La Compagnia del Tempo. Il mondo che verrà, di Kage Baker, è il quinto romanzo dell’intrigante ciclo La Compagnia del Tempo della compianta autrice californiana, morta nel gennaio 2010.
Aspettavo questo libro da tanti anni, da quando cioè, Urania aveva pubblicato Il futuro in gioco nel 2004. E’ da allora - nonostante l’uscita dei romanzi brevi di Delos Books - che aspetto di appronfondire la conoscenza di quel mondo che, a partire dall’ultima appassionante porzione del terzo libro, Mendoza a Hollywood e, soprattutto, dal quarto e ottimo Il futuro in gioco, stava per “far esplodere” le strepitose premesse introdotte dai primi non perfetti romanzi, La compagnia del tempo e Coyote del cielo. E invece… la pubblicazione italiana è andata in “pausa”, lasciando chi aveva amato quell’ultimo libro e mezzo appeso come un pesce all’amo per 7 lunghi anni. (Ho sempre sperato che Urania completasse la serie; per questo non ho mai voluto comprare i libri in lingua orignale. Se avessi saputo che la “pausa” sarebbe stata così lunga, forse, però, un pensierino ce l’avrei fatto. Anche se rinunciare agli amati volumetti Urania sarebbe senz’altro stato un dispiacere…).
Parlavo di strepitose premesse… Bene, questo è il contesto, in estrema sintesi, in cui le vicende si svolgono: nel 24° secolo esiste una Compagnia, la Dr. Zeus, che possiede la tencologia per i viaggi nel tempo e per la trasformazione - principalmente attraverso lunghe procedure e innesti cibernetici iniziati in giovane età - di esseri umani in immortali. Poichè però, il viaggio nel tempo ha determinate caratteristiche e, soprattutto, non consente manipolazioni, la Compagnia, il cui scopo è, molto banalmente, il guadagno (a meno che non ci sia qualcosa che non sappiamo), ha deciso di utilizzare l’altra sua invenzione, quella degli agenti cyborg-umani (l’aspetto è umano) per recuperare artifatti e specie (animali o vegetali) estinte e quindi rivenderle a caro prezzo nel 24° secolo. Solo che, e qui sta la genialità, i bambini che saranno resi immortali e verrano istruiti fino a diventare, nel corso degli anni, adulti ed esperti in vari campi, sono bambini destinati a morte certa prelevati nel passato, anche antichissimo (come la preistoria), portati nel 24° secolo per tutte le procedure cibernetiche, gli studi e la “modernizazzione” della mente e poi ricollocati nel periodo storico di appartenenza, con il compito di raccogliere e sistemare in “zone sicure e con sistemi sicuri” ciò che poi, nel 24° secolo, la Dr. Zeus troverà, perfettamente conservato. La particolarità sta nel fatto che questi uomini/donne-cyborg vivono i millenni e i secoli in tempo reale, portando avanti missioni su missioni - richieste dal futuro - nel corso degli anni, fino ad arrivare all’ambìto premio, la vita nel 24° secolo.
I.N.R.I., di Michael Moorcock, è uno dei primi, controversi lavori del prolifico autore inglese di fantascienza e fantasy.
Di lui, su Booksblog, abbiamo già parlato in relazione alla ripubblicazione - coll’interessante sistema del print on demand - da parte di Fanucci, del primo volume della nota saga di heroic fantasy di Elric di Melnibonè (sistema, tra l’altro, che ci auguriamo riprenda vita e ci porti altre perle del fantastico, altrimenti introvabili).
Ma se la saga di Elric è senz’altro la più nota tra le produzioni di Moorcock, peraltro, piuttosto complesse (se ne vedano le caratteristiche generali alla prima pagina sopra linkata), I.N.R.I. (Behold the Man), premio Nebula 1967, è, probabilmente, una tra le sue opere più controverse, di difficile “digestione” da parte dei lettori cristiani più “ortodossi” e, forse, anche da parte di quelli che “ortodossi” lo sono meno… Era un periodo “rivoluzionario”, d’altronde, quello in cui il romanzo (breve, su rivista, nel 1966, “regolare” nel 1969) fu scritto. E la dissacrazione, l’iconoclastia, in ambito culturale e sociale, erano le “pale” che avrebbe permesso, negli gli anni 60/70, di scavare quel profondo fossato che avrebbe diviso il “vecchio” mondo da quello “nuovo”.
