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Umberto Eco compie 80 anni. Auguri a un vero maestro

pubblicato da Roberto Russo

Umberto Eco compie 80 anni. Auguri a un vero maestro

Umberto Eco compie oggi ottanta anni. Il “saggista, filosofo, scrittore, accademico, semiologo, linguista, massmediologo e bibliofilo italiano” (per riprendere la voce di Wikipedia) è nato, infatti, il 5 gennaio 1932 ad Alessandria. Gli formuliamo i migliori auguri prendendo in prestito le prime righe de Il nome della rosa, con quella significativa espressione “perché su di essi si eserciti la preghiera della decifrazione”:

mentre canuto senesco come il mondo, nell’attesa di perdermi nell’abisso senza fondo della divinità silenziosa e deserta, partecipando della luce inconversevole delle intelligenze angeliche, trattenuto ormai col mio corpo greve e malato in questa cella del caro monastero di Melk, mi accingo a lasciare su questo vello testimonianza degli eventi mirabili e tremendi a cui in gioventù mi accadde di assistere, ripetendo verbatim quanto vidi e udii, senza azzardarmi a trarne un disegno, come a lasciare a coloro che verranno (se l’Anticristo non li precederà) segni di segni, perché su di essi si eserciti la preghiera della decifrazione.

Di Umberto Eco ho amato soprattutto i romanzi: Il nome della rosa la prima volta l’ho dovuto leggere al liceo e non mi era piaciuto (le letture forzate, si sa, non sono mai l’ideale). Anni dopo l’ho ripreso e mi ha incantato. Ho trovato molto più intrigante Il Pendolo di Foucault (e la sua critica alle case editrici a pagamento o APS - autori a proprie spese – come li chiama Eco) e, di pari passo, Baudolino (gustose le ricette…). La misteriosa fiamma della regina Loana e L’isola del giorno prima mi sono piaciuti un po’ meno, anche se perdersi nelle riflessioni di Eco lungo le pagine è sempre un piacere. Infine, per rimanere ai romanzi, Il cimitero di Praga è stata una lettura molto piacevole. Al di là dei romanzi molto belle, a mio parere, sono le Bustine di Minerva, con i voli pindarici che spesso Eco compie da un argomento all’altro mostrando i sottili legami esistenti tra gli eventi, tanto culturali quanto storici. Profondo e interessante, poi, il suo saggio sulla traduzione dal titolo Dire quasi la stessa cosa. Esperienze di traduzione. Imperdibile e speciale, la sua traduzione degli Esercizi di stile di Raymond Queneau. Non si può, ovviamente, dimenticare il celebre Come si fa una tesi di laurea, che è stato utile per molti di noi.

Il fenomeno Umberto Eco è stato ben analizzato da Michele Cogo nel saggio Fenomenologia di Umberto Eco. Indagine sulle origini di un mito intellettuale contemporaneo, edito da Baskerville (se interessati il testo è disponibile anche come eBook - pdf – , scaricabile gratuitamente dal sito della casa editrice in occasione del compleanno di Eco): una lettura interessante, come abbiamo già avuto modo di sottolineare.

Foto | By Aubrey (Own work) [CC-BY-SA-1.0], via Wikimedia Commons

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Il libro digitale, simbolo del cambiamento o segno dell'apocalisse letteraria?

pubblicato da Sara Rania alias Kitsuné

Frédéric Beigbeder & François Bon

Che il mondo non si divida unicamente tra “apocalittici e integrati” (secondo la sempreverde definizione di Umberto Eco), lo avevamo già capito da tanto tempo, ma ciò non toglie che il fronteggiarsi diretto di due posizioni estreme sia caratteristica ancora presente ai giorni nostri, dove persino l’equazione più giovane=integrato si capovolge. Un esempio eccellente di vis-à-vis calato nella realtà del libro digitale ce lo danno due scrittori contemporanei:

Apocalittico: il “pessimista edonista” Frédéric Beigbeder, classe 1965, accanito oppositore della letteratura digitalizzata, che nel suo “Premier Bilan après l’apocalypse”, non esita a gridare “alla morte del romanzo” che seguirà inevitabilmente quella del supporto cartaceo che lo contiene:

La lettura di un romanzo richiede del tempo, una poltrona e un codice (inteso come oggetto, libro rilegato del quale girare le pagine): provate a leggere A l’ombre des jeunes filles en fleurs cliccando su un iPad e poi ne riparleremo. Coloro che hanno concepito il libro elettronico credono così poco al romanzo che il testo di Proust disponibile on-line è riempito di sviste, refusi ed errori di punteggiatura. E’ evidente che non sia stato riletto da coloro che pretendono estenderne la portata grazie alla digitalizzazione. La sostituzione del libro cartaceo con la lettura sullo schermo farà nascere nuove forme di racconto che saranno, forse, interessanti (interattività, ipertesto, suggestioni sonore e musicali, illustrazioni in 3d, video…) ma non sarà più un romanzo nel senso nel quale lo intendiamo oggi noi lettori ossessionati, bibliofili, obsoleti e fuori moda. Confesso di essere estremamente stupito dell’indifferenza globale nella quale questa apocalisse ha luogo. […]

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Oggi è la Giornata della Scrittura in America, al centro una domanda: Perché si scrive?

pubblicato da Andrea Coccia

perché scrivere, giornata della scrittura, umberto eco, andrea camilleri, shalom auslander, Oggi negli States si celebra la terza Giornata della Scrittura, un appuntamento che quest’anno promuove una serie di eventi e appuntamenti che si concentrano sulla questione più importante che riguarda lo scrivere. Vale a dire: perché? Una domanda sempre più centrale in un mondo che vede aumentare di giorno in giorno, quasi esponenzialmente, il numero di scrittori.

Qualche mese fa una piccola inchiesta di El Pais, riproposta poi da Repubblica, pose la fatidica domanda a moltissimi scrittori e intellettuali di tutto il mondo, ricevendo, ovviamente, risposte di ogni tipo. Dal drastico “Non so fare altro” di Andrea Camilleri, al minimalista “Perché mi piace” di Umberto Eco, fino all’anarchico “Perché non voglio avere un capo” di Javier Marias o all’ironico “Per evitare di uccidere me e/o gli altri. Per ora sta funzionando. Per ora.” di Shalom Auslander.

Queste sono le risposte degli scrittori “professionisti”, quelli cioè che di scrittura ci vivono. Ma questi rappresentano a mala pena lo 0,001% di chi scrive senza farci un soldo, per passione, nel tempo libero o di notte, rivolgendosi a se stesso o a qualche amico. Ed è propio a questo 99,999% di scrittori - che poi siamo noi - che vorrei rivolgere questa domanda.

Che cos’è per voi la scrittura? Che ruolo ha nella vostra vita? A cosa serve? E’ uno sfogo, una necessità, una terapia? O al contrario è un divertimento? Insomma, qual è lo stimolo che vi spinge a scrivere? Rispondete numerosi nei commenti!

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Come si sceglie il titolo per un libro?

pubblicato da Roberto Russo

Come si sceglie il titolo per un libro?

Il titolo, più della copertina, è un elemento fondamentale per il successo di un libro. La copertina può cambiare di edizione in edizione, ma il titolo rimane. Come dire: un titolo – bello o brutto – è per sempre. Come dare, quindi, un buon titolo al proprio romanzo? Come si procede di solito? Si parte da un titolo e si sviluppa la storia? O si scrive la storia e alla fine qualcuno mette un titolo? O, ancora, si aspetta la famigerata ispirazione che suggerirà il titolo perfetto?

Ci sono autori che pare seguano un certo schema. Per esempio, il Premio Nobel Mario Vargas Llosa ha titolato diversi suoi libri nominando due cose: La città e i cani, Pantaleón e le visitatrici, La zia Giulia e lo scribacchino… Altri autori usano diverse metodologie: Andrés Trapiello annota sistematicamente i titoli che gli vengono in mente su un quaderno e ha così tanti titoli che li regala agli amici che glieli chiedono. Bel regalo, non trovate? Ma abbiamo anche casi particolari come lo scrittore argentino Abelardo Arias che usava sempre titoli di tredici lettere: De tales cuales, Polvo y espanto, Álamos talados.

La trattazione che, finora, mi ha più convinto sulla metodologia da seguire per dare un titolo a un libro è quella di Umberto Eco nelle celebri Postille a “Il nome della rosa” pubblicate su Alfabeta n. 49, giugno 1983 e poi riprese in appendice a varie edizioni del romanzo.

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Eco non corre per lo Strega, vende già abbastanza

pubblicato da Andrea Coccia

Eco non corre per lo Strega, vende già abbastanza Passano le stagione e trascorrono gli anni, ma le buone abitudini non passano mai. E dunque eccoci ancora una volta agli inizi di aprile, periodo da sempre molto fervido nel panorama letterario italiano, non tanto per fiere, saloni e festival, quanto per la decisione della griglia dei partecipanti alla nuova edizione del premio Strega 2011, un premio bizzarro e sempre in discussione.

