L’esecutore di Lars Kepler, appena uscito per Longanesi, dà un altro colpo di spugna a una Svezia che nell’immaginario collettivo, almeno in quello italiano, è sempre stata considerata come civilissima; un miraggio; immune da certe dinamiche. Ed è chiaro che, per molti versi, lo è per davvero. Tuttavia, il ritratto che viene fuori da questo thriller, non è affatto lusinghiero: stando ai dati, la Svezia è l’ottavo paese esportatore di armi.
«Ogni giorno vengono prodotti trentanove milioni di proiettili per diversi tipi di armi. […] le spese militari nel mondo ammontano a 1226 miliardi di dollari all’anno. […] I nove maggiori paesi esportatori di armi convenzioinali nel mondo sono i seguenti: USA, Russia, Gran Bretagna, Germania, Francia, Paesi Bassi, Italia, Svezia e Cina».
Ciò è quanto leggiamo nelle ultimissime pagine del libro e, come si vede, nemmeno noi siamo stinchi di santo. In ogni caso, classifiche a parte, è con questo mondo che l’ispettore Joona Linna, lo abbiamo già conosciuto nell’Ipnotista, dovrà scontrarsi.

“Tre anni dopo, Louis era partito per il college e io sposai Griff. Maledette fate, mi dico adesso. Non abito in una casa gialla, non ho visto l’oceano e Louis non mi ha mai amato per sempre. E la mia Calli, la mia adorata, è scomparsa. Tutto quello che tocco si rovina o svanisce”.
Calli e Petra sono sparite nel bosco. Calli ha sei anni ed è una bambina che non parla. Da tanto, troppo tempo. E suo fratello Ben sa il perchè. E’ stato suo padre Griff, dice. Ed è colpa sua – del suo padre violento, operaio in un gasdotto in Alaska che quando è a casa non fa che combinare guai - se ora Calli è sparita nel bosco e nessuno sa dove sia.
E’ che neanche Griff si trova, e la moglie Antonia lo maledice, per questo. Lo ha sposato per unire le loro solitudini. Lui, col suo rapporto difficile con i genitori. Lei, senza più una madre, e con i fratelli via, che sentiva di essere diventata un peso per il padre. Senza radici: soprattutto dopo che il suo fidanzato, Louis, aveva deciso di andare via. L’aveva mollato lei, perchè lui non aveva scelto di restarle accanto.
Continua a leggere: Il peso del silenzio, di Heather Gudenkauf
Gérard Roero de Cortanze è uno straordinario scrittore e intellettuale per qualità e quantità di interessi: traduce, si occupa di arte, è critico e saggista, scrive libri per ragazzi, di poesie, dirige importanti collane editoriali. In Francia è cosiderato un punto di riferimento assoluto.
Tuttavia, a noi è arrivato poco o nulla. È merito di Grazanti averlo portato in Italia con Il colore della paura, un romanzo avventuroso, con qualche tinta gotica, in un’unica parola: trascinante; per di più scritto con eleganza.
Ha certamente ragione Claudio Magris quando dice, recensendolo sul “Corrire della sera”, che «è l’ indaco il vero protagonista […] un bramoso desiderio che porta alla distruzione e all’autodistruzione». E in queste parole c’è praticamente tutto il protagonista.
Continua a leggere: Il colore della paura, di Gérard Roero di Cortanze
Eccolo qua, uno di quei classici thriller psicologici che sarebbero fatti per essere letti tutti di fila, in una lunga notte, e via. One stand reading. Si tratta del best seller La psichatra, di Wulf Dorn, scritto da uno psichiatra al suo esordio, e subito schizzato in cima alla lista dei libri più letti in tutto il mondo.
Dorn sa scrivere, e la complessa trama del libro inchioda gli occhi allo scorrere delle pagine. Dorn è uno psichiatra, e si sente, nella descrizione delle sindromi dei pazienti che la dottoressa Ellen, la protagonista, incontra sul suo cammino nel proseguire della storia.
Tutto quello che posso dire è che iniziamo a seguire le sue vicende in una mattina stressante, in cui il fidanzato Chris (psichiatra anche lui) è partito per l’Australia con un amico e le ha fatto promettere di occuparsi della donna rinchiusta nella stanza n.9 della clinica in cui lavora.
Ian Rankin è uno scrittore sempre molto attento: alla trama, alla costruzione dei personaggi, all’ambientazione ben documentata e soprattutto a scrivere in modo chiaro, cristallino; infine, riesce sempre a tenere in gran considerazione il lettore che a quel punto non può fare altro che lasciarsi condurre.
Bene, diciamolo subito: nell’ultimo suo libro, Un colpo perfetto, appena uscito come sempre per Longanesi, Ian Rankin è davvero in ottima forma; e non lo dico solo in senso figurato.