E’ tenendo presente il contesto storico-culturale, quindi, che il romanzo, probabilmente, andrebbe letto. Perchè, forse, è solo in quell’ottica che il lettore cristiano potrebbe accettare un Gesù diverso rispetto ai Vangeli, e un protagonsita, tal Karl Glogauer, viaggiatore del tempo, finito sulla Croce al “posto suo” a gridare It’a lie! It’s a lie! Let me down! (È falso, è falso, fatemi scendere!); frase, in un inglese non ancora nato, scambiata, dai testimoni di lingua aramaica, per l’Eloi, Eloi, Lama Sabachthani delle Scritture, il disperato grido che un Cristo morente sulla Croce aveva rivolto al Padre “indifferente”, Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?
Nel 1958 Robert Sheckley, grande maestro della fantascienza statunitense, pubblicò Anonima aldilà (titolo originale: Immortality, Inc.), romanzo da cui nel 1992 fu tratto un film, Freejack - In fuga nel futuro, oggi in onda su La7 alle ore 18.00.
Il trailer fracassone ma fascinoso che vedete qui sopra prelude a una storia molto ironica, incentrata su un aldilà simile in maniera preoccupante all’aldiqua che ben conosciamo.
Riportiamo la descrizione pubblicata su Anobii (presumibilmente la quarta di copertina dell’edizione Mondadori Urania):
Le ingiustizie di questo mondo saranno infinite, ma non illudetevi che l’aldilà sia uno specchio di equità e candore. No, se vi chiamate Thomas Blaine e ripensate alle circostanze della vostra morte con l’imparzialità che merita un argomento così solenne, vi accorgerete che persino in quell’occasione hanno trovato il modo di fregarvi. Ma, se vi chiamate Thomas Blaine e vi trovate, in carne ed ossa, un passo oltre la fatale soglia, avete ancora la possibilità di giocare una mano e rovesciare le carte avverse. Attenzione, però: anche se condita di humor e delle scintillanti invenzioni di Robert Sheckley, è pur sempre una partita pericolosa, ricca di tranelli e insidie. Ed è l’ultima…
Urania, a Gennaio, porta in edicola: Un cantico per Leibowitz, di Walter M. Miller, per Urania Collezione, Cronomacchina accidentale, di Joe Haldeman, per Urania regular e, a sorpresa, Anharra 2. Il santuario delle tenebre, di J.P. Rylan, per la nuova versione di Epix, la collana dedicata a fantasy, horror e soprannaturale che, da questo mese, entra a far parte della famiglia Urania (Urania Epix), con una veste grafica completamente rinnovata (e, per chi ama Urania, decisamente familiare, vedi QUI).
Ma ritorniamo a Urania Collezione (sempre splendide le copertine di Franco Brambilla) e a Un cantico per Leibowitz, premio Hugo 1961. La storia - post-apocalittica - di quello che viene definito il capolavoro dell’americano Walter M. Miller, ci parla di una«Terra devastata, radioattiva, ripiombata nella barbarie dell’ignoranza» in cui, tra macerie - fisiche e morali -, si erge il monastero dell’ordine di San Leibowitz, in cui viene preservata la scienza. Si tratta di una vera e propria cittadella del sapere e si trova nel sud-ovest degli Stati Uniti.
Il romanzo, ricco di spunti etici, religiosi, scientifici e filosofici, è diviso in 3 parti, come ci informa Wikipedia: Fiat Homo, che «si svolge nei “secoli bui”, 600 anni dopo una guerra nucleare e vede un mondo terrorizzato da animali, mutanti e rapinatori, in cui la conoscenza è mescolata ai miti e i monasteri cattolici conservano» - pur senza capirne il senso - i “resti” delle civiltà passate. Fiat Lux, che si svolge «in un periodo, simile al Rinascimento, in cui la scienza si libera dalle catene della religione e viene reinventata l’elettricità, annunciando l’alba di una nuova era».
Urania, a dicembre, propone Il Quinto Principio, dell’italiano Vittorio Catani, Storie del tempo e dello spazio, dell’americano Anthony Boucher e Rivelazione /2, dell’inglese Alastair Reynolds, romanzi “ripartiti” tra Urania “regular”, Urania supplemento e Urania Collezione. I volumi - appena usciti/in uscita - sono, come sempre, arricchiti dalle splendide copertine di Franco Brambilla (il quale, proprio domani, inaugurerà la mostra Urania&Co, nell’ambito della la XVI Mostra del Libro di Cavallermaggiore (Cuneo), dedicata all’astronomia e ideale conclusione, come evento accreditato, dell’Anno Internazionale dell’Astronomia, proclamato, dall’ONU, proprio per il 2009).
