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NaNoWriMo: 3 miliardi di parole e 30 trucchi per scriverle

pubblicato da Andrea Coccia

nanowrimo, mese della scrittura in america, trucchi per scrivere

Finito da nemmeno 48 ore il NaNoWriMo, acronimo impronunciabile che sta per National Novel Writing Month, il mese della scrittura compulsiva negli States, restano sul campo le parole di questa immensa galassia di battaglie, di sfide personali contro la propria pigrizia nello scrivere.

Quest’anno le parole scritte dai battaglieri partecipanti alla manifestazione sono state ben 3.073.176.540, un numero impressionante, che batte di 273 milioni il record dell’anno scorso. Ma dove vanno a finire tutte queste parole? In realtà, a parte coloro che le hanno messe insieme nessun’altro avrà il piacere di leggerle, non è quello lo scopo del NaNoWriMo.

Chissà se però, entro questo calderone di parole ci sarà almeno un libro decente, per non dire un capolavoro. Di sicuro c’è forse una cosa, però. Per una specie di paradosso matematico delle probabilità, non solo è possibile ma è anche praticamente certo che usando un certo numero di quest tre miliardi di parole, si possa comporre qualsiasi capolavoro della letteratura mondiale.

In ogni caso, a parte queste magre consolazioni statistiche, credo che l’unica cosa interessante che sia emersa da questo mese di scrittura compulsiva sia la lista di tips pubblicata da GalleyCat, una piccola guida tra il serio e il faceto che vi consiglio di leggere, per scoprire tutti i trucchetti per arrivare fino in fondo a una prova del genere.

Via | GalleyCat

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Booksblog intervista Dacia Maraini

pubblicato da roberta

dacia maraini foto

In occasione della messa in scena al Teatro India di Roma de “La Borto”, spettacolo di e con Saverio La Ruina, dedicato al delicatissimo tema dell’aborto, la grande scrittrice Dacia Maraini è stata al centro di un dialogo appassionante tra testo e scena curato da Giovanni Greco. S’è parlato di accortezze del linguaggio teatrale. Visto che “il teatro è il luogo dove si incontrano e si scontrano la parola scritta con la parola parlata - ha dichiarato la scrittrice italiana più tradotta nel mondo, che noi di Booksblog abbiamo intervistato.

Scrittrice multipla, di confine, da sempre attenta agli intrecci tra la scrittura narrativa e il teatro in particolar modo legato ai temi femminili, cosa può dire sui percorsi di scrittura?
Che occorre prima di tutto leggere. Tutti leggono poco e la cosa è grave. Se si legge molto, si impara anche a scrivere. Occorre avere una prassi continua, esercitarsi tutti i giorni per crearsi un proprio stile.

Qual è lo “stile” Dacia Maraini?
Il metodo di scavo. Andare in profondità per capire cosa c’è nella nostra memoria, cosa c’è nella nostra coscienza.

Femminista e ribelle con la vocazione per la cultura, chi ha letto i suoi libri sa quanto la composizione familiare cosmopolita e l’amore verso suo padre abbiano influenzato i suoi temi letterari…
Nella mia famiglia c’è un miscuglio molto vario, perché ho avuto una nonna cilena e una inglese, un nonno siciliano e uno svizzero. Sono nata a Fiesole da mamma (Topazia) siciliana e padre (etnologo) per metà inglese e metà fiorentino. Ho vissuto i primi otto anni della mia vita in Giappone, in un tipo di campo Buchenwald perché la mia famiglia era antifascista. Ne siamo usciti vivi per il coraggio di mio padre. Conoscendo la mentalità giapponese decise di applicare la tradizione dello yubikiri, tagliandosi un dito con un ascia e tirandolo ai giapponesi. Un atto di coraggio supremo che voleva dire “tu sei un codardo e io sono più coraggioso di te”. A quel punto ci diedero il latte che ci salvò la vita. Anche se oggi non scrivo del Giappone, sento affetto per quella gente buona e raffinata.

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