
Allora, partiamo dal presupposto che non sto parlando di ’semplici libri’ indigesti. Non sto parlando di classici. Non sto parlando di libri d’avanguardia, (prevedibilmente indigesti). Parlo proprio di best seller. Di libri che hanno venduto tante copie, attualmente lanciatissimi, che ho comprato di tasca mia spendendo di volta in volta venti o più euro.
Libri che ti fanno sentire uno schifo (quando li abbandoni definitivamente) perchè secondo la quarta di copertina hanno ricevuto riconoscimenti internazionali e premi per la qualità letteraria etc. Ma a te quei libri, dopo qualche capitolo, proprio non vanno giù e (memore del diritto Pennacchiano di lasciare i libri a metà) li abbandoni così, intonsi.
Ecco, io scrivo questo post per farmi aiutare da qualcuno che abbia letto questi libri che andrò a citare nelle righe seguenti. Qualcuno che mi convinca a non mollare. Che mi insulti, anche, mettendo in dubbio la mia sensibilità umana e il mio curriculum da lettrice (composto di tutti i libri che ho letto, non da altro): magari così mi verrà un po’ di senso di colpa e ritroverò la voglia di leggerli, che ne so.
Per dirla con il film Inception, l’idea che sta alla base dell’ultimo romanzo di Umberto Eco, Il cimitero di Praga, è molto semplice: dossieraggio. In estrema sintesi, infatti, Il cimitero di Praga narra delle deliranti ossessioni e delle trame di un antisemita gonfio di odio e, di conseguenza, della realizzazione dei ben noti Protocolli dei Savi Anziani di Sion che vengono sempre utilizzati per giustificare l’odio antisemitico. Il romanzo – sesto di Umberto Eco – attinge pienamente alla storia e, con rigore storico, ci presenta personaggi poco simpatici, insopportabili e luridi, come li ha definiti lo stesso autore. Che si tratti di un romanzo storico che non fa sconti a nessuno, lo dice Umberto Eco in un’intervista rilasciata al giornale Pagine Ebraiche:
Non ci sono vicende più avventurose e più appassionanti di quello che succede nella realtà. Basta saperla osservare, la realtà ci offre spunti ben più avventurosi di tutte le fantasie di cui siamo capaci.
Il cimitero di Praga è un romanzo che incuriosisce e invoglia alla lettura (anche se, lo confesso, alcuni passaggi storici sono un po’ pesanti – come lo erano, per esempio, le discussioni teologiche del processo dell’Inquisizione narrate ne Il nome della rosa) e può essere letto con tutti i sensi. Mi spiego.

A trent’anni esatti dalla pubblicazione del Nome della Rosa, Umberto Eco consegna al pubblico, il 29 ottobre, il suo nuovo romanzo, “Il cimitero di Praga” (ed. Bompiani). Mistero sulla trama, anche se da indiscrezioni si sa che parlerà di un falsario, il Capitano Simonini, in ingaggiato dai servizi segreti di alcuni paesi d’Europa.
La vicenda è ambientata a metà Ottocento e fa riferimento al cimitero dove è sepolto il rabbino Jehuda Low ben Bezalel, che creo’ il Golem. La casa editrice stamperà il libro con una tiratura iniziale di 200-250 mila copie e per la prima volta un libro di Eco sarà tradotto anche in hindi.
Eco racconterà, attraverso lo spunto della vicenda di Simonini, la nascita delle Nazioni moderne.
Uscirà a ottobre un nuovo libro di Umberto Eco. Poche le indiscrezioni a riguardo, ma abbastanza da alimentare un po’ di attesa. Il titolo sarà “Il cimitero di Praga“, e sarà ambientato nell’Ottocento. Non si sa molto nemmeno dei personaggi: di sicuro, si dice, ci saranno spie, sovrani e cospiratori.
Di più non è possibile sapere, ma di certo, non appena tornati dall’estate, le notizie arriveranno puntuali. Sono sei anni che non esce un romanzo di Umberto Eco: l’ultimo, “La misteriosa fiamma della regina Loana”, aveva avuto il plauso della critica e qualche rimbrotto dal parte del pubblico… staremo a vedere.
