Libri Come, festa del libro e della lettura (a Roma presso l’auditorium Parco della musica dall’1 al 10 aprile), vuole distinguersi dagli eventi soliti sull’editoria proponendo un punto di vista nuovo. Il “come” del libro, appunto, cioè il lavoro che c’è dietro: dal metodo di lavoro dello scrittore a quello delle tante figure che ruotano attorno all’editoria. Per fare questo per dieci giorni si organizzano incontri, conversazioni, tavole rotonde e, da quest’anno, anche laboratori con professionisti del settore su argomenti quali editing, promozione, talent scouting e molto altro. Agli scrittori viene chiesto di raccontare il loro modo di lavorare, di svelare cioè ai lettori i segreti del mestiere. Ieri sera sul palco è salito Ascanio Celestini, regalando a tutti i presenti novanta minuti circa di poesia, divertimento, stupore e costernazione.
In che modo nascono le storie di Celestini? La risposta è semplice e infatti, quasi sempre, la semplicità è la forma in cui si palesa la genialità. Il nucleo dei suoi racconti lo trae chiacchierando con le persone che incontra, perché “le interviste, dice, sono l’unico modo che abbiamo oggi di restituire tempo all’oralità.” Lo spettacolo si apre con la registrazione audio di una donna che racconta della sua giovinezza trascorsa come bambinaia in una famiglia e, in particolare, delle due ore di libertà che aveva e che trascorreva camminando per un’ora in linea retta in una direzione e per il restante tempo nella direzione opposta per tornare a casa. Dai ricordi di questa signora Celestini ha costruito un racconto sull’alienazione degli operai in fabbrica che all’ora di pranzo, visti da uno di loro che preferisce uscire per un’ora piuttosto che mangiare, appaiono come scimmie in gabbia intente a mangiare banane.
La poesia arriva quando meno te l’aspetti e, infatti, nella seconda registrazione c’è quest’uomo che parla della prima volta che è stato al mare con la madre per andare a trovare la sorella in colonia. Dice che per lui il mare non aveva colore, perché non sapeva ancora distinguerli i colori, ma poi quando torna con la scuola in gita e li ha imparati, capisce quello del mare. Da questo episodio si sviluppa una delle storie de La pecora nera, diventata anche una scena del film omonimo presentato a Venezia.
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“La sua mente vagava spesso, negli ultimi tempi. Non accadeva solo con Lilly ma con tutti i pazienti. Aveva l’impressione che non facessero altro che ripetere all’infinito le stesse storie…la chiave non era mai nella storia, o per lo meno non in quella che continuavano a ripetere. Era da cercare piuttosto nelle varianti di quei racconti, nei piccoli dettagli che cambiavano ogni volta…Su cosa il paziente non stava dicendo la verità”.
Eccolo qui, il secondo corposo romanzo di Brunonia Barry, ambientato sempre a Salem, la ‘città delle streghe’ dove le donne continuano ancora l’antica arte di leggere il pizzo.
Zee, psicanalista, è tormentata dai sensi di colpa per non essere stata in casa la mattina in cui la madre Maureen si è suicidata. Zee che ha in cura una paziente, Lilly, che le rivela delle inquietudini simili a quelle di Maureen, e che prima di morire la lascia con un’unica domanda: “Perchè lei, dottoressa, non crede nel vero amore?”
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E’ stato per qualche tempo in cima alla top ten dei libri più venduti anche in Italia, e noi di Booksblog ne avevamo letto i primi capitoli in anteprima. E’ curioso quindi riprendere in mano, a freddo, questo ‘best seller annunciato’, che alla sua uscita aveva il fascino dei libri che hanno successo ’solo grazie al passaparola’ (espressione molto di moda, nel mondo editoriale, per fare pubblicità a un testo) e poi è sparito dalle classifiche.
Towner non vuole più leggere il futuro nel pizzo (a questo si riferisce il titolo) da quando vi ha scoperto la morte - poi avvenuta - della sorella Lindley. Dopo l’evento Towner ha passato un lungo periodo sottoposta a cure psichiatriche, e ha optato per andare via, ricominciare la vita in California. Ma il ricordo di Lindley è ancora vivo, e la verità sul suo suicidio ancora lontana, dopo tanti anni. E Towner scoprirà che è una verità che ha condizionato tutta la sua vita, e che niente è mai stato ciò che le è apparso fino ad allora.
A Salem (dove Brunonia Barry attualmente vive con il marito e il loro golden retriever) infatti, esistono ancora le streghe, ovvero delle donne spesso senza uomini accanto a loro. Grazie a tutti questi ingredienti, e a una scrittura piacevole, il libro, corposo, si lascia leggere volentieri. Suggestiva ad esempio l’idea delle arti ‘da strega’ delle protagoniste che si introducono nella loro quotidianità di persone dei nostri tempi. E anche l’idea della lotta solidale delle donne per la loro autonomia e libertà (la madre di Towner accoglie ragazze maltrattate), in conflitto con il rigore maniacale dei calvinisti che occupano parte dell’isola e sono dichiaratamente in lotta con le ’streghe’.