Questa volta la storia gravita attorno e dentro al mondo dell’arte. Tre personaggi quanto mai lontani dalla delinquenza decidono di mettere su un colpo alla National Gallery di Edimburgo.
I sette fuochi del tempio, di Daniel Levin, appena uscito per Nord, è un ottimo esempio di come l’eurdizione possa accordarsi pienamente con la letteratura di genere, nel caso specifico si tratta di un thriller avvincente e pieno di azione.
A essere precisi, si tratta di un thriller storico-archeologico con un forte interesse per la religione - direi fondante. Jonathan Marcus è un avvocato americano che ha trascorsco un lungo periodo di studi all’American Accademy di Roma. Ha concluso una tesi su una figura spesso dibattuta: lo storico latino Flavio Giuseppe.
La tesi di Jonathan è molto interessante anche sotto il profilo storico, secondo la quale Flavio Giuseppe non fosse affatto un traditore degli ebrei che, per salvare la propria pelle, si vendette al nemico, Tito, l’imperatore dei romani che avevano distrutto Gerusalemme, a tal punto da diventare una sorta di storico di corte.
Continua a leggere: I sette fuochi del tempio, di Daniel Levin
Il quesito potrà sembrare banale, perchè nasce un po’ da un luogo comune, ovvero che ad esempio ali cuni generi letterari ci piaccia più leggerli in una stagione particolare.
Ad esempio i gialli: in genere per me la stagione estiva per leggerli è l’estate. Però in effetti anche durante le festività natalizie o similia, un bel giallo non guasta. Nel primo caso è perchè si tratta di un genere più leggero, secondo me, adatto nel momento in cui il neurone viene lasciato vagare libero, e ho bisogno di qualcosa di meno impegnativo.
Però è anche vero che l’estate mi ispira la lettura di ‘mattoni’ (vedi: libri di robusta corporatura, non per forza impegnativi, in effetti). Quindi nella mia personale classifica l’estate è tempo di gialli e mattoni. E voi? C’è un genere che vi attira di più, in estate, o non siete soggetti a questa ’stagionalità’?
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Un thriller che è un perfetto gioco d’incastri, scritto come un’inchiesta giornalistica di prim’ordine, con un investigatore di mezza età, il mitico Harry Bosch, in piena crisi sentimentale.
Insomma, se volete passare tre piacevoli ore sotto l’ombrellone direi che Lame di luce è una possibilità. Io non ne sono rimasta delusa, nonostante l’autore sia uno sforna best seller, questo è uno dei suoi titoli che si beve d’un fiato, senza intoppi, e soprattutto piacevole perchè si sente la mano da ex giornalista di cronaca nera, quale è Connelly, nella ricostruzione di fatti.
Bosch vuole infatti occuparsi, ormai in pensione, di un cold case: della morte di Angela Benton, una giovane senza grilli per la testa, che lavorava per la società di produzione di un film, uccisa anni prima. Bosch si trova a riparlare del caso con uno dei poliziotti che se ne occupò, e rimasto paralizzato dopo una sparatoria.
Continua a leggere: Un thriller sotto l'ombrellone: Lame di luce, di Michael Connelly
Nel settimo giorno, del settimo mese del 777 la moglie di un tagliapetre partorisce il suo settimo figlio; il padre, in preda al terrore e alla superstizione, lo uccide; ma la donna partorisce un altro figlio: Octavus.
Octavus viene accolto all’abbazia di Vectis, Isola di Wight, dove ci si accorge che Octavus non è del tutto normale, forse una forma di autismo, ad ogni modo dimostra di possedere una strana capacità di scrivere. Nessuno gli aveva mai insegnato nulla. Non scrive con senso logico e coerente. Scrive solo nomi e date, date di nascita e di morte. L’abbate fonda segretamente L’Ordine dei Nomi.
Octavus cresce e, dato che sa del suo strordinario potere, l’abbate lo fa accoppiare con delle suore le quali gli daranno solo figli maschi che gli somiglieranno tutti: capelli rossi, occhi chiari e pelle diafana. Tutti con lo stesso stupefacente potere.

Cosa vi è capitato di fare, di fuori dell’ordinario, amore di un libro? Gesti inconsueti, tipici degli innamorati, compiuti in piena coerenza con la vostra passione.
Come ad esempio, quindicenni, passare dal pianto alla soddisfazione più totale, quella volta che avete dovuto saltare un concerto e l’occasione vi è servita per scoprire Natalia Ginzburg.
O quella volta che, fatte le ore piccole il sabato precedente, la domenica mattina avete tentato di emanciparvi dal dormiveglia per la voglia pazzesca di continuare la lettura di Shantaram interrotta il giorno prima.
Infine, narra la vulgata che ci siano thriller che vanno finiti nel giro di poche ore, e se nel frattempo c’è una cena di mezzo c’è chi si fa venire i crampi di nervoso per la fretta di tornare alla scena clou. A voi cosa è capitato?
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