Il nuovo libro pare avere alcuni punti di contatto con “Il nome della rosa”: l’ambientazione storica, il fatto di essere una spy story… Vedremo se Eco saprà eguagliare lo strepitoso successo di trent’anni fa.
Umberto Eco in una postilla a Il nome della rosa ha affermato che il titolo di un romanzo deve essere quanto più possibile generico e, se volete, fuorviante, sì da rendere la lettura del libro una vera scoperta e una vera esperienza per il lettore che, libero da ogni più piccolo condizionamento e orientamento – titolo compreso –, potrà assaporarne la lettura.
Questo consiglio è tradotto in realtà nel romanzo Raimondo Mirabile, futurista di Graziano Versace (Edizioni XII, 2010). Non abbiamo a che fare, infatti, con un personaggio che appartiene alla corrente del futurismo di Marinetti (anche se di Marinetti si parla nel testo):
“Futurista. È la parola che mi garba, e che mi attrae. Perché io sono da sempre uno che guarda al futuro, uno che vorrebbe leggere tra le pieghe e le righe del tempo a venire”.
Continua a leggere: Graziano Versace scrive il romanzo “Raimondo Mirabile, futurista”

Sarà “La Memoria, svelata.” il baricentro tematico di questa ventitreesima edizione del Salone del libro di Torino, un appuntamento che è ormai diventato, insieme forse al Festivaletteratura di Mantova, il punto di riferimento nazionale degli eventi dedicati al mondo dell’editoria e del libro.
Questa edizione si annuncia molto ricca e succulenta grazie a centinaia di incontri, convegni, presentazioni ed eventi per tutti i gusti: per intenderci, dalla presentazione di Cotto e Mangiato di Benedetta Parodi al ciclo di conferenze sul futuro dell’editoria all’epoca della sua riproducibilità digitale, dalle decine di eventi e laboratori dedicati ai più piccoli alle Lectio Magistralis di alcuni dei protagonisti della scena intellettuale europea, da Tzvetan Todorov a Gustavo Zagrebelsky.
Come al solito insomma, il Salone offrirà al suo numeroso pubblico – i dati dell’anno scorso attestano le presenze sulle 300mila unità circa – una serie praticamente infinita di eventi, tanto che basta sfogliare il programma online per rimanere storditi e indecisi sul da farsi. Dopo il continua trovate qualche personale suggerimento degli eventi da non perdere, o meglio, di quelli che io spero di non perdermi.
Il 25 febbraio 1980, proprio davanti all’uscita del Collège de France, a Parigi, la traiettoria di un misterioso furgoncino bianco incrociò il tragitto del grande critico francese Roland Barthes, provocandogli traumi che, in poco meno di un mese, lo condussero alla morte. Ora, a 30 anni dalla sua scomparsa, la casa editrice Marcos y Marcos gli dedica un numero speciale di Riga, collana monografica della casa editrice milanese.
Il volume, dal titolo Roland Barthes: l’immagine, il visibile, curato da Marco Consolini e Gianfranco Marrone, “traccia una linea di lettura, un punto di vista al tempo stesso preciso e inattuale, inclusivo ed esclusivo: quello dell’immagine, delle immagini, della visualità” e lo fa attraverso una raccolta di scritti di Barthes, alcuni dei quali inediti, arricchiti da importanti testimonianze di Italo Calvino, Umberto Eco e Alberto Arbasino, da saggi di Alain Robbe-Grillet e Susan Sontag e da molti altri contributi.
A Milano, proprio in occasione dell’uscita del volume nelle librerie, che avverrà il 15 marzo, è stato organizzato al Teatro Franco Parenti di via Pier Lombardo, un interessante incontro per ricordare il grande intellettuale francese, un incontro a cui parteciperanno, oltre ai curatori, due ospiti illustri: Alberto Arbasino e Umberto Eco.
a cura di Marco Consolini e Gianfranco Marrone
Roland Barthes, l’immagine, il visibile
Marcos y Marcos
euro 25

Stilare la classifica dei migliori qualcosa del decennio 2000-2009 (i cosiddetti anni zero) è un esercizio che diletta molti giornali in questo periodo.
