Tutti noi amanti del romanzi di Tolstoj ci siamo sentiti di schierarci, dopo aver letto Anna Karenina, per una delle due principali storie d’amore intorno alle quali gira il romanzo: quella passionale (e nel finale auto-distruttiva) di Anna e Vronskj, e quella pacata, in sordina ma non meno romantica di Levin e Kitty - Kitty gli aveva rifiutato la sua mano perchè infatuata di Vronskj, ma poi Levin riesce a riconquistarla - di cui riporto uno fra i brani più belli.
E’ quello che descrive i sentimenti dell’attesa di Levin alla vigilia del fidanzamento con la ragazza, che gli ha già detto di sì con un gioco cifrato durante una riunione di famiglia, la sera prima. Tolstoj vi trasferisce tutta l’impazienza di ogni innamorato corrisposto che non veda l’ora di baciare l’amata per la prima volta (e in questo caso, di sposarsi, visto che all’epoca fidanzamento e matrimonio erano solo due aspetti dell’unica questione).
Tutta quella notte e la mattina seguente Levin aveva vissuto inconsciamente e si era sentito del tutto fuori della vita materiale. Non aveva mangiato durante il giorno, non aveva dormito per due notti, aveva passato alcune ore, svestito, al gelo, e si sentiva non solo fresco e sano come non mai, ma come staccato completamente dal corpo; si moveva senza alcuno sforzo di muscoli e sentiva di poter fare qualsiasi cosa. Era sicuro che, se fosse stato necessario, sarebbe volato in cielo o avrebbe smosso l’angolo di una casa. Passò il resto del tempo in istrada, guardando continuamente l’ora e voltandosi di qua e di là.
Continua a leggere: Le più belle pagine d'amore. Kitty e Levin (Anna Karenina)
“All’arte…proprio come in guerra, si sacrificano addirittura vite umane: centinaia di migliaia d’uomini si dedicano sin dalla giovane età e per tutta la loro esistenza…a rigirar le frasi nei modi più diversi e a trovare la rima in ogni parola. E tali uomini, spesso molto buoni, intelligenti, adatti a ogni lavoro utile, s’inselvatichiscono in queste occupazioni singolari e stupefacenti e diventano sordi a a tutte le manifestazioni serie della vita, si trasformano in specialisti limitati e pienamente soddisfatti di sé, capaci soltanto di virtuosismi (…)”
Che cos’è l’arte, si chiede Lev Tolstoj alle soglie del Decadentismo? I versi dei poeti si fanno incomprensibili, le pennellate sui quadri impazziscono in un garbuglio di colori, e a lui stesso i nuovi movimenti artistici risultano oscuri. Con molta onestà intellettuale, Tolstoj ammette: “io, uomo educato nella prima metà del secolo, non ho il diritto e non posso condannare l’arte moderna solo perchè non la capisco; posso dire soltanto ch’essa mi risulta incomprensibile”.
E tuttavia, al di là delle nuove forme d’arte, è bene secondo lo scrittore russo interrogarsi su cosa sia in effetti la ‘vera arte’, soprattutto in un momento in cui essa sembra – come il suo intuito coglie chiaramente, ancor prima delle teorizzazioni della cosiddetta industria culturale – diventare qualcosa di furbescamente riproducibile da parte di autori prezzolati, per il solo ’svago’ e il solo ‘piacere’ effimero dei fruitori.
L’idea non è certo originale, lanciata ad ottobre dal blog Samgha e ripresa con molto seguito dall’interessante e graffiante rivista Satisfiction, diretta dal giornalista Gian Paolo Serino, ha ormai raggiunto una certa popolarità ed si è concretizzata in una lunga lista di segnalazioni, libri mai stampati in Italia, o stampati anni fa e ormai dimenticati, dai libri dimenticati dei classici come I diari di Tolstoj, le Bagatelle o Nord di Louis Ferdinand Céline, l’Antologia dello humor nero di Bréton, fino ai contemporanei italiani, come Pontiggia o Del Giudice.
Il discorso mi trova assolutamente d’accordo, convinto come sono che il maggior problema dell’editoria contemporanea, affogata nelle centinaia, migliaia di nuove uscite mensili (spesso inutili), feticci di una letteratura che svapora in poche settimane, sia proprio quello di mantenere il contatto con la storia della letteratura, una storia il cui filo bisogna preservare ogni giorno per non finire sepolti da tonnellate di “attualità” inservibile, rancida fin dal secondo giorno dalla pubblicazione.
Nel mio piccolo avrei una richiesta da fare agli editori, sperando che qualcuno di quelli che possono esaudirmi legga per caso queste righe, si tratta di un libro di Michele Mari, una raccolta di articoli e interventi saggistici intitolata I demoni e la pasta sfoglia, un libro che, stampato nel 2004 dalla Quiritta di Roma, risulta introvabile, così come la casa editrice, svaporata nel silenzio nel 2005.
Michele Mari
I demoni e la pasta sfoglia
Quiritta
Introvabile

Come nota il Guardian, quest’anno i fan di Lev Tolstoj avranno di che essere contenti. Ricorre infatti nel 2010 il centenario della morte dello scrittore e oltre a vari festival letterari e nuove traduzioni delle sue opere, anche il cinema riserva delle novità.
Esce infatti il 15 gennaio negli Usa (ma è già stato presentato in anteprima al Festival di Roma) The last station (qui la locandina pubblicata da cineblog), storia degli ultimi due anni di vita dello scrittore, un anziano idealista che avrebbe voluto rinunciare ai diritti d’autore delle sue opere, entrando così in contrasto con la ‘moglie di ferro’, Sofia.
La donna, come riportano le cronache, gli diede otto figli (lo sposò a quindici anni), e fu la sua prima lettrice, avendo contribuito a riscrivere in bella copia le cinque versioni di Guerra e pace. Sullo schermo, la vedremo impersonata da Helen Mirren.
Continua a leggere: In uscita in Usa 'The last station', un film su Tolstoj

Questa volta BooksBlog propone l’inizio e la fine di un saggio di Romain Rolland, Nobel nel 1915, intitolato Vita di Tolstoj.
Incipit:
La grande anima russa, la cui fiamma si accendeva, or sono cent’anni, sulla terra, è stata, per gli uomini della sua generazione, la luce più pura che abbia illuminato la loro giovinezza. Nel crepuscolo denso di ombre grevi del diciannovesimo secolo che tramontava, ella fu la stella consolatrice il cui sguardo attraeva, placava le nostre anime di adolescenti. Fra tutti coloro - e sono numerosi in Francia - per i quali Tolstoj fu, ben più di un artista amato, un amico, il migliore, e, per molti, il solo amico vero in tutta l’arte europea, io ho voluto recare a questa memoria sacra il mio tributo di riconoscenza e di amore.
Desinit:
Allora bisognerà o distruggere la religione cristiana, senza la quale tuttavia il potere degli Stati non potrebbe mantenersi, o sopprimere l’esercito e rinunciare a ogni impiego della forza, che non è meno necessaria agli Stati. Questa contraddizione è sentita da tutti i governi, tanto dal vostro britannico quanto dal nostro russo; e, per spirito di conservazione, essi perseguitano quelli che la smascherano con più energia che qualsiasi altra attività nemica dello Stato. Noi l’abbiamo veduto in Russia e lo vediamo da quanto pubblica il vostro giornale. I governi sanno bene da qual parte li minacci il pericolo più grave, e non proteggono soltanto in tal modo, con la loro vigilanza, i propri interessi. Essi sanno di combattere per l’essere o il non più essere. (Leone Tolstoj)