Non volendo entrare nel merito del valzer delle candidature, tra eccellenti penne, scribacchini e imperdibili e rivoluzionari scrittori emergenti, vorrei limitare il raggio di azione di questo piccolo post alle parole di Mario Andreose, direttore letterario Rcs, che per ufficializzare la non partecipazione di Umberto Eco al premio Strega di quest’anno ha saggiamente evitato ogni ingenuità dichiarando che il romanzo di Eco non ha certo bisogno di ulteriore pubblicità, visto che le vendite vanno a gonfie vele.

Finalmente, dunque, tutti coloro che da anni si chiedevano il perché dell’esistenza di un premio letterario il cui scopo non è quello di premiare i libri migliori possono smettere le loro ricerche e i loro sondaggi: il premio Strega esiste per fare pubblicità, per portare quattro o cinque libri all’anno alla ribalta delle spiagge e dei salotti, per elogiarne uno e dare qualche idea regalo a chi non ha più soldi per regalare altro che libri

Via | AdnKronos

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Fenomenologia di Umberto Eco, di Michele Cogo

pubblicato da Roberto Russo

Fenomenologia di Umberto Eco, di Michele CogoPer un mio gusto tutto particolare, se in un libro ci sono schemi, schede e appendici sono le prime cose che guardo. E nel saggio di Michele Cogo dal titolo Fenomenologia di Umberto Eco. Indagine sulle origini di un mito intellettuale contemporaneo, schede e appendici sono veramente illuminanti per la lettura del libro stesso. Troviamo la mappa geografica delle trentasei lauree honoris causa di cui Umberto Eco è insignito (ne ha trentasette, in verità: l’ultima gli è stata conferita nel 2010, ma il libro riporta l’elenco fino al 2009); la lista degli inviti ricevuti da Eco in un determinato periodo (vengono analizzati centouno giorni e si nota che in quel trimestre Eco ha ricevuto centosette inviti provenienti da ogni parte del mondo per parlare di svariati argomenti o scrivere o redigere prefazioni o introdurre o intervenire…). E ancora, l’analisi semantica degli aggettivi (divisi in commenti su Umberto Eco e commenti sui suoi lavori) presenti nei vari articoli che nel corso degli anni parlano di Umberto Eco e riproduzione di articoli di giornali che si sono occupati di lui.

Fenomenologia di Umberto Eco analizza, infatti, duecentoquarantuno articoli pubblicati sulla stampa italiana dal 1958 al 1964 aventi come tema proprio Umberto Eco. L’idea di Michele Cogo – sceneggiatore, scrittore e dottore di ricerca in studi sulla rappresentazione visiva – è stata quella di studiare un po’ l’origine del “mito Eco”, che, ricordiamolo, a soli trentadue anni (nel 1964 appunto) diviene il principale intellettuale italiano, alla pari di Italo Calvino o Pier Paolo Pasolini. Una sorta di teogonia di Umberto Eco che ci fa avvicinare un po’ di più “all’uomo che sapeva troppo, il dotto enciclopedico che ha anticipato l’avvento di Google e Wikipedia”, per usare le parole di Paolo Fabbri nell’introduzione.

Il titolo prende l’avvio da un testo dello stesso Eco (Fenomenologia di Mike Bongiorno – 1961) e, per dirla con l’autore, chiude quasi un cerchio, più volte invocato e utilizzato da vari scrittori e giornalisti italiani. Un saggio che parte dalle origini del mito ma guarda anche all’oggi, con il capitolo finale sull’Umberto Eco contemporaneo. Uno studio interessante e di gradevole lettura che aiuta a capire le diverse sfaccettature di un personaggio così importante quale è il professor Eco.

Michele Cogo
Fenomenologia di Umberto Eco.
Indagine sulle origini di un mito intellettuale contemporaneo

introduzione di Paolo Fabbri
Baskerville, 2010
ISBN 978-88-8000-310-6
pp. 182, euro 22,00

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Il mistero della creazione dei finti profili di Eco e Yehoshua su Facebook

pubblicato da Andrea Coccia

Il mistero della creazione dei finti profili di Eco e Yehoshua su Facebook
Da qualche giorno è online uno di quei profili di Facebook che mai ci aspetterebbe di vedere sul social network più famoso del mondo: sto parlando niente meno che del profilo di Umberto Eco, il Professore, la cui pagina personale su Facebook è stata segnalata oggi dal Fatto Quotidiano.

Ma Umberto Eco non è l’unico scrittore che negli ultimi giorni si è lasciato, almeno apparentemente, tentare dai social network. Stando a quanto afferma infatti il Fatto, nell’ultima settimana pare che sia stato avvistato un’altra pagina “sospetta”, quella di Abraham Yehoshua.

