
“Sulla porta c’era la targa d’ottone d’obbligo, con la scritta Sezione Q. Solo che la porta era smontata e appoggiata ai tubi del riscaldamento…Difficile evitare il paragone con un ospedale dell’Europa dell’Est. … In quella parte del sotterraneo non c’era gente, nè luce del sole, nè aria; nulla che potesse allontanare la somiglianza con l’Arcipelago Gulag”.
Però, simpatici questi danesi, viene da pensare dopo aver letto La donna in gabbia di Jussi Adler-Olsen. La frase non è dettata dalla mia vena sadica: non è molto simpatico, ammettiamolo, rimanere rinchiusi in un antro illuminato giorno e notte mentre una voce ci promette di liberarci solo se sapremo capire perché dobbiamo stare lì a scontare questa pena, come succede alla parlamentare Merete Lynngaard.
Piuttosto, stupisce piacevolmente la vena fannullona dei ligi investigatori nordici, che siamo abituati a considerare molto più ligi al dovere e pieni di scrupoli rispetto a quelli mediterranei. E invece no: se si dà spazio ai loro pensieri, emergono anche in loro progetti statali accettati per “grattare” qualche finanziamento in più, o voglia di esercitarsi nella nobile arte del sudoku invece di stare a rispolverare casi chiusi da anni.
Immaginiamo che qualcuno si metta in testa di uccidere Fidel Castro. Cosa accadrebbe? D’accordo, la risposta più facile, più immediata è che, come primissima conseguenza, cadrebbe il comunismo a Cuba.
Ma, in seconda battuta, ciò che accadrebbe sarebbe un esodo di milioni di cubani verso l’America, più precisamente diretti in Florida, e lo farebbero a bordo di canotti e scialuppe improvvisate.
A quel punto immaginiamo che gli americani dovrebbero respingerli e farebbero una pessima figura sul piano internazionale, con ricadute sul valore del dollaro. Ammettiamo che comunque riescano ad arrivare in Florida. Cosa accadrebbe? Sarebbe un danno per il sistema sanitario, per il turismo eccetera.
Non è facile tornare al lavoro per il giornalista Henning Juul, dopo l’incendio in cui ha perso il figlio Jonas. Capita di rovesciare la foto sulla scrivania in cui erano ancora insieme, lui Nora, e Jonas, implorando quei volti di non sorridere.
Lui, da mesi, non sorride più, e probabilmente anche se lo facesse nessuno se ne accorgerebbe, visto che ha il volto ancora deturpato dalle ustioni, tanto da dover rifare la foto sul badge. Ma le vere ferite del reporter, come ci racconta nel suo bel thriller Morte apparente, l’autore norvegese Thoman Enger, sono quelle che ha nella psiche.
Che gli fanno sognare il volto del suo bambino che si polverizza, o che gli fanno ancora avere l’impulso di abbracciare la sua ex moglie, Nora, quando la incontra alla sua prima conferenza da re-integrato. Peccato fra l’altro che il collega scelto dal suo capo per seguire il suo nuovo caso sia proprio il nuovo uomo di Nora.
Continua a leggere: Un thriller per l’estate: Morte apparente, di Thomas Enger
I recensori della testata tedesca Bild lo hanno incoronato “nuovo Stephen King”, e con questo The cleaner, pubblicato dall’ottima Elliott, il neozelandese Paul Cleave promette di sbancare anche presso il pubblico italiano, dopo aver venduto oltre mezzo milione di copie in tutto il mondo.
Riuscire a parlarvi del libro senza incorrere nel rischio di svelarvi troppo non è facile: sappiate che fin dalle prime pagine vi trovate a seguire il feroce humour nero di un serial killer - che nella vita è addetto alle pulizie presso il dipartimento di polizia- che è un autentico nerd, uno stile “letto a una pizza, piccola tv e videoregistratore e mobili…di quelli venduti in scatole con le istruzioni di montaggio in sei lingue diverse”.
Con la sua anonima valigetta, il nostro Joe compie quindi i suoi efferati assassini che intervallano una routine sconcertante nella sua banalità, con tanto di madre rompiscatole (“Non c’è da stupirsi che papà sia morto. Il fortunato bastardo. Sembra che la sua unica ragione di vita sia parlare. E lamentarsi”) e pesci rossi come unici amici. Nella valigetta conserva anche ritagli di giornale, anche se si annoia a leggerli ( (“perchè leggere le notizie, quando sono io a crearle”?)
Continua a leggere: Un thriller per l'estate: The cleaner, di Paul Cleave
James Patterson, molto semplicemente lo scrittore più letto al mondo, inaugura una nuova serie: Private, di cui è uscito il primo volume per Longanesi.
Jack Morgan è un reduce di guerra, che in Afghanistan si salva per miracolo, grazie all’intervento di un commilitone; e ha un padre che dire che è un poco di buono è fargli davvero un favore.
Ma un favore, mentre è ancora rinchiuso in carcere a scontare una pena lunga una vita, e appena prima di lasciare questo mondo, al figlio lo fa: gli lascia una quantità abnorme di denaro, un fratello scavezzacollo di cui occuparsi e, per l’appunto, la Private, l’agenzia investigativa più affidabile del pianeta. E, di fatto, ha uffici in mezzo mondo.