Ma cosa ci racconta Il Quinto Principio, l’apocalittico, corale e fortemente distopico romanzo di Vittorio Catani? Siamo nel 2043 e la Terra ha subito importanti cambiamenti sociali, politici e tecnologici: l’America ha avuto una seconda Secessione; una nuova tecnologia consente l’applicazione di una protesi elettronica che realizza l’interconnessione tra menti (e si offre, quasi “naturalmente”, all’abuso del controllo mentale); il sistema economico, una sorta di post-post capitalismo, vede pochi occulti “burattinai” gestire il mercato mondiale. La democrazia latita, la corruzione impera. I ricchi vivono in lussuose aree superblindate e i poveri in immense, degradate, insalubri città sotterranee. Esistono anche fazendas con gli schiavi. Come se la situazione socio-politico-tecnologica non bastasse, la Terra subisce una serie di immani cataclismi (EE, Eventi Eccezionali), che violano le leggi conosciute della fisica e lasciano supporre che siano in atto i primi effetti del Quinto Principio (e fanno nascere anche il Turismo delle Catastrofi). Ai protagonisti del romanzo restano solo due scelte: rifugiarsi nel Mondo B (una zona-non zona, in cui vivere sotto forma di energia) o rimanere sulla Terra e tentare di cambiare le cose. Nonostante l’assurdo che irrompe prepotentemente nelle loro vite.

Storie del tempo e dello spazio è una celebre raccolta di racconti di fantascienza - in una produzione più orientata al mystery e al poliziesco - dell’autore californiano Anthony Boucher (Far and Away: Eleven Fantasy and Science-Fiction Stories), del 1955. Leggo, dalla quarta di copertina e dal preziosissimo (per chi ama la fantascienza, ovviamente) blog di Urania, che tra i racconti - sempre improntati a lucidità, inventiva e rigore stilistico - troveremo, tra le altre cose, «un venusiano affascinato dalla semplicità di una donna terrestre; una macchina del tempo che permette a un assassinato di farsi vedere ancora in vita; un risultato elettorale cambiato in modo imprevedibile; un uomo che esige di essere maledetto e non immagina le conseguenze assurde del suo gesto; una razza di terribili creature che si annida nel deserto.» Colpi di scena finali garantiti.
E-DOLL, di Francesco Verso, il romanzo vincitore del Premio Urania (2008), il più importante della fantascienza italiana, sarà in edicola nei prossimi giorni. Verso era già stato in “stretto contatto” col Premio Urania; il suo primo romanzo, infatti, Antidoti umani («un’avventura, una storia d’amore, una scoperta agghiacciante, il tutto sullo sfondo di un complotto globale»), era stato tra i finalisti nel 2004. Nel 2008, finalmente, la vittoria. Col romanzo Il fabbricante di sorrisi, modificato in E-DOLL. Titolo sicuramente più orientato al mercato e, non me ne voglia Verso, un po’ più accattivante, senz’altro ben correlato ai personaggi di cui si parla nella storia e all’immagine di copertina: squillo, belle squillo… cibernetiche.
Trama, titolo e copertina a me fanno immediatamente pensare a 2 cose: Dollhouse, la serie TV di Joss Whedon, con la doll Eliza Dushku e Battlestar Galactica (re-imagined), capolavoro assoluto della fantascienza televisiva, con cyloni (androidi biomeccanici) femminili del “calibro” di Six (una spettacolare Tricia Helfer). Chissà che il messaggio connettivista non “arrivi” meglio se a portarlo sono le lunghe gambe di Caprica Six (è una battuta, ovviamente, spero non se la prenda nessuno). («Il Connettivismo [Verso ne fa parte, ndr] è un movimento letterario fondato da un nucleo di appassionati di fantascienza con il proposito di focalizzare l’attenzione del genere intorno a tematiche di rilevanza scientifica e ai loro risvolti etici e sociali») (*).
Detto ciò, proprio perchè gli elementi citati mi ricordano, tra le altre cose, serie di fantascienza che mi piacciono (per Battlestar Galactica, a dir la verità, ho una venerazione), devo dire di essere incuriosita da questo romanzo. E-DOLL è stato definito, dalla giuria del Premio Urania (”capeggiata” da Alan D. Altieri che, non credo abbia bisogno di presentazioni, e da Giuseppe Lippi, storico curatore di Urania), «un ottimo thriller cibernetico ambientato in un mondo futuro realistico e ben delineato, in cui l’azione densa e ritmata nulla toglie agli scrupoli morali e alla consapevolezza analitica di una vivace riflessione sull’erotismo» (*).