Secondo il Fatto Quotidiano, dietro al mistero dell’apparizione dei finti profili ci sarebbe Tommaso Debenedetti, giornalista famoso per aver inventato e venduto a quotidiani di tutta Italia decine di interviste inventate a grandi scrittori da Philip Roth a John Le Carré, da Herta Muller a Abraham Yehoshua.

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Libri per Natale per chi ama i libri: le strenne

pubblicato da sara

meridiani, libri C’è la Storia del libro e Il libro nella storia. C’è l’imperdibile volume Meridiani sul Libro che vedete in copertina, così come il manuale della ormai famosa ‘Biblioterapia’ o ‘L’Elogio della lettura’ di Michel Petit.

C’è una raccolta dei ‘Libri più assurdi del mondo’, così come le simpatiche ‘Storie per librai’ (che faranno ridere soprattutto chi con i libri ci lavora, è vero). Oppure il ‘Manuale del cacciatore di libri introvabili’ di Berni e i giri per librerie di Oliviero Diliberto con quello che è ormai diventato un piccolo long seller, ‘I libronauti’.

A parlare della forma libri nell’era di Internet sono Umberto Eco (’Non sperate di liberarvi dei libri’) o Paolo di Paolo, col suo ‘Dove siamo stati felici’. Dove siamo stati davvero liberi e felici, se non in un libro? Anche in certi momenti della nostra esistenza, ok. Però: dove siamo stati felici più spesso, se non in un libro?


Libri per Natale per chi ama i libri: le strenne
Libri per Natale per chi ama i libri: le strenneLibri per Natale per chi ama i libri: le strenneLibri per Natale per chi ama i libri: le strenneLibri per Natale per chi ama i libri: le strenneLibri per Natale per chi ama i libri: le strenneLibri per Natale per chi ama i libri: le strenne

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La classifica dei libri più venduti

pubblicato da Juri Testa

La classifica dei libri piÃ�¹ venduti Nonostante tutte le uscite previste per Natale, solo due sono gli esordienti di questa classifica della settimana, e neanche nelle prime posizioni: al quarto posto troviamo “Educare alla vita buona del Vangelo” della Cei (sì, la conferenza episcopale italiana), Paoline editoriale (1 euro e 50) e all’ultimo posto, nonostante le pubblicità imponenti che campeggiano sui giornali (oggi un paginone intero su “Repubblica”) “Solar” di Ian McEwan, la divertente storia di un ex premio nobel della fisica alle prese con ex mogli e centri di sviluppo delle energie alternative.

Tutto il resto è la solita brodaglia rimescolata, anche se c’è da constatare che Giorgio Faletti, con i suoi “Appunti di un venditore di donne“, non riesce a conquistare la vetta della top ten (terzo). In prima posizione, dopo diverse settimane in classifica, c’è Umberto Eco con il suo “Cimitero di Praga“, che si avvia a essere uno dei regali libreschi più gettonati di questo Natale.

Dunque il vecchio (in senso buono, ovviamente) semiologo riesce a superare il bestseller della scorsa settimana, “Se qualcuno mi apre la porta” di Dionigi Tettamanzi, che scende al secondo posto. Ecco riassumendo la classifica dei primi quattro: Eco, Tettamanzi, Faletti, Cei, sacro e profano a posizioni alterne. Ma Camilleri?

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La classifica dei libri più venduti

pubblicato da Juri Testa

La classifica dei libri piÃ�¹ venduti C’è uno scrittore (che scrittore non è, almeno di professione) che sta vincendo la classifica dei panettoni più venduti in questo anticipo di Natale. E’ uno scrittore che riesce a battere Umberto Eco, Andrea Camilleri e Giorgio Faletti. Al primo posto nella classifica di questa settimana, infatti, c’è nientepopodimenoche: Dionigi Tettamanzi, che di lavoro non scrive bestseller.

Con la sua prima posizione (stiamo parlando di “Se qualcuno mi apre la porta. Lettera per la visita alle famiglie”, 60 centesimi) il cardinale (arcivescovo) sembra preparare il terreno all’imminente uscita del nuovo libro di papa Ratzinger, “Luce del mondo“, nelle librerie da questa settimana. Ma si sa, la pubblicistica di stampo cattolico costituisce un posto a sé nel panorama editoriale italiano. Dunque, con tutto il rispetto per il sacro sinodo, partiamo dalla seconda posizione.

Non capita spesso di vedere nove scrittori italiani nelle prime dieci posizioni, eppure è così. Evidentemente la letteratura italiana è in crisi per chi la studia, un po’ meno per il grande pubblico che legge. Ognuno decida da che parte schierarsi. Ma sforniamo finalmente questi nomi.

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