2:46: Aftershocks. Stories from the Japan Earthquake è un libro che parla del terremoto giapponese. Un libro che narra del sisma dall’interno, visto che raccoglie le testimonianze di quanti hanno vissuto quei tragici momenti in prima persona. Il libro nasce da un semplice tweet e, grazie all’hashtag #quakebook, è cresciuto rapidamente permettendo, così, di raccogliere testimonianze di prima mano e molto variegate tra loro, come testi, disegni, foto, testimonianze.
Il libro – che ha come autore “The quakebook community” e come editore Our Man In Abiko – ha visto la luce in appena quattro settimane e, oltre ai testi inviati da quanti stavano vivendo il dramma, contiene un testo di Yoko Ono e lavori creati appositamente per il libro da autori come William Gibson, Barry Eisler e Jake Adelstein. Essendo, poi, un libro che nasce dalla rete e per mezzo della rete trova nel digitale il suo naturale sbocco: 2:46: Aftershocks è, infatti, un eBook ed è in vendita su Amazon. Il ricavato sarà interamente devoluto alla Croce Rossa Giapponese.
La raccolta pone in evidenza un particolare degno di nota, a mio modo di vedere: da un lato sfrutta la velocità e l’immediatezza di Twitter e della rete in genere, dall’altro paga pesantemente le carenze di connssione dovute al blocco dell’erogazione dell’energia a seguito del terremoto. La rete, così, mostra indiscutibilmente un limite: quasi un terremoto nel terremoto che, oltre a sconquassare la vita fisica, mette a dura prova anche quella relazionale dei netizens, come scrive Takanori Hayao da Osaka:
Non mi è stato possibile continuare a scrivere perché la batteria del mio computer era morta. Solo dopo il mio arrivo a Osaka ho potuto acquistare un adattatore. Sì, siamo stati evacuati.
Principalmente su Twitter e poi anche su altri social network bibliotecari e studenti giapponesi stanno postando foto delle biblioteche dissestate dopo il terremoto. Quelle che sono state raggiunte dallo tsunami sono andate perse completamente; quelle che hanno subito “solo” il terremoto necessitano di essere rimesse in ordine. Quando i libri saranno sistemati – com’è ovvio si procede per priorità – allora i libri (e le biblioteche) avranno da raccontare un’altra storia, oltre a quella che portano stampata sulle pagine.
Quando vado in biblioteca non posso fare a meno di pensare alla storia dei libri ivi presenti: non tanto alla storia editoriale, ma al percorso che hanno fatto i libri per giungere in quello specifico scaffale di quella determinata biblioteca. Sui libri di alcune biblioteche, in terza di copertina c’è una scheda che segnala i nomi e le date del prestito: le leggo sempre e quasi mai conosco chi ha preso in prestito quel libro. Trovo, però, che sia qualcosa di tremendamente affascinante: quasi essere inseriti in una storia più grande e di cui si è, in qualche modo, tasselli.
Risistemare i libri è un po’ come mettere a posto il mondo.
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Ci sono anche Licia Troisi e Paola Boni tra le moltissime firme che, con i loro racconti o le loro illustrazioni, riempiono il sito Autori per il Giappone. L’idea è semplice e, come per tutte le cose semplice, ha successo. Il meccanismo è semplice: da un lato si leggono storie, dall’altro si è invitati a cliccare sul banner di Save the Children presente in ogni pagina e fare una donazione per sostenere le attività benefiche dedicate ai bambini e alle famiglie giapponesi colpite dalla recente catastrofe. Leggiamo sul sito:
In questo sito troverete le parole, in forma di racconto, di poesia, o di anticipazione da romanzi inediti, di autori fra loro diversissimi. Scrittori che hanno già alle spalle molti libri e fan writers, grandi firme e persone che scrivono per puro divertimento. Siamo tutti insieme, in ordine alfabetico […] Siamo diversi – così come sono diverse le storie, non tutte legate a quanto è avvenuto l’11 marzo – ma abbiamo qualcosa in comune: il desiderio di usare le parole per dare un aiuto al Giappone. Altri lo hanno fatto, in altri paesi. Vogliamo farlo anche noi.
Si tratta di belle storie (alcune iniziano ad essere tradotte anche in giapponese) non solo di autori famosi come la Troisi (che ha scritto W) e la Boni (con il racconto Megami) ma anche di altri autori meno noti, alcuni che abbiamo conosciuto anche qui su Booksblog (come, per esempio, Simone Maria Navarra presente con La fine del vento e Luigi Milani con Una telefonata dal futuro) e altri, almeno per lo scrivente, totalmente sconosciuti. Ma tutti insieme per mandare un pensiero felice (e un sostegno concreto) al Giappone. Fateci un salto, se volete: una buona lettura (intesa sia come intrigante che come “buona azione”) è sempre qualcosa di positivo.
Una storia in cambio di un dono: anche un centesimo può fare la differenza. Sempre.

Il terremoto in Giappone, con il maremoto e l’allarme nucleare ha lasciato – e continua a lasciare – tutti sgomenti. Da un lato abbiamo la forza della natura, dall’altro la dignità del popolo giapponese, sempre composto anche dinanzi ad immani tragedie. Secondo alcuni questa forza stoica è testimoniata (e, forse, nutrita) anche nella letteratura che in diverse occasioni ha cercato di esorcizzare i demoni nucleari o sismici.
Spesso, gli autori giapponesi usano il cataclisma globale, indipendentemente dalla natura del disastro, come sfondo e le famiglie vengono rappresentate sempre in piedi, quasi una sorta di concretizzazione della tradizione teatrale nipponica. Uno spirito – quello letterario giapponese – che cerca di ricreare la morte, il suicidio e il disastro sempre a porte chiude: un giapponese può anche essere molto triste, ma difficilmente esprimerà pubblicamente il proprio dolore.
Haruki Murakami, per esempio, lo ha fatto nell’architettura della sua antologia di racconti After the quake: una catarsi del terremoto di Kobe del 1995. Altri autori hanno scritto sul disastro in generale, come Jun’ichirō Tanizaki, Banana Yoshimoto (tra le scrittrici giapponesi più note) e Yōko Ogawa. Sul dolore e la perdita segnaliamo il celeberrimo Kitchen di Banana Yoshimoto, con la sua narrazione delicata e, al contempo, implacabile. Da non dimenticare nemmeno l’opera di Yasunari Kawabata (primo scrittore giapponese a vincere il Nobel nel 1968) che trattava l’angoscia della morte dinanzi alla solitudine.
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