Continua a leggere: E-DOLL, di Francesco Verso. Il romanzo vincitore del Premio Urania
Ho appena finito di leggere “Il grande contagio” di Charles Eric Maine e devo dire che, forse, mi aspettavo qualcosa di diverso. Non conoscevo l’autore quindi mi sono avvicinata a quest’opera con una certa curiosità, visto che la fantascienza apocalittica mi piace molto.
Purtroppo, invece, mi sono ritrovata a leggere pagine e pagine a base di guerriglia urbana, deliri rivoluzionari, progetti di colpi di stato proletario, eccetera, eccetera. Per carità, nulla da dire. Sicuramente si tratta di argomenti di tutto rispetto… solo che, forse, non propriamente attesi in questo contesto. Perchè, dato il titolo e la quarta di copertina, era lecito attendersi che, il grande contagio, fosse tutta un’altra cosa.
Ma al di là del fatto che l’organizzatissima macchina da guerra che va via via costruendosi per abbattere il “sistema” dei privilegiati è, a mio modesto parere, completamente inverosimile, dato il poco tempo a disposizione a partire dalla comparsa del virus letale, ciò che più spiace, credo, ad un lettore di fantascienza apocalittica è che il virus stesso, tranne rari momenti, è quasi sempre relegato in secondo piano. E con esso ogni aspettativa di Apocalisse. Perchè del progressivo tremendo dimezzamento della popolazione mondiale praticamente non si percepisce nulla.
Continua a leggere: Il grande contagio - Charles Eric Maine - Urania Collezione
Ho appena finito di leggere “Fuga dal pianeta degli umani”, secondo capitolo della trilogia “Neanderthal Parallax” di Robert J. Sawyer. Nel primo volume, “La genesi della specie” (Premio Hugo 2003), la vicenda prende avvio quando, in seguito ad un incidente quantistico e all’apertura di un varco tra due mondi paralleli, uno scienziato viene improvvisamente risucchiato “di là”. Solo che “di là” è la nostra Terra e lo scienziato che vi piomba è… un uomo di Neanderthal. Vivo, vegeto ed ipertecnologico!
Il suo arrivo, la sua stessa esistenza, in quanto uomo-di-Neanderthal-non-estinto, esplode come una bomba nel mondo della paleoantropologia e presso l’opinione pubblica. Ma ciò che più sorprende è la descrizione dettagliata degli usi e dei costumi della sua società. Una società in cui il concetto di “famiglia allargata” ha la sua accezione più ampia e bizzarra, una società che vive tra iper-tecnologia e natura, tra assoluta parità di sessi e altrettanto assoluta separazione.
Una società in cui la violenza è quasi totalmente assente e che possiede un sistema giudiziario improntato alla massima giustizia, ma pericolosamente in bilico tra Grande Fratello orwelliano, legge del taglione e “nazi-genetismo”. Una società, comunque, vitalissima ed avanzata.
Continua a leggere: Fuga dal pianeta degli umani - Robert J. Sawyer - Urania

Doom di John Shirley è il primo romanzo tratto dall’omonimo videogioco (per maggiori informazioni, rivolgersi ai nostri “cugini” di Gamesblog), con cui la id software rivoluzionò il mercato dei cosiddetti videogame “sparatutto” nel 1993. Dal fortunatissimo gioco - come ricordano gli altri nostri “cugini” di Cineblog - nel 2005 è stato tratto un film col wrestler The Rock. Proponiamo oggi incipit e desinit del romanzo di John Shirley, pubblicato da Mondadori Urania nella traduzione di Marcello Jatosti.
Incipit:
Un corridoio oscuro, nelle profondità del sottosuolo. Un grido stridulo, subito soffocato. Rumore di passi in corsa. Passi che si avvicinano…
Desinit:
Reaper alzò gli occhi. Dalla sommità aperta dell’ascensore, filtravano i raggi del sole. Un accogliente benvenuto.
Abbassò lo sguado sulla sorella. Uno sguardo pieno d’affetto. La luce le inondava il viso.
- Siamo quasi a casa, Sam - le disse.
Lei gli sorrise. Era al sicuro, fra le braccia di suo fratello.