La redazione di Booksblog, dopo lunghissime consultazioni, ha deciso di proporvi non una classifica ma un elenco, senza gradazioni di merito, dei 20 libri italiani più rilevanti degli ultimi dieci anni. Solite avvertenze del caso: niente di esaustivo né scientificamente ponderato. Ci hanno guidati il cuore e la memoria, che in noi italiani è notoriamente cortissima. Perciò sì, non c’è Tizio che meritava assolutamente di esserci e al suo posto c’è invece Caio, da molti considerato poco più che un pennivendolo. Ogni operazione di questo genere si espone a siffatte critiche, perciò vi invitiamo a proporre la vostra opinione nell’amato spazio commenti. Se voleste anche votare un preferito tra i preferiti, nessuno ve lo impedirà.
Ciò detto, dopo il “continua” inizia il viaggio sulle montagne russe dei 20 libri italiani che, secondo noi, hanno caratterizzato gli “anni zero” e rischiano seriamente di segnare anche gli anni che, da dopodomani, ci pioveranno addosso. Come si dice in questi casi: buona fine e buon inizio!
Molti sono i libri che parlano di libri. Quello di Umberto Eco e di Jean-Claude Carrière, edito da Bompiani, ne traccia un profilo volto al futuro. Il titolo è quanto mai eloquente: Non sperate di liberarvi dei libri.
Nucleo del libro non è l’importanza del libro in sé, ma i concetti di permanenza e durevolezza della memoria che dai libri è veicolata. Quindi, in ultima analisi, è il concetto di cultura. I due studiosi – solleticati dalle domande di Jean-Philippe de Tonnac che ha curato il libro, tracciano una storia del libro ma avendo dinanzi il futuro del libro e della cultura. Umberto Eco, poi, parla di una questione che mi è particolarmente cara: secondo lui il libro attuale, così come lo conosciamo, riassume in sé tutte le perfezioni. Secondo il semiologo, infatti, è solo nel libro cartaceo che mezzo e contenuto coincidono: basta avere un po’ di luce e si può approfittare della cultura che il libro propone. Cosa, questa, che non vale per gli e-book o i libri on-line dal momento che hanno bisogno di supporti diversi (e-reader, computer, elettricità) per essere letti. Sia Eco che Carrière sostengono che se anche gli e-reader dovessero affermarsi, il libro cartaceo non sparirà mai: secondo loro è come la convivenza che c’è tra televisione e radio.
L’idea della convivenza dei due mezzi mi trova particolarmente ben disposto: spesso si legge di posizioni molto nette da parte di sostenitori del cartaceo a discapito dell’elettronico e/o viceversa. Personalmente le vedo come facce di una stessa medaglia.
Jean-Claude Carrière - Umberto Eco
Non sperate di liberarvi dei libri
Bompiani 2009
pagine 274, euro 18,00

Sono passati 80 anni esatti da quando Valentino Bompiani fondò la casa editrice che porta il suo nome, 80 anni segnati da pubblicazioni di grande prestigio, da Alberto Moravia a Umberto Eco, passando per centinaia di autori, classici e non, che formano uno dei cataloghi più ricchi del panorama editoriale nostrano.
Per festeggiare il proprio compleanno la Bompiani sta organizzando una grande festa che, per una decina di giorni, dal 8 al 17 novembre, animerà la vita milanese grazie ad una serie di eventi che promettono di essere molto interessanti: tra incontri con autori, come Andrea De Carlo, Sandro Veronesi e molti altri, proiezioni di film, due omaggi, a Moravia e a Sciascia, e la presentazione del Catalogo Storico della casa editrice, sembra essercene veramente per tutti.
Si parte domenica 8 novembre, alle 21, nella Sala Dino Buzzati della Fondazione Corriere della Sera, con la presentazione dell’ultimo numero di ”Panta”, con interventi di Mario Andreose, Alain Elkann, Giorgio Pressburger ed Elisabetta Sgarbi. La serata si chiuderà con il concerto di Antonio Ballista.
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