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La storia d'un naso, di Vamba

pubblicato da lara

copertina la storia d'un naso Chi di voi da piccolo (qualcuno anche da grande ammettiamolo) non è stato beccato con le dita nel naso? E’ un vizio innocente, ma poco tollerato. Per questo Vamba, a inizio novecento, provò a dissuadere i giovanissimi dal farlo con questo romanzetto scritto in rima e accompagnato dalle imperdibili illustrazioni sue e di Corrado Sarri.

Il protagonista di La storia di un naso è Maso, che a causa della malsana abitudine sviluppa narici di dimensioni tali da attirare due loschi giostrai. Il bambino viene quindi assoldato in un circo a recitare la parte del selvaggio, riscuotendo grande successo di pubblico finché la sconfitta italiana in Africa non lo trasforma in un nemico. Da qui in poi per Maso arrivano mille guai, tutti giocati sul filo del paradosso e di una trascinante ironia. Posologia letteraria per adulti e bambini: da leggere rigorosamente con le dita nel naso.

Vamba, noto al grande pubblico per Il giornalino di Gian Burrasca, fu anche il fondatore de Il giornalino della domenica , dove scrissero, tra gli altri, Pascoli, Salgari, Deledda e Calamandrei. Il primo numero venne pubblicato nel 1906 e andò avanti per circa vent’anni. Pensato per i bambini, cercava di dare loro molto spazio, grazie alla pubblicazione delle lettere e di sondaggi d’opinione.

La storia di un naso
Vamba, a cura di Sergio Calderale
Robin edizioni, 2011
pp. 168, €12,00

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Qual è stato il primo libro della tua vita?

pubblicato da loredana

Il primo libro della mia vita Il primo libro della mia vita? “Le avventure di Robocchio: Pinocchio del 2000 a spasso per Napoli” di Renato Rutigliano. Avevo solo nove anni ma è stato questo il libro che ha fatto nascere in me la passione per la lettura.

La storia è molto particolare che stravolge totalmente il classico di Collodi. Prima di tutto questo nuovo Pinocchio non è di legno ma di latta e ha tutte le sembianze di un piccolo scugnizzo napoletano. I dialoghi, infatti, sono in dialetto ma ad aiutare il lettore ci sono i sottotitoli che sono serviti anche a chi come me è napoletano.

La mia carriera è proseguita con “Il giornalino di Gian Burrasca” di Vamba. A dieci anni come non ci si può innamorare di un personaggio combina guai? Gian Burrasca rappresenta tutto quello che avremmo voluto fare o dire ma che non abbiamo mai avuto il coraggio di realizzare. E poi il feeling tra me e Gian Burrasca è rafforzato anche dalla nostra data di nascita: il 20 settembre. Il vostro primo libro, invece, qual è stato?