scena, ecc)». Questo in sintesi, ma il concetto è spiegato meglio nelle pagine di documentazione.

Il sito del metodo SIC ospita anche una bella biblioteca di romanzi collettivi fatti e finiti. Si va da Il Principe, «una storia di amore, violenza e squallore tra Padova e Brusegana», ad Alba di piombo, «racconto d’azione ambientato nel 1977, tra la Bologna della contestazione studentesca e la Torino della grande industria»; da Notturni per ipermercato a Il sopralluogo, etc.

Può essere questo un ramo del futuro della letteratura? Riusciremo prima o poi ad affrancarci dal mito del titanico scrittore solitario, per proiettare in una dimensione collettiva e relazionale anche il santuario della scrittura creativa? Ai posteri…

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