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Ciao maschio, di Valeria Parrella

pubblicato da lara

Copertina ciao maschio Esiste qualcosa di peggio per una donna che trovarsi in una sola notte al cospetto di tutti gli uomini che ha amato? E’ quello che succede alla protagonista di Ciao maschio, il nuovo libro di Valeria Parrella uscito nelle librerie il 4 novembre. La scrittrice napoletana è stata sotto i riflettori negli ultimi tempi per via della trasposizione cinematografica del suo romanzo Lo spazio bianco, portato sul grande schermo da Francesca Comencini e interpretato da Margherita Buy.

In quest’ultimo breve lavoro, in scena al teatro napoletano Mercadante dal 2 al 22 novembre, la Parrella racconta una donna di sessant’anni alle prese con i fantasmi dei suoi ex dai quali viene tormentata e a cui lei decide di non dare tregua, raccontando tutta la verità. L’autrice tiene a precisare che sotto accusa non è l’universo maschile, ma piuttosto la relazione uomo-donna.

“Quando ho scritto la storia mi sentivo in sintonia con la protagonista, dice la scrittrice, ma dopo averlo visto in scena mi sento più vicina alle ragioni maschili.” Il titolo è una citazione della pellicola di Marco Ferrero del 1978 che la Parrella ha scelto perché “ciao” è un saluto che si usa sia quando si arriva che quando si va via.

Ciao maschio
Valeria Parrella
Bompiani, 2009
€ 8,00

Via | Corriere del Mezzogiorno

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Il verdetto

pubblicato da sara

Fra tanti scrittori che parlano di mafia, c’è anche un punto di vista molto particolare, quello della giovane scrittrice partenopea Valeria Parrella (“Mosca più balena”, “Per grazia ricevuta”, finalista ad un premio Strega). La scelta originale di Parrella, nel suo “Il verdetto” (Bompiani) è quello di collegare la mentalità degli uomini e delle donne di mafia alla logica sottostante la tragedia greca.

La storia del libro, trasposizione narrativa della piece teatrale “Io, Clitemnestra”, è proprio quella di narrare una “passione totale e distruttiva”, quella della protagonista per il suo Agamennone-boss traditore, che la porterà a progettare una vendetta cruenta.

“Il sistema camorristico mi ha fatto gioco – ha detto la scrittrice a Dweb – perché nella camorra l’individuo non conta nulla, subisce la legge del clan – in questo somiglia al mito: nell’impossibilità per il singolo di opporsi al destino”.

Per il suo romanzo l’autrice ha scelto una lingua “meticcia”, fra italiano e dialetto napoletano.

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