Continua a leggere: Private, di James Patterson & Maxine Paetro
Lei avrà un Momento Zero, signor White. Lei morirà. Oh, mi creda, sarà il giorno più bello di tutta la sua vita. Sarà rigenerante. Sembrerà tutto vero, tutto reale. ..Ci occuperemo di ogni dettaglio, anche di quello apparentemente più insignificante. Perchè morire è una faccenda di dettagli, signor White. E’ questione di particolari.
Gli elementi per piacermi, dalla trama, c’erano tutti: un poliziotto-serial killer romano, Paolo Assi, che mi ricordava vagamente l’omonimo protagonista della serie Dexter; una suggestiva traccia con eco nell’attualità (l’idea che alcuni personaggi famosi del passato abbiano messo in scena la loro morte per sparire); la componente del “giallo” di un misterioso incidente (quello in cui anni prima era morta la sorellina di Paolo Assi).
Ed è stato così questo che Momento zero, di Luca di Persio, mi ha fatto una piacevole compagnia durante un paio di week end sotto l’ombrellone. Di Persio, esordiente italiano, ci imbastisce infatti sotto gli occhi una divertente variante all’italiana di un intricato complotto internazionale.
Continua a leggere: Thriller per l'estate. Momento zero, di Luca di Persio
Ha tutti gli ingredienti per diventare un best seller da leggere sotto l’ombrellone questo Il gioco degli occhi, psychothriller tedesco di Sebastian Fitzek pubblicato per i tipi Elliot, casa editrice di cui ho sempre apprezzato l’attenzione alla narrativa di qualità e ai buoni esordienti (e di cui continuo a consigliare lo splendido Mia madre è un fiume).
Il gioco degli occhi del titolo non si riferisce al movimento d’intesa dello sguardo, ma purtroppo proprio alla malsana abitudine di un oscuro serial killer di collezionare gli occhi delle proprie vittime.
Omicidi di tipo “familiare”, se così si può definirli, visto che l’assassino uccide la madre e ne nasconde il figlioletto, che il padre ha 48 ore per ritrovare, pena l’omicidio dello stesso. Omicidio particolarmente orribile, visto che il bimbo viene ritrovato senza un occhietto.
Continua a leggere: Thriller per l'estate. Il gioco degli occhi, di Sebastian Fitzek
Il Codice di Atlantide, libro di esordio di Charles Brokaw, appena uscito per editrice Nord, è un trhiller con un ritmo velocissimo, al punto che sembra di cadere a precipizio nella storia; è soprattutto una storia di avventura ma intrisa di Storia, quella con la S maiuscola, ma il vero protagonista è il potere.
Quando Thomas Lourds, insigne linguista, studioso di lingue antiche, era stato spinto dalla sua università ad andare ad Alessandria d’Egitto per partecipare a una trasmissione della BBC, non si aspettava nessuna delle seguenti cose, nell’ordine:
1. conoscere una bellissima ragazza come Lalsie, 2. avere tra le mani una campana di ceramica vecchia di migliaia di anni, sconosciuta alla società scientifica, con una serie di iscrizioni in una lingua che non ha mai incontrato nella sua lunga carriera e, 3. rischiare la vita a cominciare dal momento in cui ha messo gli occhi su quella stessa campana.
Continua a leggere: Il Codice di Atlantide, di Charles Brokaw
Si chiama Sissel-Jo Gazan e nei paesi scandinavi è considerata più che una promessa del giallo. Arriva anche in Italia Le piume dei dinosauri, edito da Sperling & Kupfer, che in Danimarca e altri paesi nordici ha riscosso un ottimo successo di pubblico.
Si tratta di un’interessante storia che ruota attorno al mondo accademico scientifico, e lo scontro che vi si svolge all’interno sulla teoria dell’origine degli uccelli: una controversia attorno alla quale si dibatte dai tempi di Darwin.
Da una parte, la teoria che vede gli uccelli come gruppo omogeneo, dall’altra parte invece la teoria che, dopo il ritrovamento del Archaeopteryx lithographica, un fossile scoperto in Baviera nel 1861, sostiene che uccelli siano discendenti dei dinosauri; anzi, sono molte le scoperte che negli ultimi decenni contribuiscono a favorire questa teoria secondo la quale gli uccelli sono «i dinosauri di oggi». E la chiave di ogni risposta (e nuovi interrogativi) è nel piumaggio.
Continua a leggere: Le piume dei dinosauri, di Sissel-Jo Gazan
L’esecutore di Lars Kepler, appena uscito per Longanesi, dà un altro colpo di spugna a una Svezia che nell’immaginario collettivo, almeno in quello italiano, è sempre stata considerata come civilissima; un miraggio; immune da certe dinamiche. Ed è chiaro che, per molti versi, lo è per davvero. Tuttavia, il ritratto che viene fuori da questo thriller, non è affatto lusinghiero: stando ai dati, la Svezia è l’ottavo paese esportatore di armi.
«Ogni giorno vengono prodotti trentanove milioni di proiettili per diversi tipi di armi. […] le spese militari nel mondo ammontano a 1226 miliardi di dollari all’anno. […] I nove maggiori paesi esportatori di armi convenzioinali nel mondo sono i seguenti: USA, Russia, Gran Bretagna, Germania, Francia, Paesi Bassi, Italia, Svezia e Cina».
Ciò è quanto leggiamo nelle ultimissime pagine del libro e, come si vede, nemmeno noi siamo stinchi di santo. In ogni caso, classifiche a parte, è con questo mondo che l’ispettore Joona Linna, lo abbiamo già conosciuto nell’Ipnotista, dovrà scontrarsi.