E anche Sandokan di Emilio Salgari si trasforma in un fumetto. Ultimamente sono molti i libri che vengono riproposti a fumetti, ma questo ha un posto speciale nel mio cuore. Il Sandokan televisivo, infatti, è uno dei personaggi che più ho amato da bambina ed è uno dei pochi che mi sia rimasto indelebilmente impresso nella memoria.
E perchè, comunque, Salgari fu uno degli autori italiani che più seppe far sognare generazioni di lettori, “immergendoli” in splendide avventure ambientate in luoghi esotici e misteriosi che mai, prima di allora, avrebbero potuto immaginare. Scrisse un’ottantina di romanzi e un’infinità di racconti, ed ebbe grande successo di pubblico. Molti dei suoi romanzi hanno avuto celebri trasposizioni cinematografiche, da Le Tigri di Mompracem a Sandokan alla riscossa a Il Corsaro Nero e moltissime altre. Tra queste, l’indimenticabile sceneggiato (allora le serie TV si chiamavano così) in cui Sandokan era interpretato da uno strepitoso Kabir Bedi (vedi foto), nei cui occhi “annegarono” schiere di bambine, mamme e nonne.
Non è la prima volta che viene realizzata una versione a fumetti di Sandokan (c’è stata, ad esempio, quella di Hugo Pratt, realizzata nel 1971 e pubblicata solo di recente). Ma quella che vogliamo segnalare oggi, di prossima pubblicazione (Tespi Editore) è realizzata in collaborazione con l’Associazione Nazionale Salgariana… e ci aspettiamo, quindi, un lavoro di ottima fattura. Nel primo numero della serie…
Cambiare punto di vista per leggere la stessa storia: questo è l’esperimento – ben riuscito, devo dire – di ArcasacrA, il primo fumetto palindromo nonché primo numero della collana Malacarne della casa editrice Tespi (marchio Nicola Pesce). Gli autori – Alex Crippa ed Emanuele Boccanfuso – narrano una storia di immigrazione, sfruttamento, prostituzione, redenzione se si vuole. Protagonisti sono donne immigrate, sfruttatori, protettori, suore. C’è molto sesso, molta violenza, molti soldi, molta umanità. La storia è avvincente (anche se non per tutti gli stomaci), a volte un po’ surreale (i dialoghi tra suor Anna e Gesù in croce sono alquanto imbarazzanti… ma poi è Gesù che le parla o lei che si immagina tutto?), la realtà è dura.
Un testo molto ben curato sia nella storia in sé che nelle tavole che rappresentano in maniera realistica paesaggi, edifici (riproposti in foto in II e III di copertina) e personaggi (unico errore, se così vogliamo chiamarlo, è quello della corona del rosario al collo delle suore… ma tutti immaginano le suore con la corona del rosario al collo, cosa che non corrisponde alla realtà, in quanto la corona sta al lato e al collo hanno, semmai, un crocifisso appeso ad una normale collana).
Una graphic novel consigliata agli amanti del genere e ai cultori dell’enigmistica. Su Comicsblog potete vedere alcune tavole di ArcasacrA. Ovviamente, come ogni palindromo che si rispetti, il fumetto va letto in entrambi i sensi per poterlo apprezzare pienamente.
Alex Crippa - Emanuele Boccanfuso
Arcasacra
Nicola Pesce Editore (Gruppo Tespi), 2009
pp. 80, euro 10,00
Alle sett’albe di Fabio Centamore è una raccolta di racconti ambientati in un non precisato futuro e in luoghi vari che non sono questa terra. Ma non solo. Alle sett’albe si può anche leggere come un unico romanzo che ha diversi punti di vista sulla nostra terra e, soprattutto, sulla nostra dimensione di essere umani. Il titolo può essere ben compreso alla luce dell’ultimo racconto che così inizia:
– Mi aiuti Dottore, sono l’uomo più disperato del mondo.
Raniero Frediani, medico condotto da ormai sedici anni, si trasformò in una statua di sale per lo stupore. Era ormai sua consolidata abitudine alzarsi prestissimo, “alle sett’albe” dicevano i suoi vecchi zii. Gli piaceva proprio venire ad aprire lo studio di prima mattina
Quindi, se si vuole, una traduzione pratica del detto popolare Il mattino ha l’oro in bocca. Ma, scavando più a fondo, l’ultimo racconto può essere anche una chiave di lettura per tutti gli altri sette racconti che, in un certo qual senso, raccontano di sette albe, di sette inizi, di sette situazioni diverse per guardare gli altri e se stessi da punti di vista sempre nuovi e diversi, perché, come leggiamo in quarta di copertina “tutto cambia, tutto si trasforma e nulla rimane uguale a se stesso. Troppe forme di vita, troppe incognite. Come non impazzire davanti ad una simile vastità”.
Continua a leggere: Alle sett'albe di Fabio Centamore: racconti da un imprecisato futuro