
Bellissimo. Anzi direi fantastico. Personalmente amo già il nuovo e-book gratuito del sempre sorprendente Tommaso Labranca. Si tratta di un poemetto in endecasillabi sciolti intitolato Hjärta, cioè “cuore” in svedese.
L’idioma del titolo allude probabilmente alla lingua madre dell’Ikea, nota catena svedese di iper-mercati di mobili e complementi d’arredo - nonché archetipo moderno di alienazione metropolitana - tra le cui asettiche mura si dipana la vicenda intima e malinconica dei due protagonisti di Hjärta.
Hjärta (che potete downloadare gratuitamente qui) costituisce il regalo ferragostano di Tommaso Labranca e può essere letto, stampato e distribuito liberamente (a gratis). Ne esiste anche una versione “fetish” in 40 copie numerata, per il cui reperimento conviene contattare direttamente l’autore.

Il primo instant book post mortem su Michael Jackson è stato realizzato in Cina, come raccontavamo tempo fa. Ora però ne è uscito un altro tutto italiano, e anche d’autore: Michael Jackson, L’uomo nello specchio, di Tommaso Labranca, che con molto piacere ho intervistato per BooksBlog.
Anche se L’uomo nello specchio è un classico instant-book, ho letto che nasce da riflessioni antiche perché lei si è molto interessato a Michael Jackson dal 1979 al 1983. Per curiosità, dal 1984 in poi che è successo?
Si è sempre soggetti ai cambiamenti e lo si è ancora di più quando si è molto giovani. Nel 1983 mi imbattei in un doppio disco con la copertina dalle tinte spente e strane foto grigiastre. Lo acquistai e mi trovai di fronte una musica senza eco, con delle percussioni e delle sonorità diverse da quelle che avevo ascoltato fino ad allora. Era Oil on Canvas dei Japan. In quel momento abbandonai il pop e mi persi in una deriva new wave e postpunk.
Michael Jackson secondo lei ha avuto un’influenza diretta sulla musica italiana?
No, perché nei primi anni Ottanta la musica italiana era contraddistinta da produttori più vicini allo spirito Schlager tedesco. Venivano fuori tempi di marcia mescolati alla melodia italiana, come dimostrano i dischi di Al Bano e Romina, Viola Valentino, Rettore. Ma anche l’Italo Disco (tutte le produzioni di Enrico Ruggeri, per esempio, da Diana Est a Den Harrow) avevano un suono molto distante da quello di Jackson. Battisti e Baglioni si dividevano gli stessi produttori inglesi un po’ troppo roboanti. Forse non avevamo i mezzi per riprodurre in Italia i suoni raggiunti da Quincy Jones. Oggi è diverso e i dischi della Pausini o Ramazzotti suonano esattamente come quelli di Céline Dion.
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L’eroe dei due mari di Giuliano Pavone è un libro che «per ora, voi non potete leggere perché è ancora in forma di dattiloscritto». Lo ha letto però il celebre scrittore Tommaso Labranca (nella foto), che ne è rimasto colpito fino al punto da parlarne sull’ultimo numero di «FilmTv», nella consueta rubrica “Collateral”. Siamo in presenza di un caso rarissimo, se non unico, di un romanzo contemporaneo non ancora pubblicato ma di cui la critica già parla pubblicamente.
«Spero davvero», scrive Labranca, «che qualcuno lo pubblicherà perché il romanzo oltre a essere divertente come una vecchia commedia all’italiana degli anni Settanta, genere di cui Pavone è uno dei massimi esperti, è illuminante se si vogliono capire i recenti risultati elettorali». A quanto pare però L’eroe dei due mari non è un libro politico, né tantomeno storico. Si tratta nientemeno che di un romanzo fanta-calcistico.
«L’eroe del titolo è un celebre e religiosissimo calciatore brasiliano (chissà a chi si ispira…) il quale per sciogliere un voto decide di lasciare la sua squadra milanese e di andare a giocare gratis nel Taranto per un anno. Pavone descrive mirabilmente l’entusiasmo calcistico eccessivo, quasi irritante, di alcuni accidiosi personaggi che si muovono sullo sfondo delle decadenza, delle mollezze e dei veleni italsiderei tarantini. Un atteggiamento che potrebbe essere facilmente pantografato su tutto il Paese».
Foto | Flickr
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